1. PERCHÉ LA BOLDRINI CHE TUONA CONTRO LA CASTA NON CAZZIA IL SUO CAPO VENDOLA? 2. VIOLANDO LA LEGGE, NICHI, AL PARI DI ROBERTO COTA (LEGA), MANTIENE LE CARICHE DI GOVERNATORE E DI DEPUTATO INCASSANDO ALLEGRAMENTO UN DOPPIO STIPENDIO 3. CI SONO DECINE DI NEOPARLAMENTARI CHE HANNO IL PIEDE IN DUE STAFFE. I PARAGURI ASPETTANO: COSÌ SE SI SCIOLGONO LE CAMERE NON RESTANO SENZA POLTRONA

Vittorio Pezzuto per www.lanotiziagiornale.it

Subito dopo aver ricevuto il pre-incarico dal capo dello Stato, Pier Luigi Bersani aveva annunciato solennemente che le priorità del suo governo sarebbero state «incandidabilità, ineleggibilità, incompatibilità».

Un'ottimistica dichiarazione d'intenti antiberlusconiana che strizzava l'occhio ai pentastellati di Beppe Grillo e che accantonava colpevolmente le emergenze che dovrebbero stare a cuore di un esecutivo consapevole dello stato pre-fallimentare del Paese: la ricontrattazione in sede europea del nodo scorsoio del fiscal compact, l'iniezione di liquidità alle imprese moribonde che hanno avuto il torto di lavorare per la pubblica amministrazione, la radicale modifica della riforma del lavoro voluta dal ministro Fornero e che alla prova dei fatti si è dimostrata esiziale per le speranze degli imprenditori così come di tanti precari e disoccupati.

Sappiamo tutti quali risultati abbia prodotto la tetragona ostinazione bersaniana di andare a sbattere (in diretta streaming) contro il "tanto peggio, tanto meglio" degli eteredodiretti parlamentari grillini.

Eppure, di quei suoi propositi iniziali, crediamo vada quantomeno salvata l'intenzione di risolvere al più presto il serio problema dell'incompatibilità di molti parlamentari con le altre cariche istituzionali che tuttora ricoprono.

LA LEGGE

Il secondo comma dell'articolo 122 della Costituzione parlerebbe chiaro: «Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento, ad un altro Consiglio o ad altra Giunta regionale, ovvero al Parlamento europeo». Sta di fatto che molti neoparlamentari preferiscono ignorare tale divieto, ostinandosi a restare il più a lungo possibile su entrambe le loro poltrone, romana e regionale.

I leader indiscussi di questa agguerrita pattuglia sono i presidenti del Piemonte Roberto Cota e della Puglia Nichi Vendola. E dispiace constatare come la neopresidente della Camera Laura Boldrini, che dal giorno della sua nomina non ha perso occasione per stigmatizzare la protervia della casta politica, non abbia finora obiettato alcunché alla discutibilissima scelta del suo leader di partito.

Il quale come se niente fosse partecipa assiduamente ai lavori d'aula, prende parte alle votazioni, rallenta o blocca con la sua presenza nella capitale la normale attività istituzionale della sua Giunta regionale.

Anche perché, per limitarci al caso della Puglia, il suo censurabile esempio viene tuttora seguito anche da altri sette furbetti: l'assessore-deputato Michele Pelillo (Pd) e l'assessore-senatore Dario Stefano (Sel) nonché i consiglieri-deputati Toni Matarrelli (Sel), Antonio Decaro (Pd), Rocco Palese (Pdl) e i consiglieri-senatori Pietro Iurlaro e Massimo Cassano (entrambi del Pdl).

Resta pertanto da capire come sia possibile una situazione che né il buon senso istituzionale né soprattutto il dettato costituzionale riescono a impedire.

TRASPARENZA

L'articolo 15 del Regolamento della Giunta per le elezioni di Montecitorio stabilisce che entro trenta giorni dal momento della sua proclamazione ciascun deputato deve dichiarare le cariche e gli uffici di ogni genere che ricopriva alla data della presentazione della candidatura e quelle che ricopre in enti pubblici o privati, anche di carattere internazionale, nonché le funzioni e le attività imprenditoriali o professionali comunque svolte.

