1. PERCHÉ MONTEZEMOLO HA FATTO TANTO PER COSTRUIRE LA SUA NON CANDIDATURA? 2. C’È EVIDENTEMENTE QUALCOSA CHE NON TORNA, E NON HA MOLTO A CHE VEDERE CON LA MANNAIA DI BONDI PER LA CONDANNA PER L’ABUSO EDILIZIO NELLA SUA VILLA DI ANACAPRI 3. CESARE GERONZI METTE IL DITO NELLA PIAGA: “DICIAMO CHE MONTEZEMOLO HA NON POCHI CONFLITTI DI INTERESSE, PER TACERE DELLA SUA VANITÀ OFFUSCATA DALLA PRESENZA DI MONTI. E POI: QUANTI VOTI AVREBBE PRESO LA SUA LISTA, LA LISTA MONTEZEMOLO?” 4.NESSUNO MEGLIO DI LUI DUNQUE PUÒ SAPERE CHE UNA SUA LISTA, TRA QUELLA DI MONTI E QUELLA DI PIERFURBY, IN QUESTE ELEZIONI SAREBBE ARRIVATA SOLTANTO TERZA 5. INSOMMA, LA POPOLARITÀ NON VA CONFUSA CON IL CONSENSO, UN LORENZO CESA PRENDE PIÙ VOTI DI LUI. DUNQUE MEGLIO FARE UN PASSETTINO DI LATO: “METTO LA MIA FONDAZIONE AL SERVIZIO DI MONTI”. ESSERCI, PER NON ESSERCI, QUESTA è LA PARACULATA

Salvatore Merlo per "il Foglio"

"Sono sollevato, come se avessi fatto quattro figli in una sola volta. Una sensazione incredibile, mi sono sgravato di un peso che mi toglieva il sonno". E' agli amici che Luca Cordero di Montezemolo (LCdM) ha confessato, con queste esatte parole, appena qualche giorno fa, il sollievo che prova adesso all'idea di non doversi candidare alle elezioni.

Quando glielo ha comunicato, alcuni giorni prima di farne parola con i collaboratori (delusi) della fondazione ItaliaFutura, il vecchio amico e socio Diego Della Valle gli ha dato una pacca sulle spalle e ha tirato pure lui un solidale sospiro di sollievo: "E' meglio così, ci avrebbero messo poco a distruggerti".

Ma c'è evidentemente qualcosa che non torna, e non ha molto a che vedere con la condanna per l'abuso edilizio nella sua villa di Anacapri. Negli ultimi anni LCdM ha speso dei soldi, ha speso il suo nome, ha speso del tempo, ha messo in moto la sua non indifferente macchina di relazioni, ha costruito una squadra di professori intorno al think tank ItaliaFutura, ha fatto quello che gli anglosferici chiamano networking, ha organizzato una convention con Andrea Riccardi e ha pronunciato pure un bel discorso da leader (malgrado un fastidioso incidente con il gobbo invisibile da cui leggeva, che lo ha costretto a interrompersi all'improvviso, un po' smarrito: "Uhm, potete passarmi il testo scritto?").

Insomma per anni Montezemolo ha fatto tutto ciò che è lecito immaginare debba fare un membro dell'establishment, per quanto incerto e soffice, che voglia preparare una sua entrée charmante in politica; ma alla fine, malgrado gli sforzi, e persino malgrado la presenza fisica del campione Mario Monti, l'uomo dell'establishment ha invece scelto di non esserci: "Metto la mia fondazione al servizio del professore".

Ma perché? La questione si fa interessante, misteriosa, qual è la ragione di tanto sollievo per non aver centrato un obiettivo così a lungo inseguito? "Diciamo che Montezemolo ha non pochi conflitti di interesse", azzarda Cesare Geronzi, il banchiere che lo conosce bene e che di certo non lo ama. Già vittima di implacabili e contundenti sortite di Cesare Romiti sulla sua prima problematica uscita "forzata" dalla Fiat ("lo conosco, e proprio per questo non lo voterei mai"), il presidente della Ferrari è in effetti un imprenditore dagli interessi dei più ramificati.

