1. UNA CORTE IN DISFACIMENTO, TENUTA INSIEME DAI SOLDI. DOVE L’EREDITÀ POLITICA È RIDOTTA A UN COGNOME COSTRETTO A FARSI RAGIONE SOCIALE E A UN CUMULO RABBIOSO DI RIMPIANTI PER QUELLO CHE NON SI È FATTO, “PER COLPA DI FINI E DI CASINI” 2. IL PRANZO DELLA DOMENICA AD ARCORE DELL’EX CAVALIERE CON LE STAMPELLE È UNA RAPPRESENTAZIONE TRAGICA, CHE VIRA SUL VITTIMISMO SPINTO QUANDO IL PADRONE DI CASA LAMENTA CHE POTREBBE ESSERE L’ULTIMO PRANZO DELLA DOMENICA NON REGOLATO DAI GIUDICI CHE GIOVEDÌ DECIDERANNO SULL’ESECUZIONE DELLA SUA PENA, OPPURE SI CHIEDE SE POTRÀ ANCORA VEDERE IL SUO AMATO MILAN ALLO STADIO 2. MA SOPRATTUTTO, A GETTARE UNA LUCE CREPUSCOLARE SONO LE PAROLE SFUGGITE ALLA MARIA STREGA GELMINI NEL MALINCONICO FUORIONDA CON IL PUPINO TOTI: “MEGLIO COSÌ…È PARCHEGGIATO”. EH NO, NON SI PARCHEGGIA COSI’ UNO STATISTA!

a cura di colinward@autistici.org (Special Guest: Pippo il Patriota)


1 - NON SI PARCHEGGIA COSI' UNO STATISTA
Una corte in disfacimento, tenuta insieme dai soldi e poco più. Dove l'eredità politica è ridotta a un cognome costretto a farsi ragione sociale e a un cumulo rabbioso di rimpianti per quello che si sarebbe potuto fare e invece non si è fatto, "per colpa di Fini e di Casini".
Il pranzo della domenica ad Arcore dell'ex Cavaliere con le stampelle è una rappresentazione tragica, che vira sul vittimismo spinto quando il padrone di casa lamenta che potrebbe essere l'ultimo pranzo della domenica non regolato dai giudici che giovedì decideranno sull'esecuzione della sua pena, oppure si chiede se potrà ancora vedere il suo Milan allo stadio.

Si tratta di cose brutte brutte e quello che rattrista di più sono la profonda insensibilità e l'assoluto disinteresse di milioni di italiani nei confronti dei gravi problemi personali del Banana, che a 77 anni ha perfino un ginocchio gonfio. Ma soprattutto, a gettare una luce crepuscolare sono le parole sfuggite alla Gelmini nel malinconico fuorionda con il Pupino Toti: "Meglio così...è parcheggiato".

Parcheggiato. Meglio così. Lo si pensa - ma raramente lo si dice - di molti anziani semi-internati, che se andassero in giro chissà che altri danni farebbero.
Che la corte di Silvio sia un posto ormai triste e incattivito, dopo una stagione di baccanali malamente stroncata dalla magistratura, lo sanno bene tutti coloro che ancora ogni tanto vi sono ammessi dal famoso Cerchio magico. A parte i figli e il buon Toti, il Banana probabilmente li farebbe fuori tutti. E forse preferirebbe vedersi ogni tanto con la Boschi e con Renzie, così anche solo per respirare un po' di aria fresca, piuttosto che continuare a dover dare a udienza ai suoi "parcheggiatori".

2 - NANO DECADENCE
No, non è un cattivo ragazzo Matteuccio da Pontassieve. Anticipazione del Messaggero: "Il premier apre al Cavaliere: incontro prima del verdetto. Riforme, il leader di FI chiede un segnale. La mediazione di Letta e Verdini. Il colloquio sarà a palazzo Chigi: ‘Nessuna interferenza con le decisioni del tribunale'. Spiega Alberto Gentili: "Obiettivo: tranquillizzare Berlusconi e rinfrescare l'accordo del Nazareno del 18 gennaio" (p. 3). Del resto al Rottam'attore non è che i magistrati siano molto più simpatici, anche se per sua fortuna non ha ancora dovuto averci a che fare.

