PORPORE SOTTO CONTROLLO - PER CONTROLLARE LE MOSSE DEI CARDINALI STRANIERI, I “CURIALI” HANNO PREDISPOSTO L’ACCOGLIENZA DI TUTTI GLI ELETTORI ALL’INTERNO DEL VATICANO - GLI ITALIANI VOGLIONO UN CONCLAVE RAPIDO PER PORTARE SCOLA AL SOGLIO PONTIFICIO MA C’È LA FRONDA, GUIDATA DA TIMOTHY DOLAN, CHE “CHIEDE TEMPO” E SPERA IN UNA SPACCATURA DEL FRONTE ROMANO PER UNIRE NORD E SUDAMERICANI SUL NOME DI SEAN O’MALLEY…

Giacomo Galeazzi per "la Stampa"

«Dal 1°marzo tutti i conclavisti hanno a disposizione una stanza nella residenza Santa Marta», specificano in Curia. Invece che nei collegi nazionali e nelle case generalizie degli ordini religiosi, i cardinali in arrivo da tutto il mondo saranno convogliati in Vaticano appena le dimissioni di Benedetto XVI apriranno la «sede vacante». Ma, sotto il profilo logistico, restano da chiarire le procedure che verranno eseguite da qui al 28 febbraio per la bonifica dei locali di Santa Marta.

Nelle settimane infuocate di Vatileaks la Gendarmeria vaticana ha attivato sofisticati meccanismi di controllo e sicurezza in tutti gli edifici della cittadella papale. Alloggiando gli elettori fin dal 1° marzo a Santa Marta tutti i loro spostamenti e incontri saranno controllabili. Il fattore tempo per il «partito romano», orientato verso la scelta di un porporato italiano o curiale, ha un suo peso.

Oltretevere ricordano bene come le due elezioni pontificie ravvicinate del 1978 portarono al primo papa straniero (ed extra Curia) in mezzo millennio, così vogliono accorciare l'interregno, affrettare il più possibile i tempi del conclave e ridurre al minimo le interazioni al di fuori delle congregazioni generali. La lezione dell'outsider polacco è servita: stavolta niente conciliaboli separati. Ma questa fretta potrebbe rivelarsi un boomerang e già influenti arcivescovi diocesani mettono le mani avanti.

«Serve tempo per riflettere», avverte Timothy Dolan, leader dell'episcopato Usa. Accelerare le procedure, quindi, potrebbe ritorcersi contro i «romani». Il più accreditato per una designazione rapida è Angelo Scola, molto apprezzato da Ratzinger. Nel ticket potrebbe rientrare un segretario di Stato curiale come il sodaniano Sandri o, con il placet di Bertone, Piacenza.

Se al contrario il conclave si protraesse per molte votazioni il candidato in grado di unire sud e nordamericani appare Sean O'Malley, il risanatore a Boston della Chiesa locale più danneggiata dalla bufera abusi. E' di cultura spagnola (insegnava letteratura ispanica all'università di Washington) e ha creato centri d'accoglienza per immigrati «latinos». Avrebbe più chance del filippino Luis Tagle, allievo di Alberigo alla scuola progressista di Bologna. La messa «pro eligendo Pontifice» potrebbe essere celebrata da Re invece che dal decano Sodano.

Dopo un pontificato breve e durante il quale la Chiesa colpita dagli scandali è stata spesso una «barca in balia della tempesta» (secondo la definizione dello stesso Ratzinger), il prossimo non dovrà essere un papato di «transizione». Nella scelta del successore di Benedetto XVI, oltre ai criteri geo-politici, all'influenza delle grandi organizzazioni cattoliche e alle dinamiche tra diverse visioni sul futuro della Chiesa, conteranno anche l'età e le condizioni di salute del nuovo Papa.

Insieme alla sua capacità di esercitare un governo sicuro, autorevole, magari anche «carismatico», in mezzo a fronti contrapposti. La «caccia» è quindi al papabile che mostri l'energia necessaria per assumere con pugno deciso il governo della Chiesa, proprio quell'energia e quel vigore che Benedetto XVI, giunto agli 86 anni (Papa più anziano dell'ultimo secolo), sente di non avere più. Perciò la (relativamente) giovane età e le buone condizioni di salute saranno criteri determinanti. Ciò esclude gli over 75, ma non la possibilità del primo extraeuropeo sul Soglio. Col grande timore di Roma per la sorpresa.

 

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