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POLVERIERA A 5 STELLE - FICO STOPPA DI MAIO: “NON È IL LEADER. É COME TUTTI GLI ALTRI” - IL SENATORE CIOFFI: “DI MAIO CAPO? CAPO UN CAZZO, QUA NESSUNO COMANDA ALTRIMENTI DIVENTIAMO COME IL PD O FI” - MA DI MAIO GIA' PREPARA IL GOVERNO OMBRA

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Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”

 

Nel Movimento si fa, ma non si dice. Perché un conto è riservare lo scettro a Luigi Di Maio, altro è ufficializzare l’incoronazione a reti unificate. Il giorno dopo l’annuncio di Beppe Grillo – «maledetto, sei tu il leader! » – i gruppi parlamentari a cinquestelle assomigliano a una polveriera.

 

A Montecitorio non si discute d’altro, al Senato il fastidio supera il livello di guardia. Gelosie, rancori, veleni. E così tocca a Roberto Fico distribuire camomilla agli inquieti: «Il leader è il Movimento - sostiene, dopo essere stato ricevuto proprio da Grillo - Di Maio è come tutti gli altri. È bravissimo, un talento naturale, ma ce ne sono tanti di bravissimi tra noi. Sorprende che una battuta di Beppe diventi titolo sui giornali ». Fuoco amico per il vicepresidente della Camera, indiscutibilmente, in arrivo dall’unico in grado di arginare lo strapotere del reggente.

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Argomenti che non frenano comunque i più critici: «Se avessimo voluto un leader - si inalbera la senatrice Elisa Bulgarelli - non ci saremmo mossi dal divano al grido di “uno vale uno”, con il sogno di qualcosa di diverso dal solito leaderismo ».

 

Nulla comunque che preoccupi la Casaleggio associati. A Milano, infatti, preparano in gran segreto una lista di parlamentari “speciali”, una squadra da ufficializzare a Imola durante il mega raduno d’ottobre. Di fatto, si tratterà di un governo- ombra da consegnare chiavi in mano al candidato premier in pectore. Vale a dire a Di Maio.

 

Il primo sponsor dell’ascesa del reggente è proprio Grillo. Più ancora di Gianroberto Casaleggio, sussurrano dalla galassia pentastellata. Di certo il rapporto con il comico è ormai strettissimo e il prescelto può contare su una squadra di fedelissimi, relazioni parlamentari trasversali e un’ottima copertura mediatica. Con il leader genovese costruisce, passo dopo passo, un Movimento diverso. Strutturato, verticistico, con ambizioni di governo.

 

E inevitabilmente presta il fianco agli attacchi. «Il fondamento del Movimento - ricorda Andrea Cioffi - è che non ci sia nessuno che comandi. È scritto nel dna». Più tardi, a due passi da Palazzo Madama, l’esuberante senatore rafforza il concetto: «Capo? Capo un c..., qua nessuno comanda altrimenti diventiamo come il Pd o FI. È questa la cosa bella del Movimento. Non abbiamo capi, che è cosa diversa dal leader. Poi, certo, è probabile che sia Luigi il candidato premier...». Frutto di un passaggio formale, rilancia la collega Nunzia Catalfo: «Magari attraverso la Rete».

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Il cuore del problema è esattamente questo. Toccherà a Di Maio sfidare alle Politiche gli altri partiti, ma che si salvino almeno le apparenze. Sempre Fico invita a non bruciare le tappe: «In questo momento non esiste il nostro candidato premier ». La sensazione è che il percorso sia invece segnato e il mitico “non-statuto” diventato parecchio più malleabile di un tempo. E infatti: «Molti stanno cercando di togliere la regola dei due mandati- attacca la senatrice Bulgarelli - ma anche questo ovviamente non si può dire...».

 

 

Non si può svelare neanche il progetto allo studio del quartier generale meneghino in vista dell’evento d’ottobre. «A Imola non ci sarà alcuna incoronazione », promette Roberta Lombardi. Resta in campo però un’idea, ancora da perfezionare. Si tratta di individuare una figura per ciascuna commissione parlamentare, in modo da dar vita a un gruppetto di “ministri ombra”. Un pacchetto già pronto, da affidare alla gestione di Di Maio, immediatamente spendibile in caso di elezioni anticipate.

 

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La vecchia guardia proverà a impedire questa fuga in avanti. Comunque vada, la sensazione è che comunque il reggente abbia già tagliato il traguardo.

 

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