SICURI CHE HOLLANDE ABBIA PESTATO UNA MERDA? - LA BOCCIATURA DEL CONSIGLIO COSTITUZIONALE DELLA SUPER-TASSA DEL 75% SUI REDDITI DI OLTRE UN MLN € È MOTIVATA DALLA CONTRADDIZIONE DEL PRINCIPIO DI UGUAGLIANZA SOCIALE - AL DI LÀ DEL PIANTO DELLE CLASSI PIÙ AGIATE, IL 60% DEI FRANCESI ERA D'ACCORDO SULLA SUPERTASSA E HOLLANDE NON MOLLA…

Massimo Nava per "Corriere della Sera"

La decisione del Consiglio Costituzionale francese di censurare il proposito del governo socialista di tassare al 75 per cento i redditi oltre il milione di euro non va interpretata soltanto come uno smacco politico per il presidente François Hollande che di questa imposizione aveva fatto una bandiera e una promessa elettorale. È anche - e questo è forse più grave - una sorta di bocciatura sul piano culturale, poiché i saggi del Consiglio hanno ritenuto la misura in contraddizione con il principio dell'égalité, materia in cui la cultura di sinistra dovrebbe avere il primato.

In altri termini, la censura non riguarda la pur discutibile entità della tassazione, bensì le disparità di trattamento che ne sarebbero derivate fra diverse categorie di contribuenti. Non si tratta soltanto di un incidente di percorso o di un ostacolo alla politica fiscale, ma di un giudizio d'incostituzionalità, peraltro da settimane messo in preventivo nel dibattito pubblico, ma non preso in considerazione da chi aveva deciso di andare avanti.

Basti pensare che due coniugi che guadagnassero entrambi cifre al di sotto del milione (ad esempio 600 mila e 800 mila euro) ne sarebbero stati singolarmente esentati, mentre avrebbe dovuto pagarla una persona fisica monoreddito appunto «colpevole» di superare da solo la soglia del milione.

Al di là delle valutazione politiche sulla presunta natura «confiscatoria» del provvedimento, è dunque il meccanismo discriminatorio che ha portato alla censura dei «saggi».

Il primo ministro Ayrault ha annunciato le contromisure, pur nel rispetto della decisione del Consiglio, ma è probabile che nelle anticamere dell'Eliseo si tiri qualche sospiro di sollievo, in quanto la censura costituzionale offrirebbe almeno un alibi a presunti ripensamenti del presidente dopo l'ondata di polemiche.

Resta da vedere se l'abbandono della supertassa attenuerà i propositi di esilio fiscale di ricchi e personaggi pubblici come l'attore Gérard Depardieu e correggerà l'immagine di un potere giacobino impressa sulla sinistra francese, non solo a causa delle supertasse. Secondo la regola che troppe tasse uccidono le tasse, va aggiunto che la misura a carico di un'esigua minoranza avrebbe avuto soltanto un valore simbolico e appunto giustizialista, con effetti trascurabili e addirittura controproducenti per le finanze pubbliche e per l'economia del Paese, bisognosa di attirare capitali e investimenti.

Anziché lasciarla nel dimenticatoio delle promesse elettorali, il presidente Hollande si era però mostrato determinato ad imporre la supertassa, concepita come un doveroso contributo di solidarietà - comunque transitorio - di fronte alla crisi economica e nel rispetto della gran parte dei francesi costretti a tirare la cinghia. Dopo i regali fiscali ai ceti abbienti del predecessore Sarkozy, Hollande si è presentato (e ha vinto) come il presidente dei lavoratori e dei ceti popolari.

Del resto, il 60 per cento dei francesi era d'accordo sulla supertassa, il che è rivelatore della mentalità collettiva, fortemente statalista e protezionista. Al di là del pianto delle classi più agiate, c'è quindi da scommettere che continueranno a versare lacrime poiché il governo socialista non sembra avere intenzione di allentare la presa.

Le motivazioni del Consiglio Costituzionale fanno ritenere che l'imposizione fiscale al 75 per cento sia stata concepita con superficialità e dilettantismo, il che non fa bene a un governo e a un presidente già nel mirino dell'opinione pubblica, oltre che delle opposizioni. I sondaggi sono in pericoloso declino.

