SAN RAFFAELE IN CROCE - PERCHÉ IL BANANA NON INTERVIENE (COME PROMESSO A INIZIO ANNO) A SALVARE IL SUO AMICO E CONFESSORE DON VERZÈ? - LA BALDANZA DEL ‘GHE PENSI MI’ È FINITA CON LA MAZZATA DA 560 MLN € DA DARE A DEBENEDETTI PER IL LODO MONDADORI - MOLTI CLINICI CONTRO ROTELLI - IL PAPA NON VUOLE PROSCIUGARE LE CASSE VATICANE CON UN IMPEGNO DI LUNGO PERIODO MA PER RIMETTERE IN PIEDI I CONTI DELL’OSPEDALE SERVIRANNO ALMENO 4 ANNI…

Andrea Tornielli per "la Stampa"

Il cda del San Raffaele si riunisce nuovamente questa mattina, per la prima volta dopo la decisione della Procura di presentare l'istanza di fallimento. E cominciano a emergere maggiori particolari sulla genesi e lo sviluppo di un'operazione che negli ultimi mesi ha visto intrecciarsi il mondo della finanza e della sanità con quello vaticano.

All'inizio del 2011, di fronte all'ingente mole di debiti provocati dalla faraonica gestione di don Luigi Verzè, il premier Silvio Berlusconi si era detto disponibile a intervenire per salvare l'ospedale dove lui stesso va a farsi curare. Ma l'attesa sentenza della Corte d'Appello sul Lodo Mondadori, che imporrà a Fininvest il pagamento di 560 milioni di euro alla holding di Carlo De Benedetti, «congela» le intenzioni del premier, non più in grado di venire incontro alle necessità dell'amico prete. Il Cavaliere aveva affidato la pratica a uno dei suoi consiglieri più ascoltati, il super consulente d'impresa Bruno Ermolli.

È lui a cercare di mettere insieme una gruppo di imprenditori in grado di rilevare l'ospedale. Si fa così avanti Giuseppe Rotelli, uno dei maggiori imprenditori della sanità lombarda e italiana. Negli ambienti del San Raffaele molti clinici si mostrano però insofferenti: temono che l'ospedale diventi una «clinica d'affari», che passi in secondo piano l'attenzione al malato caratteristica dell'ispirazione originaria di don Verzè, il quale si convince ad esplorare altre vie.

Così, lo scorso marzo, l'anziano sacerdote mette in moto tutti gli amici del mondo della finanza, delle banche e della politica. Scende in campo anche il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni. È lui a interpellare direttamente il Segretario di Stato Tarcisio Bertone. Il cardinale, all'inizio titubante, chiede a due uomini di sua fiducia, il presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi e il manager della sanità Giuseppe Profiti, di esaminare i conti del San Raffaele.

Profiti, il più ottimista sull'esito dell'operazione, convince Bertone. E la nuova squadra entra nel cda prendendo le redini dell'ospedale: oltre a Profiti e Gotti, c'è l'ex Guardasigilli Giovanni Maria Flick, anch'egli stimatissimo da Bertone, che ha cercato invano di affidargli sia la guida dell'istituto Toniolo, cassaforte dell'Università cattolica, sia la presidenza dell'Aif, l'autorità che vigila sull'applicazione in Vaticano delle norme antiriciclaggio. Con loro entra anche l'imprenditore cattolico genovese Vittorio Malacalza, che si mette a disposizione per collaborare al progetto della Segreteria di Stato.

La visione dei conti riserva brutte sorprese. E il 18 luglio il suicidio di Mario Cal, braccio destro di don Verzè, fa precipitare la situazione. La Procura di Milano, che prima aveva concesso ai nuovi arrivati alcuni mesi per la presentazione di un piano di risanamento, contrae i tempi e fissa la scadenza del 15 settembre.

La cordata bertoniana fa lavorare a tempo pieno i revisori di Deloitte, il superconsulente Enrico Bondi - che interviene in cambio di un compenso simbolico - e i legali dello studio Gianni Origoni. I debiti del San Raffaele ammontano a un miliardo e mezzo di euro, solo nel primo semestre del 2011 le perdite si attestano sui 40 milioni di euro. Ci sono centinaia di fornitori dell'ospedale che non vengono pagati da due anni e sono anch'essi sull'orlo del fallimento.

La nuova cordata decide di isolare le attività sanitarie italiane dal resto e presenta un piano che prevede l'esborso in contanti di circa 300 milioni di euro, ripartiti tra lo Ior e Malacalza, più l'accollo delle perdite previste nei sei mesi successivi (circa 50 milioni di euro) e l'accollo di alcuni debiti per altri 300-400 milioni di euro: in totale circa 750 milioni di euro.

Le attività e le passività che la banca vaticana e Malacalza intendono acquisire saranno trasferite a una nuova società (newco), che a sua volta dovrebbe costituire una nuova fondazione, in modo da poter ricevere i contributi del cinque per mille. La vecchia fondazione San Raffaele incasserebbe il valore della nuova società, dismettendo le attività che le sono rimaste e pagando i creditori.

