huawei zte mario draghi

GOLDEN DRAGHI - PER LA TERZA VOLTA IN TRE MESI MARIO DRAGHI HA USATO IL GOLDEN POWER: NEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DEL 20 MAGGIO È STATO APPROVATO UN DPCM PER STOPPARE LA PRESENZA CINESE NELLA RETE DI VODAFONE (COLAO CHE DICE?) – L’OBIETTIVO È SEMPRE IL SOLITO: RENDERE IL 5G ITALIANO SEMPRE MENO DIPENDENTE DAI “FORNITORI NON AFFIDABILI”, OSSIA ZTE E SOPRATTUTTO HUAWEI, PRESENTE NEL 60% DELL’INFRASTRUTTURA 5G VODAFONE

Gabriele Carrer per www.formiche.net

 

MARIO DRAGHI 1

Continua il lavoro del governo di Mario Draghi per mettere in sicurezza la rete 5G italiana. Già a marzo, a pochi giorni dal suo insediamento, il nuovo esecutivo aveva esercitato la normativa Golden power in due occasioni. Entrambe riguardavano le società cinesi accusate dagli 007 statunitensi di spionaggio per conto del governo cinese e contro cui a fine 2019 si era schierato il Copasir, chiedendone l’esclusione dall’infrastruttura italiana. La prima era in merito a un’intesa tra Fastweb e Zte. La seconda su un accordo di Linkem con Huawei e Zte.

 

HUAWEI

Nei giorni scorsi, la terza mossa. Nel corso del consiglio dei ministri del 20 maggio 2021, il ventesimo dell’era Draghi, è arrivato il via libera al decreto del presidente del Consiglio con l’“esercizio dei poteri speciali, con prescrizione, per la società Vodafone Italia Spa concernente la fornitura di beni e servizi necessari per la costruzione e l’aggiornamento delle reti di accesso radiomobile 5G della società Vodafone Italia S.p.a”.

 

JOE BIDEN HUAWEI

La nota consegnata alle commissioni è asciutta ma ricorda quella contenuta nel Dpcm firmato dall’allora presidente Giuseppe Conte durante il primo consiglio dei ministri del governo giallorosso. Era il 5 settembre 2019 e il decreto riguardava “l’esercizio di poteri speciali mediante l’imposizione di specifiche prescrizioni nei confronti della società Vodafone Italia Spa in relazione ad accordi aventi ad oggetto l’acquisto di beni e servizi per la realizzazione e la gestione di reti di comunicazione elettronica basate sulla tecnologia 5G”. Coinvolti in quell’esercizio della Golden power, su proposta dell’allora ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, ci furono anche Tim, Wind Tre, Fastweb e Linkem.

 

mario draghi giuseppe conte

La scelta del governo Conte II fu duramente criticata da Pietro Guindani, allora presidente di Asstel e da luglio 2008 presidente del cda di Vodafone Italia. Come avevamo raccontato su Formiche.net, Guindani definì l’esercizio dei poteri speciali “una forzatura”.

 

pietro guindani asstel 1

Ma l’intento, ieri come oggi, è rendere il 5G italiano meno dipendente dai cosiddetti “fornitori non affidabili”, ossia Huawei e Zte, attraverso due strumenti: l’esercizio della normativa Golden power e il Perimetro di sicurezza nazionale cibernetica che, messo a punto dal Dis sotto la regia del vicedirettore Roberto Baldoni, il 23 giugno inizierà il suo semestre di test.

 

MARIO DRAGHI.

Vodafone, in particolare, utilizza Huawei nel Ran (come emerge chiaramente nella nota che accompagna il recente Dpcm) ma non nel Core: è quanto emerge dal rapporto “I costi nascosti dei fornitori non affidabili nelle reti 5G“ finanziato da un bando del dipartimento di Stato statunitense e realizzato dal Cefriel, centro di ricerca del Politecnico di Milano. Secondo le stime dello stesso documento, Huawei è presente nel 60% dell’infrastruttura 5G Vodafone.

 

VITTORIO COLAO

Proprio l’operatore che fu guidato per un decennio, dal 2008 al 2018, da Vittorio Colao, scelto dal presidente Draghi come ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale, ha annunciato un mese fa di aver unito le forze con la statunitense Qualcomm Technologies per lo sviluppo della tecnologia Open Ran. Si tratta di un progetto pensato per promuovere la diversificazione dei fornitori di apparecchiature di rete, che ha incassato il sostegno degli Stati Uniti.

huawei

 

A inizio anno, un alto funzionario del dipartimento di Stato americano aveva spiegato a Formiche.net che il sistema “offre la promessa di un futuro con una varietà di software e hardware e la possibilità per gli operatori di disaggregare i loro network fra diversi fornitori usando interfacce aperte”. Si tratta di una diversificazione del rischio su cui gli Stati Uniti vogliono “lavorare con gli alleati, Italia inclusa”, aveva dichiarato ancora in un colloquio avvenuto pochi giorni dall’insediamento del presidente Joe Biden.

huawei

 

Di lì a poco sarebbe cambiato anche l’inquilino di Palazzo Chigi. E quello nuovo, Mario Draghi, si presentò a febbraio al Senato spiegando che il suo governo sarebbe stato “convintamente europeista e atlantista, in linea con gli ancoraggi storici dell’Italia: Unione europea, Alleanza Atlantica, Nazioni Unite”.

 

Una linea – ribadita anche dal ministro Colao a metà marzo in occasione della sua prima audizione davanti alle commissioni del Senato – che sul 5G è già stata affermata con forza per tre volte in tre mesi e mezzo.