Al presidente viene rimproverata una sostanziale sottovalutazione della crisi che colpisce la Francia al pari di altre economie europee e un eccesso di prudenza nell'affrontare i nodi strutturali che frenano la ripresa e la crescita. Al governo e al primo ministro vengono invece imputate gaffes e improvvisazioni di alcuni ministri, come nella vicenda dell'acciaieria Mittal, a sproposito minacciata di nazionalizzazione.

Hollande non potrà continuare a eludere la necessità di risanare le finanze pubbliche. Finora ha operato pochi tagli e aumentato le tasse, ma il cantiere delle riforme strutturali non ha ancora cominciato i lavori.

 

FRANCOIS HOLLANDE GERARD DEPARDIEU GERARD DEPARDIEU N CHIN GERARD DEPARDIEU GERARD DEPARDIEU HOLLANDE FOTOGRAFATO DA RAYMOND DEPARDON jpeg

Ultimi Dagoreport

donald trump flavio briatore

CIAO “BULLONAIRE”, SONO DONALD! – TRUMP, CON TUTTI I CAZZI E I DAZI CHE GLI FRULLANO NELLA TESTA, ALMENO DUE VOLTE A SETTIMANA TROVA IL TEMPO PER CAZZEGGIARE AL TELEFONO CON IL SUO VECCHIO AMICO FLAVIO BRIATORE – DA QUANDO HA VENDUTO IL TWIGA, L’EX FIDANZATO DI NAOMI CAMBPELL E HEIDI KLUM E' UN PO' SPARITO: CENTELLINA LE SUE APPARIZIONI TV, UN TEMPO QUASI QUOTIDIANE - IN DUE MESI È APPARSO NEI SALOTTI TV SOLO UN PAIO DI VOLTE: UNA A DICEMBRE A "DRITTO E ROVESCIO" CHEZ DEL DEBBIO, L’ALTRA MERCOLEDÌ SCORSO A “REALPOLITIK” MA NESSUNO SE N’È ACCORTO (UN TEMPO BRIATORE FACEVA NOTIZIA)

donald trump giorgia meloni ixe sondaggio

DAGOREPORT - CHE COSA SI PROVA A DIVENTARE “GIORGIA CHI?”, DOPO ESSERE STATA CARAMELLATA DI SALAMELECCHI E LECCA-LECCA DA DONALD TRUMP, CHE LA INCORONÒ LEADER "ECCEZIONALE", "FANTASTICA", "PIENA DI ENERGIA’’ E ANCHE "BELLISSIMA"? - BRUTTO COLPO, VERO, SCOPRIRE CHE IL PRIMO DEMENTE AMERICANO SE NE FOTTE DELLA “PONTIERA” TRA USA E UE CHE SI È SBATTUTA COME MOULINEX CONTRO I LEADER EUROPEI IN DIFESA DEL TRUMPISMO, E ORA NON RACCATTA NEMMENO UN FACCIA A FACCIA DI CINQUE MINUTI, COME È SUCCESSO AL FORUM DI DAVOS? - CHISSÀ CHE EFFETTO HA FATTO IERI A PALAZZO CHIGI LEGGERE SUL QUEL “CORRIERE DELLA SERA” CHE HA SEMPRE PETTINATO LE BAMBOLE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI, IL DURISSIMO EDITORIALE DI UN CONSERVATORE DOC COME MARIO MONTI - CERTO, PER TOGLIERE LA MASCHERA ALL’INSOSTENIBILE GRANDE BLUFF DELLA “GIORGIA DEI DUE MONDI”, C’È VOLUTO UN ANNO DI ''CRIMINALITÀ'' DI TRUMP MA, SI SA, IL TEMPO È GALANTUOMO, I NODI ALLA FINE ARRIVANO AL PETTINE E LE CONSEGUENZE, A PARTIRE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO, POTREBBERO ESSERE MOLTO AMARE TRASFORMANDO IL ''NO'' ALL'UNICA RIFORMA DEL GOVERNO IN UN "NO" AL LEGAME DI MELONI CON LA DERIVA FASCIO-AUTORITARIA DI TRUMP... 

tommaso cerno barbara d'urso durso d urso francesca chaouqui annamaria bernardini de pace