Secondo le stime di Profiti in due anni il San Raffaele potrebbe essere risanato. Stime più prudenti affermano che di anni ce ne potrebbero volere quattro. L'intenzione della cordata bertoniana è di arrivare a un concordato preventivo sottoposto al controllo della magistratura e il piano di risanamento presentato il 15 settembre deve essere approvato dai consulenti del Tribunale fallimentare entro il 10 ottobre.

Ma la Procura, anche a seguito dell'inchiesta su Cal, è andata avanti e ha presentato l'istanza di fallimento: una complicazione che non dovrebbe bloccare l'iniziativa della squadra di Bertone.

L'interesse del Vaticano è quello di salvare un gioiello e un modello per la qualità delle cure e la ricerca. Anche se l'operazione - le cui motivazioni non sono state ancora comunicate né spiegate - ha suscitato perplessità e dubbi negli ambienti d'Oltretevere e in quelli della Chiesa italiana: per la somma consistente che il Vaticano deve impegnare e per le implicazioni legate all'insegnamento e alla sperimentazione attuati dal San Raffaele, non in sintonia con l'insegnamento cattolico.

Lo scorso 17 settembre, a Castel Gandolfo, i cardinali Bagnasco e Bertone hanno parlato anche di questo con Benedetto XVI. Il Segretario di Stato avrebbe assicurato che l'impegno finanziario del Vaticano sarà limitato nel tempo, in attesa di far subentrare nuovi soci. E se l'operazione salvataggio andrà in porto, bisognerà tener conto anche del parere del nuovo arcivescovo Angelo Scola, che il Papa ha voluto inviare sotto la Madonnina.

 

BERLUSCONI DON VERZE OSPEDALE SAN RAFFAELETarcisio Bertone Don Verze' e Mario CalGIOVANNI MARIA FLICK Giuseppe Rotelli ENRICO BONDI VITTORIO MALACALZA

Ultimi Dagoreport

valter lavitola placca palazzo chigi presidenza del consiglio

FLASH! – QUANTI MISTERI, VALTERINO! COS’HANNO TROVATO I CARABINIERI DURANTE LA PERQUISIZIONE A CASA DI LAVITOLA, IL 4 LUGLIO 2026? OLTRE A TRE CELLULARI (GIA' BEN RIPULITI DALLA MESSAGGISTICA CON RANUCCI), DUE CHIAVETTE USB, SVARIATI MANOSCRITTI E UN COMPUTER, SONO SBUCATI ANCHE DUE DISTINTIVI INTESTATI ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, BENCHE' PRIVI DEL TESSERINO CHE RIPORTA MATRICOLA E FOTO (E' BENE RICORDARE CHE ANCHE GLI AGENTI DEI SERVIZI DIPENDONO DA PALAZZO CHIGI) - COME, QUANDO E PERCHE' LAVITOLA E' RIUSCITO  A ENTRARE IN POSSESSO DI TALI "PLACCHE" (CHE NON ERANO IN USO ALL'EPOCA DEI SUOI RAPPORTI CON BERLUSCONI PREMIER)?

fulvio martusciello occhiuto zangrillo

IN FORZA ITALIA C’È UN CLIMA INFAME – IL TAJANEO FULVIO MARTUSCIELLO MANDA UN MESSAGGIO NELLA CHAT DEL PARTITO CAMPANO E INVITA A DISERTARE LA GIORNATA DI OGGI DEL CONVEGNO DEI GIOVANI IMPRENDITORI DI CONFINDUSTRIA A CAPRI: “IL PROGRAMMA DI OGGI È DAVVERO FIACCO”. IL MOTIVO? OGGI ALL’EVENTO PARLERANNO I DUE ACERRIMI AVVERSARI INTERNI DI TAJANI: ROBERTO OCCHIUTO E PAOLO ZANGRILLO – “DOMANI INVECE TUTTI PRESENTI PER APPLAUDIRE ‘IL NOSTRO UNICO LEADER’ (MA CHI E’, KIM JONG UN?)

meloni merz le pen trump

DAGOREPORT - NEI GIORNI IN CUI A BRUXELLES SI TIENE UN CONSIGLIO EUROPEO INFUOCATO, GIORGIA MELONI PERDE IL SUO UNICO ALLEATO: MERZ. SUL BILANCIO COMUNITARIO, IL CANCELLIERE TEDESCO VOLTA LE SPALLE ALLA DUCETTA, CHE SOGNA UN BILANCIO GONFIO, E SI ACCODA AL FRONTE DEI PAESI FRUGALI: "DOBBIAMO RIDURLO IN MODO SIGNIFICATIVO" - INOLTRE, LA MELONI, ORA CHE NON C'È PIÙ L'UNGHERESE VIKTOR ORBAN, SCONFITTO ALLE ELEZIONI DI APRILE, È RIMASTA L'UNICA A DIFENDERE IL DIRITTO DI VETO, CHE BLOCCA OGNI DECISIONE A BRUXELLES - A VIENNA SI SONO RIUNITE LE TESTE D'UOVO DEL VECCHIO CONTINENTE PER INTERROGARSI SUI TERREMOTI POLITICI CHE POTREBBERO SCUOTERE IL MONDO NEI PROSSIMI MESI: DELLE ELEZIONI ITALIANE, ANCORA SENZA UNA DATA, NEPPURE UNA PAROLA. A TOGLIERE IL SONNO AI POTENTONI EUROPEI SONO SOPRATTUTTO TRE APPUNTAMENTI ELETTORALI: ISRAELE, STATI UNITI E FRANCIA....