Il quotidiano della capitale racconta bene anche il pranzo di ieri nella ex Hardcore: "Berlusconi, lo sfogo con i figli: sarà l'ultimo pranzo insieme? Domenica amara ad Arcore aspettando il tribunale del 10 aprile sulla condanna. Ex premier con le stampelle, tra coccole di Francesca e la voglia di non mollare. ‘Sull'Italicum il patto regge ma non consentiremo che usino il nuovo Senato come spot elettorale" (p. 5).

Grido di dolore sul Giornale intestato al fratello: "Piano blocca Berlusconi. L'assalto giudiziario". "Stop a viaggi e comizi: ecco come fermeranno il capo dell'opposizione. Gli scenari plausibili in vista della decisione del tribunale. Per il Cav divieto di lasciare la regione e orari limitati" (p. 3).

Le prove tecniche di isolamento del Banana sono riassunte dal Corriere: "Boschi sicura al Senato: noi andiamo avanti anche senza Forza Italia. Il ministro: ci sono i numeri, nessun piano B. Anche Alfano tira dritto: ‘Chi vuole starci ci sta. Siamo pronti ad andare al referendum'" (p. 6).

E Brunetta, intervistato dal quotidiano diretto da don Flebuccio de Bortoli, attacca: "Brunetta contro Verdini: Renzi vuole distruggerci. ‘Denis sta provando a salvare il salvabile. Ma la maggioranza di noi, compreso Silvio, pensa che dobbiamo difenderci dal premier. Legge elettorale entro Pasqua o salta tutto. Su Palazzo Madama testo scritto con i piedi, Zagrebelsky e Rodotà hanno ragione" (p. 8).

Qualche sogno di troppo, forse, su Repubblica: "Il piano B del governo, maggioranza al Senato con Sel e grillini. Se il Cavaliere fa saltare il tavolo otto senatori azzurri sono pronti a lasciare il partito. L'ex M5S Campanella: sulla riforma pronti a convergere con Sel e gli scontenti del Pd" (p. 6). Il Giornale liquida tutto con questo titolo: "La Boschi bluffa al tavolo. E gli azzurri la sfidano" (p. 4).

3 - SPEZZEREMO LE RENI AI CONSORZI DI BONIFICA (LA BAVA SEPARATA DALLE NOTIZIE)
"Stretta sulle municipalizzate", annuncia festante in prima pagina la Stampa di Detroit. "Oggi il premier vede Padoan e Cottarelli: colpiremo i santuari della Pa". Queste sì che sono notizie. Dentro, un dossier di profonda denuncia: "Gli affari dei Comuni valgono 80 mila poltrone. Acqua ed elettricità, ma anche casinò e campeggi. Le imprese controllate dagli enti locali sono migliaia, la metà delle quali perde soldi (quindi vanno meglio delle private, oppure pagano le tasse, ndr). Ma producono anche tanti incarichi: 21 mila consiglieri, altri 56 mila revisori e consulenti. Il passivo accumulato arriva a 34 miliardi, la valutazione complessiva si ferma a 30" (p. 3). Dati e ricette di Bernardo Bortolotti, fondatore del sito "Privatization Barometer".

Po, ecco il nuovo grido di battaglia. Perché l'edificazione del mito di ogni nuovo leader ha sempre bisogno di fabbricarsi dei nemici facilmente riconoscibili: "Burocrazia, ecco il nemico numero uno dell'Italia" (Stampa, p. 5).

4 - NON FA SOSTA LA SUPPOSTA
Mentre Pittibimbo si frega le mani per la droga monetaria della Bce di Drago Draghi, l'equilibrio dei conti pubblici italiani resta sembra fragile: "Confermato il deficit, discesa più lenta per il debito pubblico. Effetto sui conti dei pagamenti della pubblica amministrazione, ma il disavanzo 2014 resterà fissato al 2,5-2,6 per cento del pil. Domani il via al documento di economia e finanza, poi il decreto sull'irpef" (Messaggero, p. 6).