FLASH – IERI SERA GRAN RADUNO DI PARTY-GIANI ALLA CASA MILANESE DI TOMMASO CERNO, PER CELEBRARE IL 51ESIMO COMPLEANNO DEL DIRETTORE DEL “GIORNALE” – NON SI SONO VISTI POLITICI, AD ECCEZIONE DI LICIA RONZULLI. IN COMPENSO ERANO PRESENTI L’AVVOCATESSA ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE E L’EX “PAPESSA” FRANCESCA IMMACOLATA CHAOUQUI. A RUBARE LA SCENA A TUTTE, PERÒ C’HA PENSATO UNA SFAVILLANTE BARBARA D’URSO STRETTA IN UN ABITINO DI DOLCE E GABBANA: “BARBARELLA” AVREBBE DELIZIATO I PRESENTI ANNUNCIANDO CHE, DOPO FABRIZIO CORONA, ANCHE LEI TIRERÀ FUORI QUALCHE VECCHIA MAGAGNA…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI “AZIONE” DI UN’EVENTUALE ALLEANZA CON LA MELONI? TUTTO IL MALE POSSIBILE: IL “TERMOMETRO” TRA GLI “AZIONISTI” NON APPREZZA L'IPOTESI. ANCHE PER QUESTO CARLETTO, ALL’EVENTO DI FORZA ITALIA DI DOMENICA, È ANDATO ALL’ATTACCO DI SALVINI: “NON POSSO STARE CON CHI RICEVE NAZISTI E COCAINOMANI” (RIFERIMENTO ALL’ESTREMISTA INGLESE TOMMY ROBINSON) – IL PRECEDENTE DELLE MARCHE: ALLE REGIONALI DI SETTEMBRE, CALENDA APRÌ A UN ACCORDO CON IL MAL-DESTRO ACQUAROLI, PER POI LASCIARE LIBERTÀ “D’AZIONE” AI SUOI CHE NON NE VOLEVANO SAPERE...

donald trump peter thiel mark zuckerberg sam altman ice minneapolis

DAGOREPORT – IL NERVOSISMO È ALLE STELLE TRA I CAPOCCIONI E I PAPERONI DI BIG TECH: MENTRE ASSISTONO INERMI ALLE VIOLENZE DI MINNEAPOLIS (SOLO SAM ALTMAN E POCHI ALTRI HANNO AVUTO LE PALLE DI PRENDERE POSIZIONE), SONO MOLTO PREOCCUPATI. A TEDIARE LE LORO GIORNATE NON È IL DESTINO DELL'AMERICA, MA QUELLO DEL LORO PORTAFOGLI. A IMPENSIERIRLI PIÙ DI TUTTO È LO SCAZZO TRA USA E UE E IL PROGRESSIVO ALLONTANAMENTO DELL'EUROPA, CHE ORMAI GUARDA ALLA CINA COME NUOVO "PADRONE" – CHE SUCCEDEREBBE SE L’UE DECIDESSE DI FAR PAGARE FINALMENTE LE TASSE AI VARI ZUCKERBERG, BEZOS, GOOGLE, IMPONENDO ALL’IRLANDA DI ADEGUARE LA PROPRIA POLITICA FISCALE A QUELLA DEGLI ALTRI PAESI UE? – COME AVRÀ PRESO DONALD TRUMP IL VIAGGIO DI PETER THIEL NELLA FRANCIA DEL “NEMICO” EMMANUEL MACRON? SPOILER: MALISSIMO…

viktor orban giorgia meloni santiago abascal matteo salvini

FLASH – GIORGIA MELONI SI SAREBBE MOLTO PENTITA DELLA SUA PARTECIPAZIONE ALL’IMBARAZZANTE SPOTTONE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DI VIKTOR ORBAN, INSIEME A UN’ALLEGRA BRIGATA DI POST-NAZISTI E PUZZONI DI TUTTA EUROPA – OLTRE AD ESSERSI BRUCIATA IN UN MINUTO MESI DI SFORZI PER SEMBRARE AFFIDABILE ED EUROPEISTA, LA SORA GIORGIA POTREBBE AVER FATTO MALE I CONTI: PER LA PRIMA VOLTA DA ANNI, I SONDAGGI PER IL “VIKTATOR” UNGHERESE NON SONO BUONI - IL PARTITO DEL SUO EX DELFINO, PETER MAGYAR, È IN VANTAGGIO (I GIOVANI UNGHERESI NON TOLLERANO PIÙ IL PUTINISMO DEL PREMIER, SEMPRE PIÙ IN MODALITÀ RAGAZZO PON-PON DEL CREMLINO)