LE PEN DI SARKO - IL NANOLEONE HA SEMPRE PIÙ PAURA DI PERDERE LE ELEZIONI E PROVA A FAR FUORI DAL VOTO PRESIDENZIALE MARINE LE PEN - LA DESTRORSA RISCHIA L’ESCLUSIONE PER NON AVERE 500 FIRME DI “PADRINI” - SE ANCHE CE LA FA, L’IMPEGNO A TROVARE I “PADRINI” STA DISTRAENDO IL PARTITO DALLA CAMPAGNA ELETTORALE - INTANTO, SI APRE GIÀ LA CACCIA AI SUOI ELETTORI. ALMENO IL 40% DI LORO DICONO CHE NON VOTEREBBE..

1 - SARKÃ’ PROVA A SILURARE LA LE PEN
RICATTATI I SINDACI CHE SOSTENGONO MARINE; E LEI RISCHIA L'ESCLUSIONE DALLE ELEZIONI

Maurizio Stefanini per "Libero"

Sempre più fuochi d'artificio sulle presidenziali francesi: Marine Le Pen che rischia di essere esclusa dal voto per una manovra di Sarkozy appoggiato da Hollande, riceve la solidarietà dell'estrema sinistra e promette di vendicarsi in un modo che potrebbe escludere addirittura Sarkozy dal ballottaggio e proiettare a sorpresa all'Eliseo il centrista Bayrou. Al cuore del problema, le 500 firme di «eletti» di cui secondo la legge elettorale del 18 giugno 1976 i candidati hanno bisogno per potersi presentare.

Tra questi 500 «padrini» ci possono essere deputati, senatori, consiglieri regionali, consiglieri generali, membri delle assemblee territoriali e sindaci, e devono provenire da almeno 30 dipartimenti diversi. Marine Le Pen è stata finora terza nei sondaggi ma il suo partito è drasticamente sottorappresentato dal sistema maggioritario a doppio turno, e dunque non arriva che a 118 «padrini».

Suo padre in passato ce l'ha fatta a candidarsi perché alla fine trovava sempre un po' di eletti di altri partiti che gli davano un aiuto: proprio col sistema a doppio turno, specie a livello locale uno scambio di favori può sempre essere utile. Ma da quando Jean-Marie Le Pen riuscì ad arrivare al ballottaggio nel 2002 il partito neo-gollista di Sarkozy Ump è diventato sempre più sospettoso nei confronti di queste intese.

Vari sindaci che avevano sponsorizzato il candidato del Fn l'ultima volta si sono visti tagliare drasticamente i fondi alle proprie amministrazioni e sottoporre a pressioni di ogni tipo. Interpellati dalla stampa sotto condizioni di anonimato, vari di loro hanno annunciato: «non ci casco più».

E infatti Marine Le Pen è ancora ferma a quota 340: «70 o 80 in meno che nel 2007 nello stesso periodo» riconosce lei stessa. Se si pensa che già allora suo padre ce l'aveva fatta per un pelo, fermandosi a 507, la cosa più probabile è che non ce la faccia. E se anche ce la fa, comunque l'impegno a trovare i «padrini» sta distraendo il partito dalla campagna elettorale.

Intanto, si apre già la caccia ai suoi elettori. Almeno il 40% di loro dicono che non voterebbe; gli altri dovrebbero logicamente convergere sul presidente, ma Jean-Marie Le Pen è furibondo, e giura: se escludono Marine, faremo di tutto per far perdere Sarkozy.

E dopo che i primi sondaggi fatti sull'ipotesi di una corsa senza la candidata del Fronte Nazionale avevano mostrato il presidente raggiungere il socialista Hollande a quota 33%, altre rilevazioni più recenti hanno visto a sorpresa il centrista Bayrou schizzare secondo col 31% contro il 45 di Hollande e il 30 di Sarkozy. Hollande, a parte essere di sinistra, ha a sua volta appoggiato la manovra di Sarkozy, respingendo la richiesta di Marine di permettere che i "padrinati" siano fatti in condizioni di anonimato, per evitare le pressioni.