Repubblica dedica una bella inchiesta al lavoro che non c'è: "La generazione no-jobs persa nella crisi. Secondo i centri studi, un milione di disoccupati in Italia ha tra i 24 e i 35 anni. Sono loro a pagare di più la recessione. Digitalizzati, spesso laureati e precari per definizione: chi lavora ha un reddito inferiore del 12% a quello medio. Le coppie under 35 stanno peggio dei single, che almeno possono contare sull'aiuto dei genitori". Poi il giornale diretto da Eziolo Mauro rovina tutto con la solita intervista di partito: "Carlo Dell'Aringa: ‘Il Pd sia unito, il decreto Poletti non precarizza. Sono sempre stato contrario al salario minimo, ma si deve discutere" (p. 4).

E al compagno riformista e cooperatore Poletti Giuliano è dedicato il ritratto settimanale di Giancarlo Perna sul Giornale: "Poletti, comunista liberista che fa infuriare i sindacati. Al ministro del Lavoro tocca l'onere di applicare le aride ricette economiche renziane. E' stato presidente Coop, colosso rosso contestato anche a sinistra per le paghe misere" (p. 10).

5 - LA BAVA SEPARATA DALLE OPINIONI
"Dolcemente complicate addio. Maria Elena cambia verso". La Stampa dedica due colonnine adoranti alla ministra delle Riforme. Inizio da veri cani da guardia del potere: "Il volto sorridente del renzismo ieri a Sky ha indossato la maglia rossa, si è piazzata davanti a una finestra assolata, seduta a una bella scrivania zeppa di libri e giornali, ornata di fiori freschi: e ha menato come un fabbro (...) A chi le rinfaccia la polemica professorale un po' volgarotta e di discendenza contadina, lei risponde mai alterando il sorriso: ‘I miei nonni erano contadini e me ne vanto" (p. 6).

6 - LA DAMA BIANCA E QUELL'ARRESTO AFFRETTATO
Ci sono ancora parecchi particolari che non tornano nell'avventura di Federica Gagliardi, la ragazza venuta dal nulla che accompagnò il Banana al G8 di Toronto nel 2010. Lo scrivono Fulvio Bufi e Fiorenza Sarzanini sul Corriere: "Giudizio immediato per la dama bianca. Il giallo della cattura. Gagliardi a processo, rischia 10 anni. Arrestata subito che invece che alla consegna della droga. Individuato il broker che l'ha assoldata a Caracas, ora i pm cercano di scoprire la rete dei clienti" (p. 21).

7 - C'E' QUALCOSA DI ROSSO NEL PD! (IL VINO)
E finalmente una notizia che aprirà il cuore al grande popolo della sinistra: "L'enologo di D'Alema e due marchesi per l'Expo dei vini. Il ministro Martina inserisce Cotarella, Antinori e Frescobaldi nel comitato scientifico per la promozione dei prodotti delle cantine italiane" (Corriere, p. 27).

8 - LOTTA AL TERRORE E SPREZZO DEL RIDICOLO
Non si entra negli Swatch a curiosare. Storia meravigliosa in arrivo da Lugano: "Gli Usa non entrino nei nostri ingranaggi'. Mr. Swatch si ribella ai controlli dell'Fbi. Gli agenti dell'antiterrorismo volevano verificare se negli orologi potessero essere nascosti ordigni. Ma l'ad della multinazionale li ha cacciati via. ‘Ci hanno lasciato intendere che avremo problemi a esportare i nostri prodotti, ma crediamo sia un bluff" (Repubblica, p. 20).

9 - CAPITALE AMARO. ULTIME DAL MONTE DEI PACCHI DI SIENA
"Prove di comando per il nocciolo duro. Il nuovo Montepaschi riparte dal 25%". Affari&Sfiganza di Repubblica prova a descrivere la prossima stagione del Profumo AmMansito: "Da luglio si entrerà nella fase nuova: per il presidente Alessandro Profumo si prepara una stagione delicata, in cui sarà chiamato a rinserrare le file dell'azionariato e ad agevolare la continuità del management". Ma intanto, è tempo di fare due conti: "Da Caltagirone ad Aleotti, chi ha perso sulla ruota di Siena, ma la Fondazione batte tutti. L'editore e immobiliarista ha lasciato sul campo 250 milioni, la famiglia cui fa capo la Menarini almeno 70. Ma l'ente ha ora un patrimonio di 730 milioni contro i 5,5 miliardi iniziali" (pp. 4-5)

 

 

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