IL PD DI ELLY È OSTAGGIO DEL “PACIFISMO” DI CONTE – ALLA CAMERA I DEM SI SPACCANO DI NUOVO SULLA DIFESA: LA RISOLUZIONE MEDIATA DA SCHLEIN CON M5S E AVS SCATENA LA RIVOLTA DELL’ALA RIFORMISTA. SOLO UN “FAVORE” DELLA MAGGIORANZA EVITA CHE LA FRATTURA EMERGA PUBBLICAMENTE: NON È STATA MESSA AI VOTI, IN QUANTO PRECLUSA DA QUELLA DEL CENTRODESTRA – IL RIFORMISTA LORENZO GUERINI: “LA RISOLUZIONE NON SI VOTA, MA SE SI FOSSE VOTATO, NON L’AVREI SOSTENUTA” – IL TESTO ERA UNA VITTORIA TOTALE DI CONTE: NO AL 5% DEL PIL PER LA NATO, NO ALLA “CORSA AL RIARMO”, E TUTTO IL SOLITO PIPPONE DEL “PACIFISMO” PENTASTELLATO
UE: RISOLUZIONE NON SI VOTA E PD EVITA FRATTURA, CONTE 'TESTO MIA VITTORIA? NON E' UNA GARA'
(Adnkronos) - Una spaccatura già scritta nei voti in Parlamento. Ed invece il regolamento della Camera è intervenuto ad evitare di mettere nero su bianco la frattura nel Pd. La risoluzione di Pd-M5S-Avs sulle comunicazioni del ministro Giancarlo Giorgetti non è stata infatti messa ai voti, in quanto preclusa. Il dato politico, però, resta.
"La risoluzione non si vota. Se si fosse votato, comunque non l'avrei sostenuta. Il testo resta non condivisibile", mette agli atti Lorenzo Guerini. Ieri sera l'area riformista dem, quando il testo della risoluzione è stato diffuso, aveva già manifestato la contrarietà. "La notte porti consiglio", l'auspicio. Ma non c'è stata alcuna modifica al testo depositato questa mattina.
Elly Schlein e Giuseppe Conte3
Piena soddisfazione di 5 Stelle e Avs. Per la segreteria Schlein, parla il responsabile Esteri Peppe Provenzano che sulla risoluzione unitaria la mette così: "Abbiamo presentato una risoluzione sullo scostamento che abbiamo costruito con altre forze di opposizione e che contiene le posizioni già più volte espresse e formulazioni che abbiamo già votato in mozioni unitarie recentemente con tutte le forze di opposizione della nostra alleanza".
Quindi il no al 5% del Pil per la Nato, il no "alla corsa al riarmo dei singoli Stati mentre sosteniamo la necessità di costruire una vera difesa europea. Sono le nostre battaglie di tutti questi mesi", argomenta Provenzano. In aula alla Camera interviene Giuseppe Conte nelle dichiarazioni di voto. "Il progetto progressista -dice il leader M5S- significa una vera alternativa alla politica del riarmo che state perseguendo.
Il Movimento 5 Stelle oggi, insieme alle altre forze che sono in questo lato di questo emiciclo, dice convintamente no a riarmo. E' un no che esprime una visione completamente alternativa". I cronisti fermano Conte fuori dall'aula. La risoluzione è una sua vittoria? "Nessuna vittoria. Qui si parla di politica. Non è una gara", risponde il leader 5 Stelle. Avs intantop rimarca il proprio apporto alla sintesi raggiunta nel documento. "Noi di Avs -dice Nicola Fratoianni- abbiamo contribuito da protagonisti a scrivere la risoluzione parlamentare unitaria" che "abbiamo voluto fortemente". Un testo "giusto e chiaro che dice una cosa semplice: se vogliono uno scostamento, usino i fondi esclusivamente per obiettivi legati ai problemi veri dei cittadini. Non un euro per le spese militari".
Il centrodestra apre al Safe e fissa lo 0,9% del Pil per la Difesa. Il «no al riarmo» divide il Pd
Estratto dell’articolo di Luca Graziani per www.open.online
La coalizione che rischiava di dividersi, pur con qualche difficoltà, trova una formula comune. Quella che stavolta voleva presentarsi unita arriva invece all’appuntamento con l’Aula sull’orlo di una nuova crisi interna al suo maggiore azionista.
giancarlo giorgetti alla camera foto lapresse.
Le risoluzioni sulle comunicazioni alle camere, oggi 5 agosto, del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti per l’attivazione della clausola nazionale di salvaguardia regalano due istantanee: il centrodestra alla fine riesce a ricomporre lo scontro tra la Lega e gli altri alleati sul programma europeo Safe; Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra concordano un testo contro le spese militari, scatenando le proteste tra i dem.
