PE-NATI PER FREGARE - IL MECCANISMO DEL CLAN PENATI, UN SISTEMA INCREDIBILE FATTO DI ILLECITI E TANGENTI CHE PARTE DA COMUNE DI SESTO SAN GIOVANNI PER ARRIVARE ALLA PROVINCIA E IN TUTTA ITALIA - IL PROPRIETARIO DELLE AREE FALCK, CHE NE AVEVA PROGETTATO LA RIQUALIFICAZIONE, FU COSTRETTO A RINUNCIARE: “TU GLI DAI I SOLDI E LORO NON TI DANNO IN CAMBIO NIENTE” - LA BANDA DI SESTO TENTÒ L'AVVICINAMENTO ANCHE AL COMUNE DI PISAPIA - IL SILENZIO DI BERSANI...

Sandro De Riccardis e Emilio Randacio per "la Repubblica"

Un «sistema tangentizio» che parte dal Comune di Sesto San Giovanni. Si allarga seguendo l'ascesa politica di Filippo Penati alla Provincia di Milano. Coinvolge la direzione del Pd e favorisce le coop rosse. I pm di Monza, Walter Mapelli e Franca Macchia, che hanno indagato per più di un anno sul "Sistema Sesto", il meccanismo lo descrivono in una richiesta d'intercettazione, tra le migliaia di pagine depositate al momento della chiusura delle indagini, pochi giorni fa.

Le dichiarazioni degli imprenditori Piero Di Caterina e Giuseppe Pasini, i grandi accusatori di Filippo Penati, ex sindaco di Sesto San Giovanni ed ex presidente della Provincia di Milano, «configurano un sistema tangentizio, tuttora operante, a livello comunale ma allargano lo sguardo alle iniziative della Provincia, e attraverso la figura di Penati e del collettore Renato Sarno, a livello di imprenditori di respiro nazionale (gruppo Intinera Gavio) e della direzione nazionale del Partito Democratico».

Nelle carte dell'inchiesta c'è di tutto: le tangenti in Comune di Sesto per la riqualificazione delle aree dismesse (Falck e Marelli) e i finanziamenti occulti per le campagne elettorali; l'imposizione delle coop rosse e gli appalti pilotati. «Un quadro impressionante (per continuità temporale ultradecennale, per rilevanze delle somme promesse pagate, per l'imponenza delle operazioni economiche sottostanti, per ambiti di riferimento e numero di persone coinvolte) di accordi, progetti e pagamenti illeciti tale da configurare una rete parallela occulta tra politica ed imprenditoria».

«GLI DAI I SOLDI E NON TI DANNO NIENTE»
Proprietario delle aree Falck, Pasini non vedrà mai realizzato il suo progetto di riqualificazione ed è costretto a cedere l'area all'immobiliarista Luigi Zunino. «Penati mi disse di versare venti miliardi di lire» ha detto ai magistrati. E in una intercettazione dell'aprile 2011 si sfoga: «Quando loro hanno deciso di non farti lavorare, non ti fanno lavorare, ti fanno perdere anche l'anima, pretendono tutto e in cambio non hai mai niente, qua non è che non vogliono i soldi, per darti quello che è il diritto vogliono i soldi, ma tu gli dai i soldi e non ti danno niente».

«SULLE FALCK, ROMA DICE DI ANDARE AVANTI»
Nel 2011 l'ex Falck passa nuovamente di mano: questa volta dalle mani di Zunino al gruppo Bizzi. L'assessore Pasqualino Di Leva, arrestato nel primo filone dell'inchiesta per tangenti, parla al telefono con un tale Mirko sul ruolo di Penati nella vicenda. «Lui - dice Di Leva - ha sempre lavorato su molti tavoli eh.. senza mai.. senza mai venir fuori in prima persona... «. Il progetto è impantanato in Consiglio comunale. Riferisce una frase del direttore generale del Comune, indagato, Marco Bertoli che lo ha chiamato per redarguirlo: «Ma tu ti metti contro - avrebbe detto - hai ragione però qui è una questione politica.. Roma dice di andare avanti».

IL DIPENDENTE DI "FARE METROPOLI"
Gli investigatori raccolgono le dichiarazioni di Luca L. C., 26 anni, che dopo aver collaborato al comitato elettorale di Penati, inizia a lavorare nella sede di Fare Metropoli, l'associazione culturale che ha raccolto 368mila euro di contributi. «L'associazione - dice il ragazzo - aveva il fine di promuovere cultura politica. Nel periodo in cui ho svolto questa attività però l'associazione non ha organizzato iniziative e di fatto costitutiva la base logistica per l'attività di Penati, che in quel periodo era consigliere provinciale e coordinatore nazionale della mozione Bersani al congresso nazionale del Pd».

