renzi berlusconi alfano grillo

PER FAVORE, NON CHIAMATELA PRIMA REPUBBLICA! VENT’ANNI E NON SENTIRLI AFFATTO - IN PARLAMENTO TORNA LA VOGLIA DI PROPORZIONALE - DA BERLUSCONI A GRILLO, PASSANDO PER PEZZI DI PD (CHE ANCORA SI VERGOGNA A DIRLO) TUTTI A FAVORE DI UN MATTARELLUM AL CONTRARIO - RESTA DA CONVINCERE RENZI - MA A QUESTO CI PENSERA’ IL REFERENDUM...

Francesco Verderami per il Corriere della Sera

 

MANIFESTI ELETTORALI DC CONTRO PCI MANIFESTI ELETTORALI DC CONTRO PCI

Resta da convincere Renzi, e non è poco. Ma in Parlamento (quasi) tutti sono ormai convinti che il proporzionale sia la via, la verità e la luce. E il fatto che Berlusconi l' abbia pubblicamente abbracciato come una fede, consente a molti di manifestare il proprio credo in materia di legge elettorale.

 

Ognuno in fondo ne trarrebbe giovamento. I Cinque Stelle, che lo propongono senza nemmeno aggiungerci una modica dose di maggioritario, potrebbero così diventare il Pci della Terza Repubblica, quel partito che - ai tempi del Muro di Berlino - scontava la «conventio ad escludendum» da Palazzo Chigi ma contava nel Paese avendo l' esclusiva dell' opposizione.

 

grillo montecitorio8grillo montecitorio8

I post democristiani di ogni latitudine tornerebbero a unirsi come reduci di guerra. I «governisti» di destra e di sinistra, grazie all' aiuto di un piccolo premio di maggioranza, potrebbero incontrarsi al centro. E i centristi, che sono già lì, vorrebbero restarci per continuare a pesare.

 

Resta da convincere Renzi, e non è poco. Perché per il resto l' attuale Parlamento - come sostiene il diccì Rotondi - «è figlio e orfano del Porcellum, versione rivisitata della "legge truffa" del 1953. E vede nel proporzionale il punto di caduta, lo attende al pari di una resurrezione laica dopo esser stato costretto a votare l' Italicum come una dolce morte. A loro Berlusconi ha dato voce, anche alla sinistra. Che ipocritamente non ha il coraggio di dire ciò che pensa».

 

In realtà, in mezzo a mille prudenze e timidezze, anche a sinistra si pongono il problema della «rappresentanza», un modo per fare outing senza farlo. Infatti quando Speranza, che è parte della «ditta», propone una versione «rivisitata» del Mattarellum, aggiunge sempre che «il tema della governabilità» - mantra dei maggioritaristi - «non può essere applicato come una camicia di forza».

 

renzi berlusconirenzi berlusconi

La forza del proporzionale emerge dai contorsionismi verbali e dalla dura realtà dei numeri, siccome non c' è modello elettorale che possa assicurare la vittoria nelle urne a tre blocchi quasi equivalenti. Il proporzionale sembrerebbe l' unica soluzione alla crisi del bipolarismo e agli effetti che ha prodotto: un governo tecnico e due governi di «larghe» e «piccole» intese, cinque anni di transizione che hanno agito come la centrifuga di una lavatrice sul sistema. Il primo schieramento a saltare, dopo la «non vittoria» di Bersani nel 2013, è stato quello di centrosinistra. Di lì a qualche mese, stessa sorte sarebbe toccata al centrodestra.

 

La frantumazione oggi è tale che parlare di «poli» è una forzatura: l' ex impero berlusconiano è diviso in varie destre e una miriade di centri; l' ex fronte prodiano conta due Pd e non si sa quante sigle di sinistra. Rimettere tutto insieme non è possibile. Ed è impossibile, secondo Tremonti, «gestire grandi fenomeni globali con piccoli numeri».

 

Di qui l' idea di tornare al proporzionale lanciata dal Cavaliere, che agli occhi di un popolare come Fioroni appare come «un giovane avanguardista», così ha detto a un altro esponente democrat mentre discuteva su un divanetto di Montecitorio: «Berlusconi ha intuito tutto. Gli resta da capire come arrivare all' obiettivo: se facendo vincere di poco il No al referendum, o facendo vincere di poco il Sì».

 

Tremonti Giulio Tremonti Giulio

Insomma, resta da convincere Renzi e non è poco. Per quanto il premier abbia dato la propria disponibilità a modificare l' Italicum, se passassero le riforme non è affatto detto che sarebbe disposto a cedere sul ballottaggio, cuore del nuovo sistema elettorale, l' elemento dottrinario di chi sostiene che «la sera delle elezioni si deve sapere chi ha vinto e chi ha perso».

 

«È una legge spaziale» disse Renzi quando era ancora inebriato dal 41% alle Europee, «è una roulette russa» tremano adesso perfino alcuni dei suoi seguaci, al pensiero che dal secondo turno escano vincitori i grillini. È una mano di poker al buio, sarà giocata il 5 dicembre.

 

Per ora il segretario del Pd lancia messaggi minacciosi che sanno anche di manovra diversiva e difensiva. Convincere il premier non sarà facile, sebbene ci stiano provando alleati e avversari, mentre il Parlamento attende ansioso un segnale di «speranza» e un gesto di «saggezza» che sono le parole più usate tra gli scranni insieme a «proporzionale». Intanto in pubblico le parti si sono rovesciate, e Renzi dice ciò che diceva Berlusconi.

RENZI DALEMA TOTTIRENZI DALEMA TOTTI

 

Ha usato persino il quarantesimo compleanno di Totti - del quale conserva ancora la maglietta regalatagli da D' Alema - per far pubblicità alla sua legge elettorale: «Da quando il capitano della Roma gioca in seria A sono cambiati quindici governi. Solo in Italia può accadere che in settanta anni si siano succeduti sessantatré presidenti del Consiglio».

 

Il leader democrat è legato al credo della «governabilità» che interpreta come quintessenza della «stabilità». E per fargli cambiare approccio alla visione delle cose, Guerini gli offre (non da oggi) una diversa chiave di lettura della Prima Repubblica: «Hai ragione Matteo, a quei tempi ci sono stati moltissimi capi di governo. Ma anche pochi segretari di partito...». Come dire che il potere non risiedeva a Palazzo Chigi, ma veniva gestito (soprattutto) da piazza del Gesù, dove aveva sede la Dc. Più chiaro di così...

lorenzo guerinilorenzo guerini

 

L' attuale vicesegretario del Pd conosce quella storia per averla frequentata, e a Renzi fornisce (non da oggi) questa versione revisionista della storia politica per invitarlo a ponderare la sua decisione, lasciandogli ovviamente l' ultima parola. Al bivio c'è il Parlamento, dove cresce la voglia di proporzionale. Come al bivio è la carriera di un leader che mira a emulare Blair ma rischia anche di somigliare a Cameron.

 

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