renzi urne

IL PD RISCHIA AI BALLOTTAGGI E IL DUCETTO SI DEFILA – I GRILLINI, ESCLUSI, VOTERANNO IN MASSA CONTRO I CANDIDATI DEM – IN BILICO GENOVA, LA SPEZIA E MEZZA TOSCANA: AREE DOVE IL PCI RACCOGLIEVA IL 55% - CONTRO RENZI VOTERA’ ANCHE MDP 

 

1. PISTOIA SARA’ LA LINEA DEL PIAVE DEL NAZARENO

Marcello Sorgi per la Stampa

 

Circolano sondaggi sui possibili risultati del voto di domenica non proprio incoraggianti per il Pd. La tendenza sarebbe quella manifestatasi al primo turno, più favorevole al centrodestra, che potrebbe espugnare Genova e La Spezia. Soprattutto la perdita della prima, sempre rimasta al centrosinistra anche quando la Regione aveva un' amministrazione di segno opposto, sarebbe un duro colpo per il partito di Renzi, una sconfitta simbolica come fu l' anno scorso la perdita di Torino.

crivello bucci genovacrivello bucci genova

 

Inoltre, a Genova il centrosinistra è unito, diversamente dalle regionali in cui si divise lasciando spazio alla vittoria dell' attuale governatore Toti, oggi il maggior teorico, anche a costo di dissentire dall' ex-Cavaliere, dell' accordo tra la destra moderata di Forza Italia e quella sovranista-populista di Salvini e Meloni.

 

Forse è anche per questo che Berlusconi, pur scettico sull' alleanza con Lega e Fratelli d' Italia dopo la rottura dell' anno scorso sulle candidature per il Campidoglio romano, è riapparso ieri sera a Porta a Porta», per dare il suo contributo (farà anche dei comizi nelle città in cui si vota) e eventualmente mettere un suggello all' imprevista, anche se ventilata, vittoria di domenica.

 

tomasi bertinelli pistoiatomasi bertinelli pistoia

Ma la vera linea del Piave dei ballottaggi, nelle stanze del Nazareno, è stabilita a Pistoia. Se dovesse passare di mano anche una delle più solide roccaforti rosse, dove il Pci raccoglieva il 55 per cento dei voti e governava con maggioranze bulgare, il quadro delle amministrative prenderebbe un segno diverso, e la ricomposizione dell' alleanza dei vari tronconi del centrosinistra, di cui si sta discutendo in questi giorni, grazie anche all' impegno personale di Romano Prodi, diventerebbe assai più difficile di quanto già non sembri, dopo lo scontro sulla Consip al Senato tra Pd e bersaniani.

 

A parte la difficoltà di reggere il risultato negativo subito dopo la riconferma a leader nelle primarie, per Renzi si aprirebbe di nuovo il problema di un aggiustamento di strategia, e, forse, di un ripensamento sulla legge elettorale modello tedesco frettolosamente archiviata dopo l' assalto dei franchi tiratori alla Camera.

 

peracchini manfredini la speziaperacchini manfredini la spezia

Con il Consultellum, infatti, il Pd è praticamente costretto ad andare al voto in coalizione con le formazioni che stanno alla propria sinistra, che lo hanno scelto come avversario numero uno, tutte o in parte. Idem dicasi per il centrodestra e per l' ex-Cavaliere, che alla sola idea di sedersi a tavola con Salvini si fa venire il mal di pancia. Così che Renzi e Berlusconi, o ritrovano l' accordo, o sono condannati a fare politiche in cui non credono.

 

 

2. MATTEO SENTE ARIA DI SCONFITTA E NON FA CAMPAGNA ELETTORALE

Elisa Calessi per Libero Quotidiano

 

Matteo Renzi non ha in agenda iniziative a fianco dei candidati del Pd che corrono per i ballottaggi di domenica. Ed è probabile che la scelta non cambierà, proprio per evitare di dare un valore nazionale al turno elettorale. La ragione è semplice: nessun esito è prevedibile, tutte le sfide sono apertissime.

 

Giusi Nicolini Matteo RenziGiusi Nicolini Matteo Renzi

Secondo gli ultimi sondaggi fatti fare dal Pd,il grosso dei ballottaggi si gioca sul filo. In molti casi addirittura non è stato possibile azzardare una previsione, essendo la situazione, come si dice in gergo, too close to call: ovvero gli sfidanti sono così vicini che è statisticamente impossibile assegnare a uno o all’altro un vantaggio. Il principale effetto di questo quadro così in bilico è che gli elettori grillini, saranno l’ago della bilancia.

 

Quelli che al primo turno hanno votato un candidato del M5S (esclusi da quasi tutti i ballottaggi) potrebbero decidere, con il loro voto, chi far vincere. Per questo, nel Pd, si spera che se ne stiano a casa. O che vadano al mare. La chiusura delle scuole e il bel tempo fanno sperare in questo. Ma non è detto che tutti gli elettori grillini restino a casa. Se non lo facessero, nel Pd si dà per scontato come finirebbe: «Come hanno fatto le altre volte, voteranno il candidato che non è del Pd», giusto per fare perdere il principale avversario.

