mattarella salvini di maio conte zampetti

NON FACCIAMOCI PRENDERE PER IL CURRI-CULUM - PRIMA DI AFFIDARE L’INCARICO A CONTE, MATTARELLA VUOLE FARSI UN'OPINIONE PRECISA SUL PROFESSORE: È INTENZIONATO AD APPROFONDIRE NON LIMITANDOSI ALLA LETTURA DEI GIORNALI MA DOMANDANDO, RACCOGLIENDO RISERVATAMENTE PARERI. GUAI A SOTTOVALUTARE I POTENTI MEZZI DEL QUIRINALE…

Ugo Magri per “la Stampa”

 

MATTARELLA E LUIGI DI MAIO

Le 24 ore di riflessione potranno diventare 48, e magari molte di più, perché nessun Presidente potrebbe dare l' incarico al professor Conte senza prima aver chiarito che personaggio sia, vittima innocente di una campagna denigratoria o peccatore come gli altri, meritevole di censura.

 

Oltretutto, per come Sergio Mattarella è fatto, conoscendo la rigidità del personaggio quando si pongono questioni morali, il suo scrupolo che a volte può apparire perfino eccessivo, chiunque può intuire come mai nemmeno oggi partirà la tanto agognata convocazione sul Colle. Forse domani, sospirano lassù, dipende. E dipenderà ovviamente da quanto altro potrà venir fuori sul personaggio in questione, sui chiarimenti che Giuseppe Conte vorrà dare agli italiani e poi anche al Capo dello Stato.

MATTARELLA SALVINI

 

Meglio un premier politico Di sicuro, il Presidente ha sospeso qualunque giudizio.

Non è in discussione solo «quando» darà l'incarico al candidato di Cinque Stelle e Lega, ma «se»a questo punto glielo potrà mai dare. La tempesta di voci e pettegolezzi ha colto di sorpresa lo stesso Quirinale, dove nessuno immaginava che Conte venisse accusato di «taroccare» i curricola e quant' altro.

 

giuseppe conte luigi di maio foto lapresse

Le riserve di Mattarella erano di diverso tipo, ribadite ieri mattina nelle consultazioni coi presidenti di Senato e Camera: sarebbe stato meglio se i partiti avessero indicato un leader, un esponente politico capace davvero di dirigere i ministri, anziché l'ennesimo «tecnico» che nessuno ha eletto. Tra l'altro, sarebbe stato più coerente con gli impegni della recente campagna. Non erano stati Di Maio e Salvini a promettere «mai più governi di chi non è stato eletto»? Comunque sia, adesso si pone un problema diverso, che investe la credibilità del futuro premier.

 

giuseppe conte foto lapresse

Mattarella vuole farsi un'opinione precisa, è intenzionato ad approfondire non limitandosi alla lettura dei giornali ma domandando, raccogliendo riservatamente pareri. Guai a sottovalutare i potenti mezzi del Quirinale.

 

CODICE ETICO DA RISPETTARE

Il «vaglio scrupoloso» di cui parlano da quelle parti non sarà circoscritto al potenziale capo del governo. Pare che Mattarella intenda regolarsi allo stesso modo per tutti quanti gli verranno successivamente indicati come ministri.

 

Ora tocca a Conte, poi verrà il turno loro. Su questo terreno il Presidente è certo di ricevere l' applauso di Cinque Stelle e Lega che, non a caso, hanno trionfato il 4 marzo cavalcando la questione morale, loro onesti e i vecchi partiti meno. Nessuno tra i consiglieri lo ammetterebbe, ma l' aspettativa è che sia proprio Di Maio a ritirare la candidatura del professor Conte, qualora mai si rivelasse in conflitto con il codice etico inserito nel Contratto di governo (condanne, processi, appartenenza alla massoneria).

 

GIUSEPPE CONTE

Forse per questo motivo, la giornata di ieri è stata tutto un inseguirsi di «boatos» su Di Maio che sarebbe nuovamente in corsa per Palazzo Chigi e seriamente intenzionato a strappare un «sì» a Salvini. Il quale a sua volta ha difeso con le unghie il suo candidato al Tesoro che in Europa vedono come fumo negli occhi per le nette posizioni anti-euro: Paolo Savona.

 

Lui e Conte si reggono a vicenda. Qualora il giurista di orientamento grillino dovesse lasciare il posto a un politico, stessa sorte subirebbe l' economista in quota Lega (e già circolano nomi alternativi, come quello di Giancarlo Giorgetti e addirittura di Giulio Tremonti, nelle simpatie di Salvini e un paio di volte ospitato sul blog dei Cinque Stelle).

 

Mai di venerdì Dunque, niente fischio finale: si va ai tempi supplementari.

Perfino se tutto si appianasse, se Mattarella conferisse a Conte l' incarico domani, se l' incaricato presentasse la lista dei ministri a tempo di record, e come in un lampo il Colle desse via libera per il giuramento, dopodomani sarebbe troppo tardi per avviare il dibattito sulla fiducia. Non perché qualche legge lo vieti ma per via della consuetudine tutta italiana di non tenere mai votazioni importanti di venerdì. Non ci si sposa, non si parte e non si dà principio all' arte. Figuriamoci se può vedere la luce un governo.

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