UN GOLPETTO CHE ARRIVA DA LONTANO - PER IL BANANA, IL PIANO DI RE GIORGIO È PARTITO DAL DISCORSO DI ONNA DEL 2009 ED E’ PROSEGUITO CON LO SPREAD E LO STRAPPO DI FINI

Francesco Cramer per ‘Il Giornale'

Ora è tutto più chiaro, no? Ma io lo denuncio da sempre. E adesso anche la separazione di Fini acquista tutt'altro significato». Prima mattina. Il centralino di Arcore è già rovente. Le due paginate del Corriere della Sera con le anticipazioni-bomba del libro di Alan Friedman scuotono Forza Italia ma solo in parte Berlusconi. Al telefono con i suoi uomini è tutto fuorché sorpreso. «Lo dico da anni che c'è stato un complotto e da tempo racconto di un vero e proprio golpe. Io ho solo detto la verità».

Quasi sorride, seppur amaro, al telefono con i forzisti. In molti gli chiedono di dire qualcosa pubblicamente, di reagire, di farsi sentire ma il Cavaliere glissa. Non parla. E starà in silenzio anche oggi. Tuttavia dà il via libera a una nota di fuoco redatta dai capigruppo di Camera e Senato, Brunetta e Romani; e dà il «nulla osta» ai tanti parlamentari che per tutto il giorno inonderanno le agenzie di stampa con dichiarazioni di sdegno nei confronti del Quirinale.

Quello che colpisce Berlusconi, più che la conferma di Mario Monti sul ruolo anomalo del capo dello Stato in quell'estate del 2011, è la pellicola della storia che si sta srotolando in queste ore. Alla luce dell'ammissione del senatore a vita, tutto appare ancor più chiaro. Berlusconi tira indietro le lancette dell'orologio e racconta: «Con il discorso di Onna dell'aprile del 2009 ho raggiunto l'apice del consenso. Si sono mossi allora. E guarda caso, l'anno successivo, c'è stato lo strappo di Fini». Anche allora ebbe un ruolo il capo dello Stato?

Napolitano benedì in qualche modo la scissione dell'ex leader di An? Il picco dello scontro con l'allora presidente della Camera, con il celebre «Che fai mi cacci?» urlato al consiglio nazionale del Pdl è dell'aprile del 2010. Poi, in serie, arriveranno: il tradimento di 55 deputati pidiellini; la creazione dei gruppi autonomi; la nascita del Fli; il primo tentativo di scalzare Berlusconi da Palazzo Chigi con il voto di sfiducia del 13 dicembre, andato a vuoto per un soffio. Per Berlusconi è tutto collegato: un disegno che aveva come fine quello di cacciarlo da Palazzo Chigi. «In barba ad ogni regola democratica. Io sono stato eletto dal popolo italiano».

Il film è proseguito con le crescenti pressioni internazionali; con il «grande imbroglio» dello spread; con le dimissioni del novembre del 2011 e lo spread a 553. Già, a proposito del differenziale tra titoli di Stato italiani e tedeschi, il Cavaliere riflette: «Quando Napolitano contatta Monti per sondare la sua disponibilità a fare il presidente del Consiglio è luglio. E a luglio lo spread era tra i 150 e i 200 punti base». Insomma, per il Cavaliere è tutto chiaro. Un golpe: pianificato a partire dal 2009, sfiorato nel 2010 con la manovra di Fini & C. e perfezionato soltanto due anni dopo con l'operazione Monti.

Il Cavaliere per ora si tappa la bocca. Lascia che siano tutti i parlamentari di Forza Italia a chiedere chiarezza e lamentare la «disinvoltura» con la quale il Quirinale ha agito durante quell'estate. Cosa ne pensi Berlusconi, tuttavia, è chiaro. Specie se si aggiunge il silenzio tombale del Colle durante l'operazione «decadenza». A fronte dei dubbi di fior di costituzionalisti vicini alla sinistra sull'interpretazione della legge Severino, il capo dello Stato non ha battuto ciglio.

A dir la verità, su Napolitano, il Cavaliere qualcosa ha detto in chiaro. A margine di un comizio a Cagliari, il primo febbraio scorso, l'ex premier rispose soltanto in un'intervista a una tv locale: «Se rivoterei Napolitano capo dello Stato? Le dico francamente di no». Di sicuro Berlusconi non ha cambiato idea, anzi.

 

 

NAPOLITANO-FINI - MONTI E SCHIFANI Napolitano, Schifani e FiniFini e NapolitanoLA CONDANNA DI BERLUSCONI PELLEGRINAGGIO A PALAZZO GRAZIOLI SCHIFANI E BRUNETTA 03 Berlusconi e la Merkel a OnnaDECADENZA BERLUSCONI IL BACIO DI PAOLO ROMANI ALLA BERNINI

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