pd partito democratico

IL PD È MORTO - I SONDAGGI PIÙ OTTIMISTI LO DANNO SOTTO AL 15% E I DIRIGENTI CONTINUANO A FARE QUELLO CHE SANNO FARE MEGLIO: LITIGARE - CIRCOLA L’IPOTESI DI CAMBIARE NOME IN “MOVIMENTO DEMOCRATICO EUROPEO” - LA SPOCCHIA DEI BIG CHE, PUR DI NON AMMETTERE IL DISASTRO, GRIDANO AL COMPLOTTO: “I FISCHI DI GENOVA ERANO PILOTATI” (CIAO CORE)

1 - IL PD AI MINIMI ADESSO PENSA DI CAMBIARE ANCHE IL NOME

Carlo Bertini per “la Stampa”

 

RENZI CALENDA

«La casa brucia, bisogna accelerare sul congresso e magari pensare a un cambio di nome». È uno dei dirigenti del Nazareno a metterla giù così e sono in molti fuori e dentro la sede del Pd a considerare il logo nato nel 2007 e quel progetto di partito un' esperienza per tante ragioni forse esaurita.

 

Dopo Carlo Calenda, uno dei primi a uscire allo scoperto sul rinnovo dalle fondamenta è stato Matteo Richetti: in luglio, dalle colonne di questo giornale caldeggiava di «superare il Pd con una nuova forza aperta»: proponendo una rigenerazione totale, con cambio di nome e simbolo al partito.

 

Crollo del consenso

RICHETTI RENZI

Tema già caldo dunque prima dei fischi di Genova ai big del Pd, ma che a maggior ragione ora si porrà come estremo tentativo di uscire dall' angolo per un partito in crollo verticale di popolarità. Il Tempo addirittura cita sondaggi riservati che circolerebbero nelle chat dei parlamentari con un Pd crollato dal 18 al 12-15%.

 

Un nuovo brand - Movimento Democratico europeo è una delle idee che va per la maggiore - potrebbe dunque essere testato magari come lista alle elezioni per il rinnovo del parlamento di Bruxelles. Certo, non tutti sono disposti ad archiviare dopo il logo («Il Pd deve cambiare tutto tranne il nome», sentenzia Gianni Cuperlo) ma il bisogno di un radicale ripensamento è sul tavolo: la renziana Alessia Morani ha lanciato in luglio un sondaggio su Facebook, «Cosa ne pensate di un "Movimento Democratico Europeo"?», su una forza che coinvolga liberali e socialisti e garantisce che questo Mde raccoglie un discreto successo.

renzi e benetton

 

E fa effetto sentir dire che «bisogna uscire dall' edificio e costruirne un altro» da un esponente molto vicino a Walter Veltroni, che del Pd fu il fondatore e il primo leader dopo la celebre convention del Lingotto nel 2007.

 

«Serve un atto rivoluzionario di rifondazione - ha scritto il parlamentare Roberto Morassut su Democratica.com - una costituente larga che faccia entrare pezzi di società civile, si trasformi in un movimento vasto e di grande respiro». Il nome? Movimento Democratico, propone Morassut. Ma saranno esperti di comunicazione a dire la loro su un eventuale nome e simbolo che abbia un minimo di appeal.

 

Una svolta come la Bolognina

ELISABETTA GUALMINI

Giorni fa si è pronunciata anche la politologa bolognese Elisabetta Gualmini, vicepresidente del consiglio regionale dell' Emilia Romagna. Proponendo una sorta di «nuova Bolognina», quella «svolta» che vide il cambio di nome del Pci ad opera di Achille Occhetto.

 

«Il Pd deve cambiare pelle e volto al più presto», ha spiegato a Luca Telese su La Verità.

Sostenendo che si dovrebbe collaudare questo cambiamento profondo alle regionali 2019 in Emilia Romagna. Con una postilla interessante: forse nel nuovo nome ci dovrebbe essere «un moderno riferimento all' idea del socialismo». Ragionamenti che in parte, confida la professoressa, sarebbero condivisi dal governatore della regione Stefano Bonaccini.

sandro gozi

 

Quindi anche sul cambio di nome il Pd è pronto a dividersi, come sempre. Oltre Calenda che ha proposto un «Fronte repubblicano» contro «il sovranismo anarcoide», ci sono gli europeisti, come Sandro Gozi, che propugnano un' alleanza con Macron alle Europee. E poi c' è il neo-segretario Martina, che certo non gradisce qualunque progetto per cambiare nome al partito proprio alla vigilia del congresso e di nuove tornate elettorali.