In estrema sintesi: la presidenza della Ferrari, la vicepresidenza di Unicredit, i fondi di investimento Charme e Charme2 (quelli, tra le altre cose, anche delle poltrone Frau), il mercato della produzione di scatole nere per automobili (che ha avuto un boom con le liberalizzazioni di Corrado Passera), e infine anche i treni Ntv: LCdM ha lasciato la presidenza, ma detiene ancora la nuda proprietà di circa un terzo delle holding che controllano la compagnia. In definitiva "avrebbe dovuto mollare tutto e ci avrebbe perso molto denaro", dice Geronzi: tra i cinque e i sette milioni di euro all'anno soltanto dalla Ferrari.

E d'altra parte è dal 2001 che Montezemolo tentenna, un po' dentro la politica, un po' fuori, blandito da Berlusconi, sempre a un passo dal fargli da ministro (il Cavaliere lo annunciò solennemente a "Porta a Porta"), e poi niente, sempre segnato dall'abilità (o soltanto dalla fortuna?) di non essersi mai fatto compromettere dal Cavaliere ("il posto di presidente del Consiglio è per il futuro a sua disposizione"), ma accompagnato pure, sempre, dal retropensiero che la sua riluttanza non fosse solo carattere, eccesso di cautela, né pignoleria né tantomeno un perfezionismo che d'altra parte non gli si conosce.

Anche Veltroni, neo leader democratico, s'era fatto avanti con lusinghiere profferte che, per quanto diluite nelle caute risposte di un personaggio così desiderato, sapevano di appuntamenti da rinviare, prenotazioni per un futuro più roseo. Ma mai niente, fino ad allargare le braccia con un sorriso quasi ribaldo: "Ho la coda davanti alla porta. Se solo volessi...". Adesso non si candida più, non vuole più: "Sono sollevato".

E Cesare Geronzi continua a decrittare, e spiegare: "C'è anche un'altra motivazione che lo porta a tirare adesso un sospiro di sollievo, per tacere della sua vanità offuscata dalla presenza di Monti. Quanti voti avrebbe preso la sua lista, la lista Montezemolo?". Forse pochini. Dice un suo vecchio amico: "Ha trovato una perfetta exit strategy. E' tutto tranne che uno sciocco, sa di essere un signore dell'alta borghesia, uno che organizza le riunioni della sua fondazione all'hotel Four Season. La politica non è per lui, lo hanno già inchiodato a battute come ‘I have a drink', e al macchiettismo un po' fru fru del ‘partito dei carini'".

Per quasi due anni, gli ultimi due anni, LCdM, cui le risorse economiche ovviamente non mancano, si è sottoposto a ogni genere di sondaggio, a cadenza settimanale si è consegnato a numerose analisi del sangue politico, a tac ideologiche, risonanze culturali, rilevazioni demoscopiche tra le più raffinate.

Nessuno meglio di lui dunque può sapere che una sua lista, tra quella di Monti e quella di Pier Ferdinando Casini, in queste elezioni sarebbe arrivata soltanto terza, come sa perfettamente anche Berlusconi, altro danaroso committente di sondaggi, che lo ha corteggiato a lungo, che lo ha fatto testare decine di volte, e che a maggio dell'anno scorso ha pure accreditato volentieri la storiella di un sondaggio fantasma che attribuiva a Montezemolo addirittura il 24 per cento dei consensi (quando in realtà, secondo la quasi infallibile Alessandra Ghisleri, galleggiava intorno al 6 per cento).

Insomma, per il presidente della Ferrari tutta la fatica e gli sforzi degli ultimi anni rischiavano di servire soltanto a fargli scoprire, alla fine, che si era trattato di un enorme sbaglio, che la popolarità non va confusa con il consenso, che insomma Lorenzo Cesa prende più voti di lui. Dunque meglio fare un passettino di lato: "La mia struttura è a disposizione di Monti". Esserci, per non esserci. Tanto più se anche gli altri amici di Rcs, del patto di sindacato che possiede il Corriere della Sera, compreso il "quasi parente" Paolo Mieli (così lo chiama LCdM), ora dubitano di tutta l'operazione montiana.

