1- PIOVE, NEVICA O TIRA VENTO: LE FERROVIE VANNO PUNTUALMENTE IN TILT MA NESSUNO SI SOGNA MAI DI METTERE IN DISCUSSIONE L’INTOCCABILE MORETTI MAURO DA RIMINI 2- NATO A SINISTRA NELLA CGIL, DA CAPO AZIENDA HA IL PIGLIO DEL PADRONE DELLE FERRIERE DI DESTRA, HA PERSONALIZZATO LO SCONTRO CON MONTEZEMOLO SULLA TAV PER FAR DIMENTICARE IL DISASTRO DI TRENITALIA COME SERVIZIO PUBBLICO, CON INTERCITY FERMI PER MOLTE ORE E REGIONALI RIDOTTI A CARRI BESTIAME DA TERZO MONDO 3- IL QUOTIDIANO “EUROPA”: “DELLE FERROVIE SI LAMENTANO UN PO’ TUTTI, CAMBIANO I GOVERNI MA L’EX DIRIGENTE DELLA CGIL RIMANE SALDO AL SUO POSTO. PERCHÉ NESSUNO TOCCA L’IMPERATORE MORETTI?”

Giovanni Cocconi per "Europa Quotidiano"

www.europaquotidiano.it


Tra i misteri dell'inverno italiano c'è anche quello Mauro Moretti. Nel senso che ogni anno, puntuali come il freddo e la caduta della neve, arrivano anche le polemiche sulla paralisi di treni regionali e Intercity, ma nessuno che osi chiedere la testa del numero uno delle Ferrovie.

 

Sull'Ingegnere (che i sindacati interni chiamano l'Imperatore) centrodestra e centrosinistra sembrano aver stretto un patto non scritto. I passeggeri sono furiosi, i giornalisti raccontano odissee infernali, le regioni minacciano di fare causa, ma non succede mai niente. Moretti è un vero intoccabile. Perché? Un piccolo mistero, appunto.
Anche perché il manager delle Ferrovie viene descritto come un personaggio ruvido, poco simpatico, sicuro di sé ai confini dell'arroganza (il 21 dicembre 2009 consigliò ai passeggeri dei treni bloccati per ore sui binari di portarsi coperte e panini da casa).

Un'immagine che le ultime campagne di comunicazione dell'azienda non hanno fatto nulla per smentire. Gli spot con la famiglia di colore testimonial della classe economica dei nuovi Frecciarossa non ha reso meno impopolare Ferrovie dello stato, così come la scelta (poi rientrata) di impedire ad alcune "classi" di passeggeri l'uso della carrozza bar.

Pazienza, si dirà, quella è solo comunicazione. Il problema è che, se si esclude l'alta velocità, i guasti di treni regionali e Intercity sono sulla bocca di tutti spesso, e comunque ogni inverno che Dio manda in terra. Solo negli ultimi giorni gli assessori ai trasporti di almeno quattro regioni diverse (e di diverso colore politico) hanno puntato il dito contro i disservizi di Trenitalia.

«Gli utenti dei treni regionali ieri sono stati abbandonati a se stessi», ha tuonato l'assessore del Lazio Francesco Lollobrigida (centrodestra), mentre la regione Liguria (centrosinistra) ha denunciato Rfi e Trenitalia per i disagi ai passeggeri avvenuti in questi giorni, treni soppressi o fermi per molte ore.

L'assessore della regione Piemonte (centrodestra) ha già annunciato che «per questa settimana di disservizi interminabili non verseremo un solo euro a Trenitalia» mentre, nella regione di origine di Moretti, l'Emilia-Romagna, quattro consiglieri regionali del Pd hanno presentato un'interrogazione alla giunta sull'«assoluta impreparazione» da parte delle Ferrovie dello stato a fronteggiare la situazione.

Insomma, delle Ferrovie si lamentano un po' tutti, ma le lamentele non arrivano mai a Roma, cambiano i governi ma l'ex dirigente della Cgil rimane saldo al suo posto. Perché? Fonti interne all'azienda confermano che Moretti è politicamente un intoccabile ma offrono spiegazioni molto diverse.

