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PER SALVARE SE STESSA, VIRGINIA RAGGI BUTTA GIÙ DALLA TORRE RAFFAELE MARRA - PARLANDO AI PM, LA SINDACA HA SCARICATO SULL’EX CAPO DEL PERSONALE RESPONSABILITÀ E COLPE, AMMETTENDONE GLI ABUSI CHE LEI AVREBBE SCOPERTO SOLO A COSE FATTE - CHISSA’ SE ORA MARRA NON DECIDA DI PARLARE...

1 - VIRGINIA SCARICA MARRA: L' ABUSO È SUO IL VELENO TRA I GRILLINI SU QUEI CONTRATTI

Carlo Bonini per “la Repubblica”

 

RENATO MARRA E RAGGI mpa.itRENATO MARRA E RAGGI mpa.it

Virginia Raggi esce dall' interrogatorio di giovedì notte conciata peggio di quanto non vi fosse entrata. E non solo politicamente, per l' effetto valanga prodotto dallo svelamento delle due polizze di cui era beneficiaria, dice, a sua insaputa. Circostanza, questa, che, per altro, non avrà, almeno per il momento, un rimbalzo penale e non allungherà, dunque, la catena di contestazioni che la Procura le muove nell'inchiesta sulle nomine in Campidoglio.

 

raffaele marra virginia raggi raffaele marra virginia raggi

Ma per non essere riuscita a sfilarsi dalla tenaglia della doppia contestazione - abuso e falso - che la stringe nell' affaire Marra. In otto ore, più volte interrotte per consentirle di superare più di un momento di difficoltà emotiva e nervosa, la sindaca ha infatti finito per percorrere la sola strada che, non più tardi di una settimana fa, Repubblica aveva indicato come la sola in grado di alleggerirne la posizione e allontanarla dal meccanismo di sospensione automatica dalla sua carica che la legge Severino prevede per chi riceva una condanna per abuso, anche se solo in primo grado e qualche che ne sia l' entità.

VIRGINIA RAGGI DANIELE FRONGIA RAFFAELE MARRAVIRGINIA RAGGI DANIELE FRONGIA RAFFAELE MARRA

 

Ha dunque buttato giù dalla torre Raffaele Marra, che con lei risponde di abuso di ufficio, indicandolo non come l' artefice della nomina del fratello Renato, della quale ha rivendicato l' esclusiva paternità, ma ammettendone un' invadenza e un peso, dunque un abuso, che lei avrebbe scoperto solo a cose fatte. A nomina avvenuta. Soprattutto per quanto concerne l' aumento di 20 mila euro di stipendio l'anno.

 

Aggrappandosi a una delle tante conversazioni della chat dei "quattro amici al bar" estratte dal telefono di Raffaele Marra, quella in cui si lamentava di aver saputo solo a cose fatte dell' aumento di retribuzione riconosciuta a Renato e delle conseguenze politiche che avrebbe avuto, la Raggi ha infatti argomentato che questa sarebbe la prova che, se abuso c'è stato, lo ha commesso Raffaele Marra. E a sua insaputa, va da sé, come le polizze.

scarpellini raggi marrascarpellini raggi marra

 

La sindaca si è insomma raccontata ai pm come una Pulcinella in mezzo ai suoni. Tradita da Raffaele che gliel'avrebbe fatta sotto il naso manovrando per Renato, indotta dunque a un falso (la dichiarazione consegnata all'Autorità anticorruzione del Comune che escludeva un ruolo del Rasputin del Campidoglio), che ora riconosce oggettivamente come tale, ma per il quale si è riservata di produrre presto una memoria. Forse - e anche lì - per provare ad argomentare di essere stata tratta in inganno.

 

L ARTICOLO DI FITTIPALDI CHE ANTICIPAVA DI TRE MESI L ARRESTO DI RAFFAELE MARRA E I RAPPORTI CON LA RAGGIL ARTICOLO DI FITTIPALDI CHE ANTICIPAVA DI TRE MESI L ARRESTO DI RAFFAELE MARRA E I RAPPORTI CON LA RAGGI

È una mossa studiata e di un qualche pregio giuridico, perché sostenendo di non essere al corrente del "vantaggio patrimoniale" che Renato avrebbe ricevuto dalla nomina, la Raggi fa cadere uno degli elementi necessari a configurare l'abuso di ufficio e finisce per lo scaricarne l' intera responsabilità, appunto, su Raffaele Marra.

 

L' uomo, in carcere da un mese e mezzo, e che sull' abuso nella nomina del fratello Renato verrà sentito la prossima settimana dai pubblici ministeri non ne sarà contento. E non è difficile immaginare che, dovendo già rispondere di corruzione per la vicenda dei traffici immobiliari con il costruttore Scarpellini, decida questa volta di fare quello che non ha fatto sin qui e che minacciava di fare già da libero. Parlare. «E rovinarli, facendo venire giù tutto».

 

Imprimendo così un ulteriore twist a una partita giudiziaria su cui gioca di sponda la partita di ricatti che divide il Movimento Cinque Stelle. E in cui si muovono in molti. Scommettendo che l' indagine della Procura possa diventare un' opportunità per una resa dei conti. Anche nella deflagrazione dell' affaire polizze, è infatti la mano di una delle anime dei Cinque Stelle.

virginia raggi raffaele marravirginia raggi raffaele marra

 

Durante il suo interrogatorio, la Raggi scopre infatti dalle contestazioni che le vengono mosse che, tra sabato e lunedì della scorsa settimana, il procuratore aggiunto Paolo Ielo ha sentito prima Roberta Lombardi, quindi Marcello De Vito e infine tale Canali, consulente del Movimento in Regione. I tre vengono sollecitati sull'origine del dossier che aveva azzoppato durante le "Comunarie" la candidatura di De Vito a beneficio di quella della Raggi. La Lombardi spiega a Ielo di aver saputo che autore del dossier era stato Raffaele Marra e indica in Canali, alla Regione, la sua fonte.