BEPPE GRILLO E IL PDBEPPE GRILLO E IL PD

 

I ballottaggi che preoccupano di più Renzi sono quelli di Genova e di Lucca. Ma anche La Spezia e, per la Toscana, Pistoia e Carrara. «Il risultato simbolico, quello che deciderà il bilancio finale, si giocherà tra Liguria e Toscana», si dice al Nazareno. Se Renzi tace, non lo fa, invece, Romano Prodi che ieri ha telefonato al candidato dem di Genova, Gianni Crivelli, dando pubblicità di questo colloquio di sostegno.

 

E non è stata, ieri, l’unica iniziativa presa dal Professore, sempre più attivo politicamente. A margine della consegna di un premio, che si è tenuto alla Bologna Business School, ha avuto un lungo colloquio - anch’esso reso pubblico - con il ministro Carlo Calenda, che molti danno in procinto di creare un soggetto di centro. Un incontro «lungo, proficuo e piacevole» , riferiscono nell’entourage del Professore, durante il quale si è parlato di politica nazionale, economia, situazione internazionale, cooperazione.

 

prodi pensionatoprodi pensionato

È un altro passo di Prodi verso la costruzione di una possibile coalizione di centrosinistra. Un disegno che, però, vede Renzi e molti dei suoi scettici. L’esito dei ballottaggi sarà un altro passaggio importante anche in questo senso: se andranno bene, il segretario dem potrà continuare nella linea Pd-centrica. Diversamente, la spinta verso la coalizione sarà rafforza

Ultimi Dagoreport

davide vecchi salvini

FLASH! L'ADDIO DELLA RAVETTO ALLA LEGA SCOPERCHIA IL GRAN CASINO NEL NUOVO STAFF COMUNICAZIONE DEL PARTITO! SALVINI HA VOLUTO AFFIDARE I GRUPPI PARLAMENTARI A DAVIDE VECCHI, (CHE DA GIORNALISTA DEL "FATTO QUOTIDIANO", LO PERCULAVA) E NEL GIRO DI POCHI MESI DUE DIPENDENTI SE NE SONO GIA' ANDATI "PER IL BRUTTO CLIMA". PARE CHE VECCHI PIACCIA SOLO A SALVINI E ALLA FAMIGLIA VERDINI - TRA LE RAGIONI DELL'ADDIO ALLA LEGA DELLA RAVETTO CI SAREBBE ANCHE LA DIFFICOLTÀ AD ACCEDERE ALLE TRASMISSIONI TV, L'UNICA COSA CHE VERAMENTE LE STAVA A CUORE...

 
 
fabio rampelli giorgia arianna meloni

DAGOREPORT: FRATELLI DEL KAOS - IL DISGREGAMENTO DI FRATELLI D’ITALIA, DOPO TRE ANNI DI MELONISMO SENZA LIMITISMO, SI AVVICINA SEMPRE PIÙ ALLA SOGLIA DELL’IMPLOSIONE - AL ROSARIO DI FAIDE ALLA FIAMMA, ORA SI AGGIUNGE UN’ALTRA ROGNA DI NOME FABIO RAMPELLI, FONDATORE NELLE GROTTE DI COLLE OPPIO DELLA SEZIONE “I GABBIANI”, CHE AGLI INIZI DEGLI ANNI ‘90 HA SVEZZATO, TRA CANTI DEL CORNO E ANELLI MAGICI, L’ALLORA QUINDICENNE GIORGIA CON LA SORELLINA ARIANNA, FAZZOLARI, MOLLICONE, GIULI, LOLLOBRIGIDA, ROSSI, SCALFAROTTO E MOLTI ALTRI CAPOCCIONI OGGI AL POTERE – MITO RINNEGATO DI MELONI, CHE HA PREFERITO CIRCONDARSI DI YES-MEN, RAMPELLI OGGI SI AUTOCANDIDA A SCENDERE IN CAMPO NELLA PRIMAVERA DEL ’27 CONTRO IL BIS CAPITOLINO DI ROBERTINO GUALTIERI - E ORA CHE FARANNO ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI E VIA DELLA SCROFA CHE LO VEDONO COME IL FUMO NEGLI OCCHI? CONTINUERANNO A SBATTERE LA PORTA IN FACCIA AL LORO EX IDEOLOGO DI COLLE OPPIO? 

vladimir putin colpo di stato soldati militari.