I buonisti dicono che la sua fortuna è stata quella di arrivare dopo la «disastrosa gestione di Elio Catania», di avere in parte risanato i conti dell'azienda e di essere riconosciuto come una persona competente, che sa cosa sono le Ferrovie dove lavora da 35 anni. «Ma ha commesso molti errori, per esempio investendo solo sull'alta velocità a scapito di regionali e Intercity che, infatti, ogni inverno si bloccano», ci racconta un dirigente sindacale. «Il problema è che, avendo accentrato tutto il potere in una gestione monocratica e azzerato tutti i livelli dirigenziali, quando andrà via lui crollerà tutto».

I maligni, invece, evocano le origini di Moretti: iscritto alla Cgil dai primi anni Ottanta, ha scalato i vertici aziendali e sindacali fino alla segreteria della Cgil trasporti e alla nomina ad amministratore delegato delle Ferrovie da parte del governo di centrosinistra nel 2006. «Ma da manager ha fatto di tutto per farsi perdonare le origini sindacali e rifarsi una verginità».

Un decisionismo che gli ha consentito di vincere il braccio di ferro con i sindacati più duri (come quello sul macchinista unico) e che è piaciuto a destra, soprattutto perché Moretti ha saputo personalizzare la sfida con Montezemolo, il nuovo entrante nel mercato ferroviario con la società Ntv, poco simpatico sia a destra che a sinistra.

Un duello a distanza che si è consumato più sulle pagine dei giornali che in tribunale e che ha finito per mettere in ombra la profonda trasformazione vissuta dalle Ferrovie dello stato negli ultimi anni, sempre meno servizio pubblico e sempre più impresa privata, con un amministratore delegato che punta tutto sull'alta velocità e incolpa lo stato di avere abbandonato a se stesso il parco buoi dei pendolari. L'imperatore Moretti, appunto, e noi sudditi.

 

MAURO MORETTI MAURO MORETTI Treni bloccati dalla nevicataTreni bloccati dalla nevicataNEVE E GELO IN ITALIA TRENO BLOCCATO DALLA NEVE jpegELIO CATANIA LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO

Ultimi Dagoreport

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”

nando pagnoncelli elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - SE GIORGIA MELONI  HA UN GRADIMENTO COSÌ STABILE, DOPO TRE ANNI DI GOVERNO, NONOSTANTE L'INFLAZIONE E LE MOLTE PROMESSE NON MANTENUTE, È TUTTO MERITO DELLO SCARSISSIMO APPEAL DI ELLY SCHLEIN - IL SONDAGGIONE DI PAGNONCELLI CERTIFICA: MENTRE FRATELLI D'ITALIA TIENE, IL PD, PRINCIPALE PARTITO DI OPPOSIZIONE, CALA AL 21,3% - CON I SUOI BALLI SUL CARRO DEL GAYPRIDE E GLI SCIOPERI A TRAINO DELLA CGIL PER LA PALESTINA, LA MIRACOLATA CON TRE PASSAPORTI E UNA FIDANZATA FA SCAPPARE L'ELETTORATO MODERATO (IL 28,4% DI ITALIANI CHE VOTA FRATELLI D'ITALIA NON È FATTO SOLO DI NOSTALGICI DELLA FIAMMA COME LA RUSSA) - IN UN MONDO DOMINATO DALLA COMUNICAZIONE, "IO SO' GIORGIA", CHE CITA IL MERCANTE IN FIERA E INDOSSA MAGLIONI SIMPATICI PER NATALE, SEMBRA UNA "DER POPOLO", MENTRE ELLY RISULTA INDIGESTA COME UNA PEPERONATA - A PROPOSITO DI POPOLO: IL 41,8% DI CITTADINI CHE NON VA A VOTARE, COME SI COMPORTEREBBE CON UN LEADER DIVERSO ALL'OPPOSIZIONE?