 

Dalle parti di Renzi negano che la Leopolda di ottobre "Ritorno al futuro" servirà a lanciare una nuova formazione di stampo macroniano. «Tutti però sono consapevoli che il marchio Pd ora non tira - ammettono gli uomini dell' ex leader - e c' è un' esigenza largamente avvertita di dare nuova fisionomia al partito in vista delle Europee e del congresso. Smontando magari nome al Pd e pensando a un' altra forma».

 

2 - LO PSICODRAMMA DEM DOPO I FISCHI AI FUNERALI

Laura Cesaretti per “il Giornale”

 

CAPORETTO PD PARTITO DEMOCRATICO

A cinque mesi dal fatidico giorno del voto, i fischi di Genova svegliano il Pd dal suo torpore post-elettorale. La prima linea di difesa è stata quella della claque: «I fischi? Erano pilotati».

 

Ma che si tratti di una linea fragile iniziano a dirlo in diversi: «Una claque organizzata? Beh, no: questo è il sentimento popolare. In questa fase storica siamo percepiti come responsabili di tutto», dice fuori dai denti Stefano Esposito.

 

E può anche essere vero, come denuncia Matteo Orfini, che chi ha governato fino a marzo sia ora oggetto di una campagna di «menzogne» da parte di chi «alimenta un clima di violenza inaccettabile, rilanciando accuse false che diventano virali», sui soldi dei Benetton ai Dem o su presunti favori ai poteri forti.

Funerali - applausi a Di Maio e Salvini, fischi agli esponenti PD genova

 

Ma «piangersi addosso è inutile», incalza Esposito. Bisogna prendere atto che «c' è una parte consistente del paese che vuole sentirsi dire le cose che dicono Salvini o Di Maio. E a loro non interessa che siano giuste o no». E da lì «attrezzarsi per combattere».

 

Riconoscendo anche i propri errori: l' ex sindaco Pd di Genova, ad esempio, ricorda che il ritardo nella costruzione della Gronda dipende anche da chi, nel centrosinistra fece «la scelta politica di non scontrarsi con una parte di città contraria».

 

L' ex ministro Calenda denuncia la paralisi dell' opposizione: «Continuiamo ad opporci individualmente, senza costruire e coordinare un' azione politica ampia: è la più grave responsabilità del Pd, in questo momento».

maurizio martina assemblea pd

 

Mentre il partito «è ancora fermo a renziani contro antirenziani. In pubblico. In privato si accordano per vegetare». Gli obietta su Twitter un simpatizzante dem: «Renzi ha fatto cose buone e altre meno, ma i fatti dicono che deve lasciare, per il bene del centrosinistra. Tutti lo pensano ma nessuno lo dice?», Calenda replica con una punta di ironia: «Teoricamente l' avrebbe detto anche lui lasciando la segreteria. Teoricamente».

 

ASSEMBLEA NAZIONALE PD

Il loop in cui è bloccato il Pd è ben sintetizzato nello scambio: c' è una sorta di finta pax interna attorno al neo-segretario Martina, in attesa di un congresso mai fissato e che nessuno sembra voler davvero fare, anche per mancanza di candidati forti da contrapporre all' unico che si è messo in pista, ossia Nicola Zingaretti. E c' è un ex segretario e premier che, nonostante le dimissioni, non abbandona la prima linea.

A mancare, per il momento, è la politica.

 

THE END PD

Così sui social raccoglie molti consensi il j' accuse di una dirigente renziana, Cristiana Alicata: «Se il Pd ha ricevuto fischi è perché ha governato e viene riconosciuto come potere. Sì anche la Lega ha governato, ma loro sono più bravi ad essere uno di noi».

E conclude: «La sinistra ritrovi la sincerità: non ne ha più, per questo non è più credibile. Non sono loro che vincono, siamo noi che perdiamo».

 

Intanto rompe il silenzio l' ex premier Paolo Gentiloni, invitando la politica a «non reagire alla tragedia dando spettacolo di divisione». E aggiunge: «A tutti spetta il compito di unire le forze disponibili, mettendosi al lavoro per Genova. A dare il buon esempio dovrebbe essere il governo, che purtroppo invece contribuisce a un clima di rissosa confusione».

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