QUESTIONE DI SAVOIR FAIRE - IL PECCATO DI HOLLANDE, VISTO DA WASHINGTON: “NON SI INSEDIA UN’AMANTE ALL’ELISEO QUANDO HAI GIÀ UN’ALTRA AMANTE. NON È BUONA EDUCAZIONE”

Maureen Dowd per ‘The New York Times' pubblicato da ‘La Repubblica (traduzione di Fabio Galimberti)

Solo i francesi potevano avere uno scandalo di etichetta. Agitarsi per peccatucci di Stato? Roba da americani. I francesi lamentano lo stato del decoro: nessuno segue il codice nella terra di Napoleone, e questo mette di cattivo umore i citoyen di questo ex radioso impero. Le farsesche avventure d'amour del loro presidente, con tanto di porte sbattute, li turbano meno del colpo inferto al loro amour propre: si crucciano che la loro immagine possa essere più Feydeau che Rousseau.

Nel weekend di San Valentino, mentre la gente partecipa a un flash mob a suon di baci al Louvre, assistiamo a un altro paradosso francese, oltre a quello su come facciano a restare magri bevendo vino rosso e mangiando foie gras. «Tutto il problema dello scandalo di Hollande sta nel fatto che non è sposato», dice il romanziere francese Jean-Marie Rouart.

«Se fosse stato sposato, tutta questa faccenda non sarebbe mai venuta fuori». In quanto «monarca eletto», osserva Rouart, il presidente deve mantenere le apparenze. «In Francia, avere un'amante non è considerato un tradimento », dice. «Non siamo un Paese puritano. La Francia è cattolica. Noi accettiamo il peccato e il perdono».

Già non è bello nascondersi sotto un casco e mandare via gli agenti della sicurezza. Non è bello recarsi in incognito a bordo di uno scooter italiano a un convegno amoroso in un appartamento a un tiro di schioppo dall'Eliseo e con qualche tenue collegamento con la mafia corsa. Ma tutti qui, tranne François Hollande, sembrano concordare su una cosa: non si insedia un'amante all'Eliseo quando hai già un'altra amante. Non è buona educazione.

Perché i giornali scandalistici dovrebbero rispettare la regola della stampa francese di ignorare la vita privata dei presidenti se Hollande viola la regola dei presidenti francesi di condurre una vita pubblica "esemplare", che significa avere una moglie con tutti i crismi da cornificare?

Molti sospettano ormai che il 59enne Hollande, detto anche Il Pandispagna Vivente, abbia consentito all'Amante n. 1, la bella e 48enne giornalista di Paris Match Valérie Trierweiler, di interpretare il ruolo di prima concubina per distrarla dalla sua relazione con l'Amante n. 2, la splendida e 41enne attrice Julie Gayet. La Gayet è una socialista impegnata che ha lavorato per la campagna di Hollande, realizzando civettuoli video di sostegno all'allora candidato ed esibendo una t-shirt con la scritta «Esco solo con supereroi».

Per alleviare l'irritazione di Valérie per il fatto di essere etichettata come «concubina» sulla stampa, la Rottweiler (com'è soprannominata per le sue mosse aggressive, di persona e su Twitter) aveva ottenuto uffici all'Eliseo, uno staff di quattro collaboratori e un budget mensile di 20.000 euro.

Ma questo aveva creato un certo scompiglio tra i francesi, ancor prima che la Casa Bianca fosse costretta a distruggere tutti gli inviti con il nome di Valérie dopo che la giornalista di
Paris Match aveva affrontato a brutto muso la sua rivale, era andata in ospedale per depressione acuta ed era stata scaricata da Hollande con un secco comunicato stampa due settimane prima della visita del président a Washington.

«Il concetto di first lady non esiste in Francia, e ancor meno quello di first mistress», tira su col naso Olivier Rohan, un visconte a capo di una fondazione per la tutela dell'arte francese. «Il protocollo in Francia è molto rigido. Non è una questione di scelta o di piacere. La moglie del presidente della Repubblica siede al fianco del presidente come la moglie, non è mai ostentata come la first lady.

Non mi importa con chi va a letto Hollande. Ma tutta la faccenda è assolutamente ridicola: il capo di un grande Stato che esibisce amanti, una dopo l'altra». O come ha detto un giornalista francese: «Tutto questo nel posto in cui c'era de Gaulle».

Bevendo vino di qualità e consumando porzioni contenute, tutta Parigi discuteva inorridita del fatto che alla cena di Stato, accanto a Michelle Obama, nel cerchio magico del presidente dove avrebbe dovuto stare la Trierweiler se la ghigliottina dell'amore non l'avesse spintonata via, fosse stato messo il comico americano Stephen Colbert, che aveva sfilettato gli intrallazzi di Hollande nel suo show televisivo.

«In Francia sarebbe scortesissimo fare una cosa del genere», dice Rohan. «Gli americani non hanno nessun senso del protocollo». Prima della cena, Colbert aveva scherzato dicendo che se la first lady è solo l'ultima persona con cui sei andato a letto, allora nel 1998, in America, sarebbe stata Monica Lewinsky. Dopo la cena si è vantato dell'importanza del posto che gli era stato assegnato, strillando «Sono la first lady
di Francia! Merci!», mentre lo inondavano di rose. Il suo progetto, ha detto, è «portare Jean Valjean di fronte alla giustizia».

La nazione che un tempo venerava Jerry Lewis è rimasta sconcertata da questo
terrible faux pas, come è stato definito. (Anche se Colbert ha lo stesso nome di uno dei massimi consiglieri di Luigi XIV, molti nutrono oscuri sospetti che sia in realtà irlandese.)

Molti si sono chiesti come sia possibile che il presentatore di un programma comico di seconda serata sia stato preferito a Christine Lagarde, una possibile candidata alla successione di Hollande. Perché non sono stati invitati luminari francesi? Perché Mary J. Blige ha cantato per Hollande Ne me quitte pas, una famosa canzone di Jacques Brel che supplica l'amata di non andare via?

Michelle Obama pensava forse, si è interrogato caustico Le Point, di fornire a Colbert «materiale fresco» per un'altra gag sferzante? I francesi sono secoli che si fanno beffe del nostro puritanesimo, e ora gli tocca subire l'intollerabile bruciore delle nostre prese in giro, con stampa e comici yankee che ridacchiano di un politico mediocre invischiato in un melodramma che ha tutta la carica erotica di un Camembert vecchio di una settimana. (Forse è per questo che i francesi si sono fatti prendere tanto dalla ridicola ma affascinante diceria di una liaison tra Barack Obama e Beyoncé.)

Di tutte quelle espressioni francesi che risucchiamo nella nostra lingua così povera di sfumature - finesse, étiquette, savoir- faire, rendez-vous, je ne sais quoi, comme il faut -
Hollande si è fatto beffe. Nella testa di tanti, qui in Francia, il presidente è uno sfigato, perché è così poco raffinato che potrebbe essere quasi un americano.

 

 

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