 

DE VITODE VITO

De Vito, interrogato domenica pomeriggio, sostiene al contrario di non sapere. «Il dossier contro di me opera di Marra? Era una voce», dice. Cosa che sostiene anche Canali che, sentito lunedì scorso, nega di aver mai riferito alla Lombardi che Marra avesse messo mano a quell'operazione di regolamento dei conti interni. Canali, durante la sua testimonianza, apprende però anche dell'altro, fino a quel momento protetto dal segreto delle indagini, sui flussi finanziari di Salvatore Romeo.

 

Il procuratore aggiunto Ielo, che in quel momento ipotizza che il meccanismo delle polizze possa coprire una forma di finanziamento illecito, gli chiede infatti se nel Movimento qualcuno avesse mai sentito quella storia. Canali cade dal pero. E tuttavia, siamo a lunedì, a tre giorni dall' interrogatorio della Raggi, quella notizia - l'esistenza delle polizze scoperte dalla Procura - è ormai entrata nel circuito Cinque Stelle. Meglio, nel circuito dell' ala lombardiana dei Cinque Stelle. E' un' arma formidabile. Che viene usata, facendola brillare. Non è il primo, né l' ultimo regolamento di conti interno. Non è difficile immaginare che non sarà l' ultimo.

 

2 - IL CAPO M5S ATTACCA LA GRANDE ACCUSATRICE: BASTA, È COLPA SUA SE SIAMO ARRIVATI QUI

RAGGI LOMBARDIRAGGI LOMBARDI

Alessandro Trocino per il “Corriere della Sera”

 

«Adesso basta, non ne posso più, sta veramente esagerando. Se non ci fosse stata lei tutto questo non sarebbe successo. Vorrei sapere come è arrivata questa cosa delle polizze ai giornali. E il dossier patacca contro De Vito?». Beppe Grillo è furioso, urla, non si dà pace. Ma l'oggetto della sua rabbia non è, come ci si potrebbe aspettare, Virginia Raggi. A scatenare l'ira del fondatore dei 5 Stelle è Roberta Lombardi, la grande accusatrice della sindaca. Che ora viene indicata di essere la «gola profonda» di giornali e pm.

 

ELLEKAPPA su lombardi raggi grillo m5sELLEKAPPA su lombardi raggi grillo m5s

È stata la Lombardi a definire Marra «il virus che ha infettato il Movimento». Lei l'unica a puntare il dito contro i «quattro amici al bar». Lei a incalzare la sindaca, tanto che nelle chat la Raggi si sfogava: «La Lombardi non la sopporto, deve fare pace con il suo cervello». Il gelo che da qualche mese contraddistingue i rapporti con i vertici è arrivato a livelli di guardia. Grillo sta meditando di intervenire pesantemente. Difficile trovare un motivo per espellere un' esponente così importante: la Lombardi è stata membro del Direttorio e organizza le feste dei 5 Stelle.

 

Ma Grillo avrebbe intenzione di convocare lei e altri dissidenti, per dare un ultimatum: o danno un taglio a questa raffica di critiche e a questo stillicidio di informazioni «diffamatorie» che arrivano alle Procure e ai giornali, oppure saranno presi provvedimenti definitivi.

DIRETTORIO ROMANO 5 STELLE VIRGINIA RAGGI PAOLA TAVERNA ROBERTA LOMBARDIDIRETTORIO ROMANO 5 STELLE VIRGINIA RAGGI PAOLA TAVERNA ROBERTA LOMBARDI

 

Del resto, ci si avvicina alle urne e non ci si può più permettere il dissenso interno. Ieri un' afonia improvvisa ha trasformato le bacheche dei parlamentari in lande desolate.

Solo qualche post sparso, per lo più su «Sos Lupo», con stuoli di commentatori contrapposti. Mutismo risultato della disciplina imposta dai vertici: «Chi critica la Raggi è fuori». Una minaccia già esplicitata giorni fa sul blog da Grillo. Con minacce di «richiami e sospensioni». E senza eccezioni: «Non si fanno sconti a nessuno».

 

RAGGI DE VITO LOMBARDI DI MAIO FRONGIARAGGI DE VITO LOMBARDI DI MAIO FRONGIA

Messaggio che allora era rivolto a Roberto Fico, reo di aver spiegato come il Movimento non fosse né putiniano né trumpiano. La linea del rigore si applica a maggior ragione ora che il Movimento è sotto attacco. Grillo ha deciso di concedere fiducia alla sindaca. Anche se in una lunga telefonata l' ha avvertita: «Virginia, io ti difendo ma basta chiacchiere, servono risultati». Anche perché in vista delle Politiche la vera polizza di salvezza, ben più sostanziosa di quelle di Romeo, è la sopravvivenza politica della giunta romana. E allora la compattezza deve essere militare.

 

E se il giorno dell' interrogatorio Andrea Colletti era stato l' unico a chiedere che la Raggi spiegasse, ieri lo stesso deputato ha fatto marcia indietro, accontentandosi del «non sapevo» della Raggi: «Bene, le spiegazioni sono state date. Andiamo avanti».

Avanti a dritta, con il plotone degli ortodossi infuriato ma messo a tacere. Fino alla battaglia finale, se ci sarà.

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