giuseppe castagna giancarlo giorgetti banco bpm credit agricole

DAGOREPORT - MENTRE GLI OCCHI DI TUTTI SONO PUNTATI SUL PALIO DI SIENA TRA MPS E INTESA, CON FARE SILENTE E QUASI ACCOMODANTE, COM’È IL LORO STILE, I FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE STANNO ALLUNGANDO LE LORO MANINE SU BANCO BPM, SECONDO POLO BANCARIO ITALIANO PER RETE DI SPORTELLI - PER RENDERE L’ISTITUTO, CARO ALLA LEGA, NON PIÙ CONTENDIBILE (VEDI L’OPS DI UNICREDIT FERMATA A COLPI DI GOLDEN POWER), IL MINISTRO DEL MEF GIORGETTI HA PORTATO DENTRO IL CAPITALE SOCIALE DEL BANCO I FRANCESI, GIA’ A CAPO DEL GRUPPO CREDIT AGRICOLE ITALIA - UNA VOLTA RAGGIUNTO IL 29,3% DI BPM, NELLA TESTA DI PARIGI SPUNTA LA GENIALE IDEA: PERCHÉ IMBARCARSI IN UN’OPA ONEROSA SUL BANCO CARO AL CARROCCIO, QUANDO LO SI PUÒ ESPUGNARE “A GRATIS”, SENZA SGANCIARE UN EURO DI PREMIO AI SUOI AZIONISTI? - C’EST FACILE! BASTA FAR CREDERE CHE SIA BPM A COMPRARE CREDIT AGRICOLE ITALIA: IL BANCO INCORPORA LA CONTROLLATA DEI FRANCESI, E IL RISULTATO “POLITICO” È CHE GLI ITALIANI SI PRENDONO LA BANCA TRANSALPINA. IL PIÙ CLASSICO GIOCO DI PRESTIGIO…

giulia presutti

OCCHI FODERATI DI...PRESUTTI – DAL CASO DELLA DENUNCIA DI MOLESTIE SESSUALI NEI CONFRONTI DI NELLO TROCCHIA E SARA GIUDICE (ACCUSE POI ARCHIVIATE), ALLE DISCUTIBILI CENE AL "CEFALU’ BISTRO’" DI LAVITOLA, LA RESISTIBILE ASCESA (E REPENTINA DISCESA?) DI GIULIA PRESUTTI - LA 36ENNE GIORNALISTA RAI, DOPO AVER FATTO RIBELLARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE L'INTERO GRUPPO DI LAVORO DI “MI MANDA RAI TRE” -LA REDAZIONE DEL PROGRAMMA SI CHIEDE: PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME LEI, CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHE' PAOLO CORSINI INTIGNA NEL VOLERLA "LANCIARE" A DISPETTO DEI SANTI? - LA PIACENTE GIULIA E' FIGLIA DEL POTENTE PIERCARLO PRESUTTI, DA 17 ANNI CAPO DELLO SPORT DELL'ANSA, E UOMO DI RELAZIONI TRASVERSALI NELLA ROMANELLA EDITORIAL-POLITICA...

marco caputo giovanni alibrandi rai radio

DAGOREPORT – RADIO RAI, UN UFFICIO DI COLLOCAMENTO PER AMANTI, MOGLI, AMICI DI: DAL CASO CLAUDIA CONTE ALL’INFORNATA DI BELLE E PROCACI GIOVANI SU RADIO2, C’È GROSSO MALESSERE A VIA ASIAGO – IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL PROSSIMO ANNO, È PARTITO IL SOLITO VALZER DI ABBOCCAMENTI CON LA POLITICA (ALCUNI DIRETTORI GIA' S'ALLISCIANO VANNACCI) – LE POLTRONE CHE TRABALLANO: MARCO CAPUTO, DIRETTORE DI RADIO RAI, E GIOVANNI ALIBRANDI, GRAN CAPO DI RADIO2, NOMINATO IN QUOTA LEGA MA POI ALLONTANATOSI DAL CARROCCIO - EMA STOCKHOLMA E LA NUMEROSA SQUADRA DI "BADANTI" AL SUO SEGUITO - LA GRANDE INFORNATA DI "INFLUENCER" E BONAZZE VARIE A RADIO2...