GLI AVVICINAMENTI ALLA GIUNTA PISAPIA
Il 30 maggio 2011, a Milano Giuliano Pisapia stravince il ballottaggio alla poltrona di sindaco, con Letizia Moratti. Una vittoria, per il centrosinistra, che la «banda» di Sesto, vuole fare immediatamente fruttare. Il 10 giugno, i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria captano un'intercettazione tra Di Caterina e Antonio Rugari, ex presidente del Consorzio trasporti di Sesto San Giovanni. «I due - scrivono i detective - parlano delle recenti elezioni e concordano sulla circostanza che una volta nominati gli assessori e ufficializzate le deleghe "ci muoviamo"».

Il significato di questa affermazione viene collegato «alla soluzione del contenzioso che vede contrapposti Di Caterina e la società Atm (partecipata proprio dal Comune di Milano, ndr), per la suddivisione degli introiti dei biglietti del servizio pubblico ». Di Caterina «dice che è importante parlare con Maran, probabile assessore alla Mobilità (l'ufficialità della nomina avviene solo il giorno seguente la conversazione, ndr)».

Non solo, nel mirino della coppia finisce anche l'attuale assessore alle Finanze, Bruno Tabacci. «Rugari dice che cercherà di parlare seriamente con Tabacci, "anche perché se lui è alle partecipate, la società con cui abbiamo il problema è una partecipata ». Di Caterina avverte: «Lì è importante vedere se si riesce a portare avanti un discorso di transazione, sennò siamo spacciati».

Per avere un occhio di riguardo dalla nuova giunta, Rugari tira in ballo anche l'allora vicepresidente del consiglio regionale Penati. Il 13 giugno invia questo sms all'alto dirigente del Pd lombardo. «Ciao Filippo, considerato come è andata a Milano, credo che si possa tentare di risolvere la questione di Piero... ». Penati glissa con un «questa settimana impegnato, ci sentiamo lunedì».

«A PENATI UNA STECCA PERSONALE»
In una conversazione del 26 agosto scorso, il funzionario di Banca Intesa Maurizio Pagani (indagato per corruzione nell'inchiesta), è al telefono con il responsabile dell'ufficio legale del colosso bancario, Davide Chemolli. Al telefono, ricordando la trattativa per la cessione del pacchetto azionario della Serravalle dal gruppo Gavio alla Provincia guidata da Penati, Chemelli afferma: «Il premio di maggioranza, che era ampio, intorno al 30%, e in quel 30% Penati ha trovato lo spazio di trarsi la sua stecca personale, sua e di Vimercati».

Il giorno successivo al coinvolgimento di un funzionario di Intesa nell'affaire Sesto, l'attuale ministro dello Sviluppo, Corrado Passera (all'epoca numero uno di Intesa), chiede delucidazioni in merito allo scandalo. Attraverso il consigliere del Cda, Piero Prado, «voleva la conferma da Pagani che l'unica vicenda che riguardava la banca fosse la Serravalle».

L'INQUINAMENTO DELLE PROVE
Dopo che gli imprenditori Pasini e Di Caterina hanno iniziato a raccontare il sistema Sesto ai pm monzesi, i principali attori di questo affaire, si agitano. Il 26 aprile 2011, Raffaella Agape, ex collaboratrice di Giordano Vimercati, chiama Franco Maggi, portavoce di Penati. Lo informa di essere stata convocata dai pm di Monza». Trascorrono pochi minuti, e Maggi «ha un contatto con Penati, chiede di potersi incontrare ma usa un tono molto evasivo... evitando di palesare al telefono il contenuto della conversazione appena avuta con Agape».

Poco dopo l'interrogatorio, l'ex collaboratrice del clan Penati, al telefono con il marito è furibonda, «e inveisce contro Di Caterina che, a suo dire, l'avrebbe chiamata in causa "è un cretino, che cosa mi ha messo in mezzo a fare?... quello che so, non glielo dico (ai magistrati, ndr), faccio finta di non sapere niente».

All'indomani della convocazione, la signora Agape «è scossa», ma «a una persona di fiducia, rivela di essersi incontrata con Vimercati ». Per l'accusa, il motivo è chiaro: «Per metterlo al corrente dell'esito del proprio colloquio con il pm». Nella intercettazione captata, la Agape racconta di aver visto «ieri sera a casa mia Vimercati», aggiungendo un non meglio specificato, «chiaramente la cosa si è ripercossa su Roma, cioè, è un casino. Hanno tutti i telefoni sotto controllo, il mio probabilmente no (sbaglia, ndr), ma i loro sì». L'agitazione del gruppo Penati si manifesta in «un sms rassicurante inviato da Maggi a Penati, verosimilmente da ricondurre al colloquio tra Vimercati e Agape: "Non tel, non news, no problem"».

 

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