RESIDENCE GRAZIOLI – LA PASCALE ORA CONVIVE ‘UFFICIALMENTE’ COL CAV, NOZZE PIÙ VICINE (PORTERA’ IN DOTE I 10 MILIONI DI RISARCIMENTO RICHIESTI A SERVIZIO PUBICO E ALLA BONEV?)

Filippo Ceccarelli per "La Repubblica"

Per la gloria sfolgorante del gossip, Francesca Pascale ha richiesto ieri a Servizio Pubblico e alla Bonev dieci milioni di risarcimento, che non sono pochi, e con la concisa solennità che richiedeva l'annuncio ha poi anche spostato la sua residenza a Palazzo Grazioli, via del Plebiscito, civico 102.

L'ultimo domicilio conosciuto della ragazza era in verità piuttosto periferico, in fondo alla Cassia, un appartamentino acquistato per 470 mila euro dalla berlusconiana «Immobiliare Dueville srl» insieme ad un altro quartierino, sempre con vista sulla piscina del comprensorio, ma lievemente più caro e comunque affidato a un'ulteriore graziosa amica del Cavaliere.

Fatto sta che da oggi, come si è potuto leggere su composti dispacci di agenzia, Silvio e Francesca sono «ufficialmente conviventi ». La necessitata ambiguità della formula dice abbastanza sulla circostanza, parecchio sulla temperie, ma qualcosina anche sulle inedite difficoltà che incontrano gli osservatori. I più diligenti dei quali, da qualche giorno, hanno preso addirittura a compulsare sul Tempo una rubrichina che s'intitola «Casa Dudù» e che dietro lo schermo canino appare molto ben informata su menu, servitù, rivalità femminili e altre bisbigliatissime o immaginarie cortigianerie.

Quella di ieri dava conto di rinnovati scavi sul controverso passato della fidanzatina di Berlusconi: «E' venuta la tv, mi hanno chiesto se è vero che ti piacciono le gattine e se c'è comunque qualcosa di compromettente sul tuo passato che mi va di raccontare. Ma che succede?». E' ovvio che tra qualche mese tutto ciò sarà dimenticato, ma all'indomani della conversione della loquacissima bulgara Dragomira questa delle «gattine» acquista un allegro rilievo che ripaga di tanti sforzi.

Ma è su quel promettente «che succede?» che occorre semmai tenersi stretti, come dinanzi a un'implicita rivelazione. Perché dopo aver schiavardato con l'indispensabile complicità della senatrice Mariarosaria Rossi l'intera catena di comando e di disonesto profitto che dai fagiolini agli ospiti invadenti vigeva a palazzo, Francesca Pascale, già Miss Passepartout e a suo tempo anche vincitrice morale di Miss Grand Prix (le soffiarono la fascia, denunciò l'organizzatore e andò a piantare una grana in tv dalla D'Eusanio), insomma, la Pascale potrebbe presto coronare il suo sogno, come si dice troppo spesso in politica e in tv, e quindi sposare di slancio il suo non ancora 78enne Silvione che, seppure comandato ai servizi sociali, in primavera potrebbe aver finalmente ottenuto il divorzio.

Sugli sviluppi nuziali, così come sugli equilibri ereditari, la vendita di villa La Certosa o l'effettiva rinascita di Forza Italia, è giusto mantenersi cauti. Oltre al romantico processo che giocoforza si va a imbastire sugli orientamenti amorosi dei soggetti coinvolti, sarà interessante capire se, come già anticipato da un giulivo Emilio Fede, la promessa sposa è davvero pronta a rinunciare, completamente, per purezza d'amore, all'immane patrimonio berlusconiano.

Ma intanto ieri il presidente dei deputati del Pdl Brunetta ha emesso un comunicato, con uno scatto d'inventiva autodesignatosi «anarchico e situazionista», in cui tra varie incombenze antisantoriane («OccupySantoro») ha auspicato di ristabilire sull'offesa figura di Francesca Pascale nientemeno che «la verità». E qui - la verità! ah, la verità - si mette punto e a capo.
Forse - e brevemente - perché la verità non è più quella ultima su cui poggiava il potere di un tempo. Oggi il gossip produce piuttosto verità penultime, cioè instabili, retrattili, transitorie, occasionali, vedi la rapidità con cui s'aggrovigliano dichiarazioni, negazioni, sottrazioni, confessioni, ritrattazioni, per non dire equivoci e frantendimenti che nessun processo e nessun programma tv riuscirà realmente a districare.

«Tutto il lavoro di contrasto tra gossip e politica ne dissimula in realtà la vicinanza» si legge in E la carne si fece verbo. Discorso sul libertinaggio politico nell'Italia del nouveau régimea cura di Ciro Tarantino (Quodlibet, 2012). I due campi si invadono con le stesse relazioni e gli stessi codici. Di questo statuto, che è anche redditizio e tecnologico, Francesca Pascale sembra il prodotto più evoluto che la solitudine di Silvio Berlusconi possa ormai reperire a via del Plebiscito 102.

 

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