DAGOREPORT – ORA PUTIN È DAVVERO TERRORIZZATO: PIÙ CHE I DRONI UCRAINI CHE BUCANO LE DIFESE AEREE OGNI GIORNO, A TORMENTARE IL CAPOCCIONE DEL “MACELLAIO RUSSO” (COPYRIGHT BIDEN) È UN POSSIBILE COLPO DI STATO – QUESTA VOLTA A INSORGERE NON SAREBBE UN GRUPPO DI SCALMANATI MERCENARI COME LA WAGNER GUIDATA DA PRIGOZHIN, MA L’ESERCITO. I COLONNELLI GLI RINFACCIANO L’UMILIAZIONE SUBITA IN UCRAINA (AVEVA PROMESSO DI CONQUISTARE KIEV IN TRE SETTIMANE, È IMPANTANATO DA 4 ANNI), E LUI REPLICA DANDO LA COLPA AI SOLDATI – L’OCCASIONE PERFETTA PER UN GOLPETTO? POTREBBE ESSERE DIETRO L’ANGOLO. DOMANI “MAD VLAD” PARTE PER LA CINA. E AL SUO RITORNO…

maurizio martina francesco lollobrigida elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT – LA STORIA DELLA CANDIDATURA DI MAURIZIO MARTINA ALLA FAO È STATO UNO “SCHERZETTO” BEN CONGEGNATO DALL'AZZOPPATA MELONI CON L'EX COGNATO LOLLOBRIGIDA, PER METTERE IN DIFFICOLTÀ ELLY SCHLEIN: LA SPAGNA HA PUNTATO DA TEMPO LA POLTRONA, TANTO CHE SANCHEZ HA PROPOSTO UN SUO MINISTRO, FEDELISSIMO, LUIS PLANAS. È QUI CHE I FRATELLI D’ITALIA HANNO INTRAVISTO L’OPPORTUNITÀ: SAPENDO CHE L’ITALIA HA POCHE CHANCE, HANNO MESSO SUL PIATTO IL NOME DI MARTINA, PER SPACCARE IL PD E ACCUSARE SCHLEIN DI “SUBALTERNITÀ” RISPETTO AL BEL PEDRO – VORACI COME SONO DI CARICHE E INCARICHI, TI PARE CHE RINUNCIANO A UNA POLTRONA PER DARLA A UN EX SEGRETARIO DEL PD? ERA TUTTO “SPIN”, E I RIFORMISTI DEM HANNO ABBOCCATO…

elkann lapo ginevra john gianni agnelli margherita agnelli poteri

DAGOREPORT - MENTRE LAPO SI RIAVVICINA ALLA MADRE MARGHERITA AGNELLI (“VOGLIO RICOMPORRE UN RAPPORTO DI AFFETTO E DI SERENITÀ”), SI AVVICINA L’UDIENZA DEL 22 GIUGNO A TORINO CHE POTREBBE PORTARE A UN RINVIO A GIUDIZIO PER JOHN ELKANN PER TRUFFA AI DANNI DELLO STATO - NELLO STESSO TEMPO COMINCIA A DIPANARSI L’INTRECCIO DELLE VARIE CAUSE CIVILI INCASTRATE L’UNA CON L’ALTRA TRA ITALIA E SVIZZERA CHE VEDE CONTRAPPORSI MARGHERITA AI SUOI TRE PRIMI FIGLI, AL FINE DI TOGLIERE AL PRIMOGENITO JOHN LA GUIDA DELL’IMPERO EXOR - MA DAGOSPIA PUBBLICA UN ATTO UFFICIALE RELATIVO AI POTERI DELLA "DICEMBRE", LA SOCIETA' CHE HA LA QUOTA PRINCIPALE DEL GRUPPO CHE CONTROLLA EXOR, SOTTOSCRITTO NEL 1999 DALLA STESSA MARGHERITA, IN CUI SI LEGGE: "QUALORA GIOVANNI AGNELLI MANCASSE O PER QUALSIASI RAGIONE FOSSE IMPEDITO, L'AMMINISTRAZIONE NELLA SUA IDENTICA POSIZIONE CON GLI STESSI POTERI E PREROGATIVE SARA' ASSUNTA DA JOHN PHILIP ELKANN..."

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni

FLASH – COM’È FRICCICARELLO ANTONIO TAJANI IN QUESTI GIORNI: PRIMA HA FATTO USCIRE SUI GIORNALI L'IPOTESI DI UNA POSSIBILE “MANOVRA CORRETTIVA”. POI HA RINFACCIATO ALL’OPPOSIZIONE LO STALLO IN COMMISSIONE VIGILANZA RAI, CHE BLOCCA LA NOMINA DI SIMONA AGNES A PRESIDENTE DELLA TV PUBBLICA (CANDIDATURA A CUI ORMAI NON CREDE NEMMENO LEI). IL MOTIVO DI TANTO PENARE? MARINA BERLUSCONI: TAJANI DEVE DIMOSTRARE ALLA “PADRONA” DI FORZA ITALIA DI NON ESSERE IL MAGGIORDOMO DI GIORGIA MELONI…