[…] La risoluzione della maggioranza […] mette nero su bianco anche i numeri. Il governo viene impegnato ad avviare la procedura europea per le spese «volte a rafforzare la resilienza del sistema energetico e la sicurezza del relativo approvvigionamento, nei limiti complessivi dello 0,6% del Pil nel periodo di riferimento». Per quelle «in materia di difesa, anche relative agli investimenti», il tetto viene invece fissato allo 0,9% del Pil. Ma è sul passaggio successivo che si consuma l’ultima trattativa nel centrodestra.
[…] Sul fronte opposto, la notte non ha «portato consiglio». La risoluzione di Pd, M5s e Avs, letta da Open e depositata in mattinata alla Camera, conserva integralmente i passaggi che ieri, in serata, avevano provocato la rivolta dei riformisti dem.
Elly Schlein e Giuseppe Conte2
Nel dispositivo, i tre partiti chiedono al governo di presentare una relazione che indichi «la misura e la durata dell’eventuale deviazione», garantendo però che sia «esclusivamente indirizzata al contrasto della povertà assoluta, al finanziamento della sanità pubblica, al sostegno delle famiglie e delle imprese colpite dalla crisi energetica e alla diminuzione della dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili».
La conclusione non lascia margini: l’esecutivo deve escludere «che le risorse disponibili siano destinate a impegni di spesa militare», la stessa formulazione anticipata nella bozza. È però nelle premesse, e non nella parte che impegna direttamente il governo, che si trova il passaggio più contestato.
La risoluzione considera «necessario riconsiderare radicalmente gli impegni di spesa assunti in sede Nato» e «scongiurare ulteriori aumenti delle spese per i sistemi di armamento che insistono sul bilancio dello Stato».
Il testo chiede inoltre di «superare il piano di riarmo degli eserciti nazionali privo di coordinamento», indicando come alternativa la «costruzione di una vera difesa comune europea». Nessun riferimento, invece, al Safe, sul quale M5s e Avs sono contrari mentre nel Partito democratico c’è apertura.
[…] In solitaria, con le proprie risoluzioni, vanno invece Azione, Italia Viva, Futuro Nazionale e +Europa. Il partito di Carlo Calenda chiede di attivare la clausola di salvaguardia per finanziare il raggiungimento degli obiettivi Nato e la linea Safe da 14,9 miliardi destinata al potenziamento dell’industria della difesa.
Impegna inoltre il governo a presentare entro 60 giorni un piano che non si limiti a conteggiare come militari spese già esistenti per avvicinarsi solo formalmente ai target Nato, ma preveda investimenti capaci di aumentare concretamente la capacità operativa delle Forze armate, superando «l’attuale finzione della riclassificazione contabile». Italia Viva chiede invece di utilizzare la clausola per sostenere famiglie e imprese contro il caro energia e apre al Safe per «promuovere investimenti volti a favorire l’innovazione tecnologica, la filiera italiana e l’occupazione», purché ciò non «si ripercuota negativamente» sul finanziamento del welfare e dei servizi ai cittadini.
[…] La sintesi raggiunta dopo ore di trattative tra i capigruppo del centrosinistra ha soddisfatto il Movimento 5 Stelle, ma non tutte le correnti che affollano il Partito democratico.
I riformisti hanno subito fatto sapere di aver appreso il contenuto della risoluzione dalle agenzie di stampa, definendo il documento «non condivisibile». «Non sappiamo se sia questo il testo definitivo. Vedremo se la notte porterà consiglio perché quello che si legge non è un testo condivisibile», era stato il messaggio fatto filtrare in serata dalla minoranza dem. Anche dall’area che fa riferimento a Stefano Bonaccini era arrivato un avvertimento: «Così non è accettabile».
Nel Pd, in un primo momento, si è provato a sostenere che il documento diffuso fosse ancora versione preliminare e che il lavoro proseguisse anche nel tentativo di coinvolgere Italia Viva (che alla fine non ha comunque sottoscritto il testo). Da M5s e Avs, però, anche questa mattina la risposta è stata netta: «Il testo è quello e non cambia», hanno assicurato a Open. Lo stesso Giuseppe Conte, poche ore dopo il pranzo con Elly Schlein organizzato per ricucire le tensioni nel campo largo, aveva mostrato sorpresa: «Abbiamo una bozza che pensavo fosse condivisa. Ora leggo che i riformisti dicono che non è condivisa». Per l’ex presidente del Consiglio, il punto resta comunque fermo: «Lo scostamento, se va fatto, è per le urgenze dei cittadini».
meme sul pranzo schlein, conte, bonelli e fratoianni by carli
Alla fine, però, lo show-down con i riformisti non ci sarà. In Aula va al voto soltanto la risoluzione della maggioranza: tutti gli altri documenti – quelli presentati da Pd-M5s-Avs, Azione, Italia Viva, +Europa e Futuro nazionale – vengono dichiarati preclusi. Un epilogo che non placa gli animi tra i dem: «Se la risoluzione si fosse votata, comunque non l’avrei sostenuta», puntualizza Lorenzo Guerini, interpellato a margine in Transatlantico, «il testo resta non condivisibile»,