"Dentro la mia scrivania, chiusa in un cassetto, c'è una foto di Enzo Ferrari. Ogni tanto, quando non mi vede nessuno e ho bisogno di un consiglio, mi giro, apro il cassetto, prendo la foto e dico: ‘Ingegnere, che cosa devo fare?'".

Ma stavolta la decisione irrevocabile di LCdM non è dipesa dal cipiglio fotografico del fondatore della Ferrari, Montezemolo non si candiderà perché in tutta evidenza non gli conviene e poi forse anche perché, in fondo in fondo, tra tutti gli elettori italiani è lui il primo a non credere in se stesso né, forse, nel gruppo di stimatissimi intellettuali e professori che negli ultimi anni ha raccolto intorno alla fondazione ItaliaFutura e intorno all'idea - per lui ormai naufragata - di "scendere in campo".

Anche Berlusconi, ai bei tempi della sua impresa politica, aveva intorno a sé un pizzico della cultura accademica italiana, erano i Lucio Colletti, Saverio Vertone, Piero Melograni. Ordinari contro associati. "Sono sollevato, come se avessi fatto quattro figli", un incubo, la sua candidatura, che si è dissolto nella nebbia del sonno, sarà uno sponsor defilato, e - come raccontano i suoi amici - "ora immagina il suo rapporto con Monti un po' come quello che c'era tra l'Avvocato e Ugo La Malfa".

 

montezemolo riccardi, montezemolo, oliveromontezemolo MONTEZEMOLO VIGNETTALa villa di Anacapri MONTEZEMOLO MONTI Cesare Geronzi casini montezemolo Cesare Romiti Corrado Passera italo montezemolo MONTEZEMOLO E BERLUSCONIluiss40 veltroni montezemolo

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – DAJE E RIDAJE, CON CONTE IN MODALITÀ VENTRILOQUO DI TRAVAGLIO, CON I SONDAGGI CHE SPROFONDANO UN PD SUBALTERNO AL M5S SOTTO IL 20%, CON IL CAMPO LARGO RIDOTTO A UNO SPETTACOLO SEMPRE PIÙ UMILIANTE E GROTTESCO, ELLY AVRÀ PENSATO CHE ERA GIUNTA L'ORA DI FINIRLA: CARO GIUSEPPE, HA ROTTO IL CAZZO CON 'STE PROVOCAZIONI QUOTIDIANE SU EUROPA E UCRAINA, E SEMPRE CON QUEL TONETTO DA "PICCOLA, TORNA A PETTINARE LE BAMBOLE". ORA LA MISURA È COLMA: VEDIAMO CHI CE L'HA PIÙ LUNGO: “NEL PROGRAMMA UNO NON VALE UNO, IL PD HA IL DOPPIO DEI VOTI” - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE I NEURONI DI SCHLEIN FUORI DALLE SINAPSI È STATA LA DICHIARAZIONE DELL'AZZECCAGARBUGLI STELLATO: “ERO A FAVORE DI UN FEDERATORE NEL CENTROSINISTRA, MA MI È STATO DETTO DI NO”. UNA FRASETTA CHE HA STIZZITO OVVIAMENTE ELLY (MANCO NOMINATA), MA ANCHE GLI ESPONENTI DI SPICCO DEL VERTICE DEL M5S (IN PRIMIS, PATUANELLI), I QUALI DI UN EVENTUALE "TERZO UOMO" NON NE AVEVANO MAI SENTITO PARLARE - STASERA CONTE HA REPLICATO AL TURBO-VAFFA SPARATO DA ELLY FARFUGLIANDO LA SOLITA SUPERCAZZOLA CON SCAPPELLAMENTO NEL VUOTO DEI GAZEBO: "A QUESTO PUNTO NON CI SONO ALTERNATIVE ALLE PRIMARIE" (E LA GIOSTRA RICOMINCIA...) - VIDEO

sicilia toto cuffaro renato schifani gaetano armao geremia lombardo elvira amata gaetano galvagno