giorgia meloni ignazio la russa

DAGOREPORT - LA RISSA CONTINUA DI LA RUSSA - L’ORGOGLIOSA  CELEBRAZIONE DELL’ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DEL MOVIMENTO SOCIALE, NUME TUTELARE DEI DELLE RADICI POST-FASCISTE DEI FRATELLINI D'ITALIA, DI SICURO NON AVRÀ FATTO UN GRANCHÉ PIACERE A SUA ALTEZZA, LA REGINA GIORGIA, CHE SI SBATTE COME UN MOULINEX IN EUROPA PER ENTRARE UN SANTO GIORNO NELLE GRAZIE DEMOCRISTIANE DI MERZ E URSULA VON DER LEYEN - DA MESI 'GNAZIO INTIGNA A FAR DISPETTI ALLE SORELLE MELONI CHE NON VOGLIONO METTERSI IN TESTA CHE A MILANO NON COMANDANO I FRATELLI D'ITALIA BENSI' I FRATELLI ROMANO E IGNAZIO LA RUSSA – DALLA SCALATA A MEDIOBANCA ALLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, DAL CASO GAROFANI-QUIRINALE ALLO SVUOTA-CARCERI NATALIZIO, FINO A PROPORSI COME INTERMEDIARIO TRA I GIORNALISTI DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ E IL MAGNATE GRECO IN NOME DELLA LIBERTÀ D’INFORMAZIONE – L’ULTIMO DISPETTUCCIO DI ‘GNAZIO-STRAZIO ALLA LADY MACBETH DEL COLLE OPPIO… - VIDEO

brunello cucinelli giorgia meloni giuseppe tornatore

A PROPOSITO DI…. TORNATORE – CRISI DEL CINEMA? MA QUALE CRISI! E DA REGISTA TAUMATURGO, NOBILITATO DA UN PREMIO OSCAR, CIAK!, È PASSATO A PETTINARE IL CASHMERE DELLE PECORE DEL SARTO-CESAREO CUCINELLI - MICA UN CAROSELLO DA QUATTRO SOLDI IL SUO “BRUNELLO IL VISIONARIO GARBATO”. NO, MEGA PRODUZIONE CON UN BUDGET DI 10 MILIONI, DISTRIBUITO NELLE SALE DA RAI CINEMA, ALLIETATO DAL MINISTERO DELLA CULTURA CON TAX CREDIT DI 4 MILIONCINI (ALLA FINE PAGA SEMPRE PURE PANTALONE) E DA UN PARTY A CINECITTA' BENEDETTO DALLA PRESENZA DI GIORGIA MELONI E MARIO DRAGHI - ET VOILÀ, ECCO A VOI SUI GRANDI SCHERMI IL “QUO VADIS” DELLA PUBBLICITÀ (OCCULTA) SPACCIATO PER FILM D’AUTORE - DAL CINEPANETTONE AL CINESPOTTONE, NASCE UN NUOVO GENERE, E LA CRISI DELLA SETTIMA ARTE NON C’È PIÙ. PER PEPPUCCIO TORNATORE, VECCHIO O NUOVO, È SEMPRE CINEMA PARADISO…

theodore kyriakou la repubblica mario orfeo gedi

FLASH! – PROCEDE A PASSO SPEDITO L’OPERA DEI DUE EMISSARI DEL GRUPPO ANTENNA SPEDITI IN ITALIA A SPULCIARE I BILANCI DEI GIORNALI E RADIO DEL GRUPPO GEDI (IL CLOSING È PREVISTO PER FINE GENNAIO 2026) - INTANTO, CON UN PO’ DI RITARDO, IL MAGNATE GRECO KYRIAKOU HA COMMISSIONATO A UN ISTITUTO DEMOSCOPICO DI CONDURRE UN’INDAGINE SUL BUSINESS DELLA PUBBLICITÀ TRICOLORE E SULLO SPAZIO POLITICO LASCIATO ANCORA PRIVO DI COPERTURA DAI MEDIA ITALIANI – SONO ALTE LE PREVISIONI CHE DANNO, COME SEGNO DI CONTINUITÀ EDITORIALE, MARIO ORFEO SALDO SUL POSTO DI COMANDO DI ‘’REPUBBLICA’’. DEL RESTO, ALTRA VIA NON C’È PER CONTENERE IL MONTANTE ‘’NERVOSISMO’’ DEI GIORNALISTI…