Il Consiglio di Stato giovedì scorso ha acconsentito a trasmettere al Consiglio Costituzionale la questione di costituzionalità relativa, la decisione dovrebbe arrivare entro una quindicina di giorni ma secondo il candidato socialista «non si possono cambiare le regole del gioco a gioco in corso, e queste regole non hanno impedito in passato alla famiglia Le Pen di candidarsi». Bayrou sarebbe dunque la miglior vendetta disponibile, anche se appoggio alle proteste di Marine lo ha espresso perfino la candidata trotzkysta Narhalie Artaud. D'altra parte anche Dominique de Villepin, Christine Boutin, Hervé Morin e Corinne Lepage, candidati minori del centro-destra, probabilmente non otterranno i padrini necessari.


2 - DUETTO TV PER FAR RESTARE L'AMICO NICOLAS ALL'ELISEO
INTERVISTA ASSIEME ALLA CANCELLIERA CONTRO IL SOCIALISTA HOLLANDE

Alb. Mat. per "la Stampa"

La Grecia è stata il piatto principale della colazione di lavoro che ha seguito la conferenza stampa di «Angela» e «Nicolas». Mai come ieri all'Eliseo prima e in televisione poi i Merkozy sono sembrati tanto una coppia di fatto: del resto, lui va ripetendo che sente e vede Angelà più di Carlà. Però per Sarkozy non è solo questione di politica estera ma anche, e forse soprattutto, di politica interna. A 75 giorni dalle elezioni, l'appoggio di Merkel è prezioso per il Presidente uscente che vuol essere anche il Presidente rientrante.

Ma anche per Merkel sarebbe di gran lunga preferibile che Sarkò restasse all'Eliseo, e non solo perché sia la Cdu tedesca che l'Ump francese fanno parte della grande famiglia del Ppe, «sono partiti amici» e così via, come ha spiegato ieri. Questo è il meno. E non mancano nemmeno i precedenti di aiuti elettorali anche fra governanti di diverse parti politiche. Helmut Kohl, democristiano, fece campagna per François Mitterrand, socialistissimo, quando si dovette far accettare a un riluttante elettorato francese il trattato di Maastricht. E l'unico precedente di un duetto tivù risale al 2003, quando i due intervistati furono Jacques Chirac, presidente di destra, e Gerhard Schroeder, cancelliere di sinistra.

Oggi per Sarkò, asfissiato dai sondaggi, l'appoggio di Merkel è ossigeno. Da mesi il Président indica ai francesi la Germania come modello di ogni possibile virtù economico-sociale. Nell'ultima intervista a reti unificate, Sarkozy ha citato quel che fanno «i nostri amici tedeschi» per sedici volte: un record.

«Sono passati i tempi - gongola la Sueddeutsche Zeitung - in cui in privato chiamava la cancelliera "la grossa" e i tedeschi "i Boches"», il termine dispregiativo in uso durante le due guerre mondiali. Lo sfidante socialista, François Hollande, ieri ha ironizzato: «Che Sarkozy abbia bisogno di Merkel la dice lunga sulla sua situazione». E poi: «Se Merkel vuole fare campagna per Sarkozy, liberissima. Ma si assume è un duro incarico, perché non sarà facile convincere i francesi».

Però spera ancora di essere ricevuto a Berlino, come del resto toccò alla sua ex compagna Ségolène Royal, la candidata battuta nel 2007 da Sarkozy. Ma Merkel, pare, dirà di no. Dopo che Hollande ha fatto sapere di voler ridiscutere gli accordi di Bruxelles, per la cancelliera la sua vittoria sarebbe un problema. E poi, con i numeri dell'economia che tutti conoscono e la Francia senza tripla A, oggi nella coppia franco-tedesca i due Paesi non hanno lo stesso peso. Sarkozy propone, ma alla fine è Merkel che dispone.

E un'Europa guidata dalla Germania suscita qualche remota ma radicata inquietudine, in primo luogo negli stessi tedeschi. Molto meglio far vedere che a governarla sono in due. Per questo «Angela» si sbilancia tanto per «Nicolas». Perfino troppo, dicono molti dall'altra parte del Reno.

Il portavoce del governo tedesco ha dovuto affrettarsi a precisare che «la Repubblica federale non è evidentemente parte in causa nella campagna elettorale francese», quindi se Merkel parteciperà ai comizi di Sarkò lo farà in quanto presidentessa della Cdu e non come cancelliera. Perfino il capo dei liberali nonché suo ministro degli Esteri, Guido Westerwelle, invita Angela a mantenere «un certo riserbo». Anche perché, se vincesse Hollande, con lui bisognerà comunque trattare.

 

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