Accertata un'eventuale incompatibilità, la Giunta trasmette immediatamente la notizia al presidente della Camera, che a sua volta invita il deputato a optare o meno - entro e non oltre trenta giorni - a favore della carica da deputato.

Dal momento che gli eletti sono stati proclamati in date differenti dai singoli uffici circoscrizionali (comunque a partire dal 5 marzo) oppure dalla stessa Camera (nel caso dei subentranti ai plurieletti, il che è avvenuto nella seduta dello scorso 15 marzo), ne consegue che presidenti, assessori e consiglieri regionali potranno sedere tranquillamente in Parlamento fino al 5-15 maggio.

Al Senato le cose sono regolamentare in maniera leggermente diversa.
Trascorsi trenta giorni dalla proclamazione degli eletti, la Giunta delle elezioni può aprire un procedimento di contestazione a carico di un singolo membro di Palazzo Madama (che in tal caso deve comunicare la sua opzione entro brevissimo tempo, in genere tre giorni) oppure - con voto unanime - può trasmettere una relazione scritta che ne propone direttamente all'aula la decadenza dalla carica. In realtà i numerosi deputati e senatori che ricoprono contemporaneamente cariche istituzionali regionali rischiano di restare tranquillamente al loro posto per molto più tempo.

E questo perché le Giunte delle elezioni di Camera e Senato non sono state ancora costituite dal momento che non si sa chi abbia diritto a presiederle.

Tale ruolo spetta infatti a due esponenti della minoranza ma l'assenza di un Governo approvato dalle Camere rende al momento impossibile determinare la collocazione dei singoli gruppi parlamentari nei contrapposti banchi della maggioranza e dell'opposizione.

INCOMPATIBILITÀ

Tralasciando le ovvie considerazioni sulla moralità politica degli eletti che preferiscono ostinarsi in questa triste ‘melina' (temono infatti che un eventuale scioglimento del Parlamento entro il 15 maggio li lasci improvvisamente senza poltrona), ne deriva un problema istituzionale di non poco conto.

Come noto, il prossimo 15 aprile il Parlamento dovrà riunirsi in seduta comune (opportunamente integrato dai rappresentanti delle regioni) per l'elezione del nuovo capo dello Stato. Si verificherà così l'incredibile circostanza che diversi parlamentari che l'articolo 122 della Costituzione stabilisce essere incompatibili con tale carica contribuiranno alla scelta di chi quella stessa Costituzione è chiamato a difendere e far rispettare.

DOPPIO STIPENDIO

Resterebbe da trattare un'ultima questione: fino a quando non saranno obbligati a fare una scelta, lorsignori prenderanno il doppio stipendio? Impossibile saperlo.
Sul tema gli uffici Competenze di Camera e Senato innalzano una densa cortina fumogena.

«Guardi, per questa domanda non può rivolgersi direttamente a noi ma deve passare attraverso l'ufficio stampa, che poi la inoltrerà per iscritto al nostro dirigente» ci è stato risposto dai funzionari di Montecitorio. «Non possiamo risponderle, è una domanda troppo tecnica. E poi siamo occupatissimi. Mandi pure una mail al nostro direttore Giovanni Lenzi» ci siamo sentiti dire dai loro colleghi di Palazzo Madama.

La nostra mail, ça va sans dire, aspetta ancora una risposta. E dire che i presidenti Boldrini e Grasso ci avevano promesso istituzioni super efficienti e trasparenti come case di vetro.

 

 

doppio vendolaPIERLUIGI BERSANI beppe grillo il fondatore del m s NICHI VENDOLA Laura Boldrini article ROBERTO COTA PALAZZO MADAMA - SENATO DELLA REPUBBLICAGRASSO E BOLDRINI IN DIRETTA A BALLAROBOLDRINI - NAPOLITANO - GRASSO - MONTIvendola dimettiti

Ultimi Dagoreport

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...