DAGOREPORT – IL TINTINNIO DI MANETTE FA TREMARE IL CENTRODESTRA SICILIANO IN VISTA DELLE ELEZIONI REGIONALI DEL 2027 – LA RICHIESTA DI ARRESTO PER L’EX VICEPRESIDENTE DELLA REGIONE, GAETANO ARMAO, MARITO DELL’EX “ZARINA” GIUSI BARTOLOZZI, ACCUSATO DI CORRUZIONE, HA FATTO SCALPORE. MA LE ANTENNE DI DAGOSPIA IN SICILIA CI SEGNALANO CHE IL NOME PIÙ “PESANTE”, IN TERMINI POLITICI, TRA I NOVE COINVOLTI NELL’INCHIESTA È QUELLO DI GEREMIA LOMBARDO, NIPOTE DELL’EX GOVERNATORE RAFFAELE - LOMBARDO È DEPUTATO DELL’MPA E PRESIDENTE DELL’UFFICIO DI QUESTURA DELL’ASSEMBLEA REGIONALE, DA DOVE PASSANO LE DECISIONI SULLE SPESE – I GUAI GIUDIZIARI DEL CENTRODESTRA NELL'ISOLA NON RISPARMIANO FDI: SONO A PROCESSO PER CORRUZIONE L’ASSESSORE AL TURISMO, ELVIRA AMATA, E IL PRESIDENTE DELL’ARS GAETANO GALVAGNO – E ORMAI È FUORI DAI GIOCHI ANCHE TOTO’ CUFFARO...

report sigfrido ranucci giorgio mottola italo bocchino valter lavitola giorgia meloni - giampaolo rossi

DAGO-“REPORT” - MA LA RAI ALLA FIAMMA VUOLE VERAMENTE LIBERARSI DEL “SINISTRO” SIGFRIDO RANUCCI? – MESSO ALLO SPIEDO DA ANNI PER LE INCHIESTE DI “REPORT”, UNIDIREZIONALI CONTRO LA DESTRA DI GOVERNO, COME MAI L’AD DI TELE-MELONI, GIAMPAOLO ROSSI, NEL 2024 HA MANTENUTO NEL RUOLO DI VICEDIRETTORE AD PERSONAM L'''AMICO FRATERNO'' DI LAVITOLA? - MAGARI ROSSI NON VUOLE ESSERE ACCUSATO DI AVER EPURATO "IL PIÙ IMPORTANTE GIORNALISTA D'INCHIESTA DELLA TV PUBBLICA", BENCHE' SIA FINITO NEL VERMINAIO DEL PESCIVENDOLO DEL “CEFALÙ BISTROT’’? – SERPEGGIANO ALTRI RUMORS: ROSSI POTREBBE AVER RICEVUTO DIKTAT DA ALTRI PALAZZI A CUI RANUCCI, AL DI LÀ DELLE POLEMICHE E DELLE QUERELE, SERVE ED APPARECCHIA? – NON SOLO LAVITOLA: IL RAPPORTO AMICALE DI RANUCCI CON L'UBIQUO ITALO BOCCHINO - SALE IL CLIMA DI TENSIONE NELLA SQUADRA DI “REPORT” DOVE SONO IN MOLTI A CREDERE AL REINTEGRO DI “SIG”: E METÀ REDAZIONE È PRONTA A GIRARE I TACCHI…

roberto vannacci giannetta reggio calabria meloni salvini tajani occhiuto roscioli cannizzaro lotito

DAGOREPORT – LA CALABRIA NON È STATA LA SASSONIA, MA VANNACCI HA LANCIATO UN SASSO PESANTE – IL CENTRODESTRA HA AVUTO L’ORDINE DI ESULTARE PER LA VITTORIA DI FABIO ROSCIOLI ALLE SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA, EPPURE IL RISULTATO DI FUTURO NAZIONALE IN DOPPIA CIFRA HA SPIAZZATO LA MAGGIORANZA – L’OBIETTIVO ERA SUPERARE IL 60%, MA ROSCIOLI SI È FERMATO AL 51% IN UNA CITTÀ “BLINDATA” – L’11% DI GIANNETTA DIMOSTRA CHE L’EX GENERALE SI STA ORGANIZZANDO SUI TERRITORI, AGGIUNGENDO IL “VOTO STRUTTURATO” DEI CACICCHI LOCALI A QUELLO DI OPINIONE, CHE RIESCE A INTERCETTARE IN PRIMA PERSONA – A QUESTO PUNTO, PER GIORGIA INTERROMPERE L’ASCESA DI VANNACCI STA DIVENTANDO UN ROMPICAPO...