Ultimi Dagoreport

vance meloni trump le pen

DAGOREPORT - LA MEGA-BATOSTA SUBITA DA TRUMP ALLE MIDTERM PROVOCHERÀ UN EFFETTO DOMINO CHE RIBALTERA' NON SOLO GLI EQUILIBRI INTERNI AGLI STATI UNITI, MA QUELLI DI TUTTO IL MONDO – NEL PARTITO REPUBBLICANO USA CI SI PREPARA ALLA “GUERRA CIVILE” (BANNON DIXIT): IL 'MAGA' VANCE FRIGNA PER LA GUERRA IN IRAN, MA IL SUO NOME È ORMAI BRUCIATO. UNA SFIDA CON RUBIO FAREBBE DEFLAGRARE L’INCOMPATIBILITÀ TRA I “MAGA” E IL PARTITO REPUBBLICANO, CHE SOLO TRUMP SAPEVA TENERE - LA ROVINOSA CADUTA DELLA DESTRA SOVRANISTA AMERICANA, CHE FINO A IERI SEMBRAVA INARRESTABILE ANCHE IN EUROPA, TRASCINA ANCHE GIORGIA MELONI: L’EX TRUMPETTA ORA PROVA A MARCARE DISTANZA DAL TYCOON, MA È LEI STESSA, NEL NUOVO LIBRO DI VESPA, A DIRE CHE NON SI PENTE DEL SUO FLIRT CON IL TRUMPONE – PESSIME NOTIZIE ANCHE PER MARINE LE PEN (LA DEBACLE DELL'IDIOTA E' UNA SPINTA PER I PARTITI FRANCESI AD ALLEARSI) - SE LA FINE DEL TRUMPISMO DIVENTA UNA LAPIDE PER NETANYAHU, LA PROSSIMA VISITA DI PAPA LEONE XIV DAL TRUMPINO ARGENTINO JAVIER MILEI ASSUME TUTTO UN ALTRO SIGNIFICATO (LA MOTOSEGA SE LA PUO' METTERE IN QUEL POSTO) - IL RUOLO DI OBAMA, L'ASCESA DI JON OSSOFF, IL FLOP IN BORSA DI MUSK, IL PUTIN TRUMP-AZZOPPATO...

tajani meloni annarita patriarca

NAPOLISPIA! - FRATELLI D'ITALIA E FORZA ITALIA FIRMANO UN “PATTO DI NON ANNESSIONE”: NESSUNO DEI DUE PARTITI ACCOGLIERÀ PARLAMENTARI FUORIUSCITI DALL’ALTRO IN VISTA DELLE ELEZIONI – UN ACCORDO CHE HA UNA LOGICA INOPPUGNABILE, MA METTE NEI GUAI (POLITICAMENTE) LE MIRE DEI PICCOLI RAS LOCALI E STOPPA IL TRASLOCO DAGLI AZZURRI AI MELONIANI DI ANNARITA PATRIARCA, DEPUTATA DI FI SCHIERATA CON I “RIBELLI” DI GIORGIO MULÈ - LUNEDÌ PROSSIMO A NAPOLI SBARCA ARIANNA MELONI, IN PIENA CAMPAGNA ELETTORALE PER LA SUA CANDIDATURA ALLE POLITICHE…

adriano galliani helga costa

DAGOREPORT - SI ALLUNGANO I SOSPETTI DI CONFLITTO DI INTERESSE SU ADRIANO GALLIANI, CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DELLA FIGC CONTRO MALAGO’: NON C’E’ SOLO LA GRANA DEL FIGLIO GIANLUCA, AZIONISTA DI UNA TECH COMPANY CHE FA CONCORRENZA ALLA LEGA SERIE A SUL FANTACALCIO. C’E’ ANCHE IL NODO DEL FIGLIO DELLA MOGLIE HELGA COSTA, ALAN RODRIGUEZ, CHE FA IL PROCURATORE SPORTIVO NELLA SCUDERIA DI BEPPE RISO (CHE HA CONCLUSO IN QUESTI ANNI DIVERSI AFFARI CON GALLIANI) - COME SI METTE L’EX BRACCIO DESTRO DI BERLUSCONI RISPETTO ALL’ARTICOLO 29 DELLO STATUTO FIGC CHE PARLA DI INCOMPATIBILITA’ IN CASO DI CONFLITTO DI INTERESSI? LA GIUSTIZIA SPORTIVA NON HA NULLA DA RILEVARE?

leonardo maria del vecchio fedez selvaggia lucarelli fedez

DAGOREPORT – DIETRO ALL’OPA (FALLITA) DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO SUL “FATTO QUOTIDIANO”, C’È FORSE LO ZAMPONE DI FEDEZ? – L’EX MARITO DI CHIARA FERRAGNI VEDE NEL QUOTIDIANO DI TRAVAGLIO, E NELLA FIRMA DI SELVAGGIA LUCARELLI, UN NEMICO DA ABBATTERE: SOGNA DI DIVENTARE UN MAGNATE DELL’EDITORIA (VUOLE TRASFORMARE IL SUO "PULP PODCAST" IN UNA TESTATA GIORNALISTICA) E CONTROLLARE LA “NARRAZIONE” SULLE SUE GESTA (DAGLI AFFARI ALLE RISSE IN DISCOTECA) – IL RAPPORTO CON "LENNY" DEL VECCHIO È CONSOLIDATO. E LA SOCIETÀ DI FEDEZ, “DOOM”, SAREBBE ANCHE DIETRO LO SBARCO DI LMDV SU “X” 

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?