andrea stroppa elon musk beppe grillo

DAGOREPORT - PER CAPIRE IL SENSO DELL’INCONTRO TRA IL LUOGOTENENTE DI MUSK IN ITALIA, ANDREA STROPPA, E BEPPE GRILLO BISOGNA CAPIRE IL CONTESTO DELLA DESTRA “MAGA” – ARCHIVIATO IL TRUMPISMO, IN PATRIA THIEL E MUSK PUNTANO LE LORO FICHES SU JD VANCE. MA HANNO BISOGNO DI UNA RETE INTERNAZIONALE DI “SUPPORTO” – IL SUDAMERICA SE L’È INTESTATO THIEL (CHE FLIRTA CON L'ARGENTINO MILEI), MA L’EUROPA È TERRENO DI MUSK - IN GERMANIA IL FONDATORE DI TESLA HA TROVATO SODDISFAZIONE AIUTANDO I NEONAZISTI DI AFD - E IN ITALIA? DOPO IL ''TRADIMENTO'' SULL'AFFARE STARLINK DI MELONI, CON SALVINI ALLA FRUTTA E QUEL VANNACCI SU CUI ALEGGIANO DUBBI E SOSPETTI, ECCO CHE MUSK CHIEDE AL SUO REFERENTE STROPPA DI TASTARE IL TERRENO PER CAPIRE COME E QUANDO INTERVENIRE SULLO SCENARIO ITALIANO - ANCHE INCONTRARE QUEL VECCHIO GRILLO, CHE GRAZIE ALL'EMINENZA GRIGIA TECNO-VISIONARIA DI CASALEGGIO PORTO' IL M5S AL 33%, PUO' STIMOLARE QUALCHE IDEUZZA...

carlo freccero silvio berlusconi anni ottanta 80 tv mediaset

DAGOREPORT - SARÀ STATO UN BIGNÉ IN DOPPIOPETTO, UN FABBRICANTE DI MILIARDI INDAGATO-CONDANNATO-PRESCRITTO, UNO SCIUPAFEMMINE PIÙ VIBRANTE DI UN VIBRATORE, UN POLITICO CHE ALL’ETICA HA SEMPRE PREFERITO LA COTICA. SARÀ STATO QUELLO CHE È STATO RACCONTATO IN MIGLIAIA DI ARTICOLI, LIBRI, INCHIESTE, MA UNA COSA È CERTA: SILVIO BERLUSCONI HA INTUITO, CALCOLATRICE IN MANO, CHE LA VERA EGEMONIA NON ERA PIU' CULTURALE BENSÌ TELEVISIVA – LA GRANDE INTUIZIONE, MATRICE DEL BERLUSCONISMO ANCORA OGGI VIVO E VEGETO, È STATA LA SUA CAPACITÀ DI COMPRENDERE LO SPIRITO DEL TEMPO: DAL SINISTRISMO SI PASSA AL NARCISISMO, DAL NOI ALL'IO, DALLA SOMMOSSA DELLE BIERRE ALLA MOSSA DELLE PIERRE, DA LOTTA CONTINUA AL SUCCESSO DI BREVE DURATA, DAI CELLULARI AL CELLULARE, DALLA RIVOLTA A TRAVOLTA – UN BREVE E ILLUMINANTE SAGGIO DI CARLO FRECCERO: ''LA SINISTRA STENTA A CAPIRE QUESTA FONDAMENTALE MUTAZIONE DALLA CLASSE ALLA MAGGIORANZA, DAL POLITICO AL PRIVATO. IN QUESTO VUOTO IDEOLOGICO SI INSERISCE BERLUSCONI E IL BERLUSCONISMO - NON È PIÙ LA RAI A IMPORRE AL PUBBLICO LE SUE SCELTE PEDAGOGICHE, MA IL PUBBLICO STESSO A DETTARE LE SUE LEGGI ALLA PROGRAMMAZIONE. LA GENTE, DIVENTA PER LA PRIMA VOLTA CONSAPEVOLE DEL SUO VALORE, NON IN SENSO MORALE, MA ECONOMICO…” - VIDEO