PRONTI, DECADENZA, VIA! - PRIMA CHE IL VOTO DEL SENATO LO FACCIA DECADERE, IL BANANA USCIRÀ DALLA MAGGIORANZA: E SARÀ QUELLA L’ORA IN CUI GLI SCISSIONISTI SE NE ANDRANNO

Francesco Bei per "la Repubblica"

Il Pdl, per la gioia di Grillo, stavolta sembra davvero essersi trasfigurato nel Pdmenolle. Nel senso che ormai le correnti non si contano più, come nel Pd. Troppo facile riassumere l'esplosione di ieri nella dicotomia ornitologica falchi/colombe. Ciascuna famiglia è gemmata al suo interno con capi, capetti, caporali e gregari: progetti all'apparenza simili ma ambizioni personali divergenti, un caos di posizionamenti tattici, in una
Bouillabaisse finale dove non si capisce più chi sia triglia e chi scorfano, dove inizi la cozza e dove finisca l'ostrica.

Tanto che lo stesso Cavaliere, al termine di una settimana di incontri con tutte le bestie del suo zoo, ieri sera ha confessato il suo scoramento: «Li ho misurati tutti. Di questi e di quelli a me non interessa nulla».

Il nocciolino duro della ipotetica scissione di Alfano sono comunque i ministri. Tra i magnifici cinque, ve ne sono due più determinati di tutti: Gaetano Quagliariello
e Beatrice Lorenzin. Li chiamano i "Corazzieri", vista l'affinità elettiva con il capo dello Stato. Ormai, quando si incrociano a palazzo Chigi, si sorridono, brandiscono in aria il pugno destro come se impugnassero una sciabola ed esclamano all'unisono: «Avanti Savoia!». Alfano, Lupi e De Girolamo sono più prudenti.

Lupi, ciellino di mondo, lo è di natura. Alfano e De Girolamo perché soffrono umanamente la rottura con il padre. «Nonostante tutto gli voglio ancora bene - ha confidato in serata Alfano, con il pugnale di Berlusconi ancora conficcato tra le scapole -, ho solo
cercato di proteggerlo anche da se stesso, contro la sua volontà. E questo è il risultato». Intorno al plotone ministeriale si agita un'intendenza che ha il suo punto forte a palazzo Madama.

È qui che le colombe hanno lavorato sodo e sembra che i 24 senatori che il 2 ottobre firmarono il documento pro-fiducia siano già diventati dieci di più. Alla Camera invece la situazione sarebbe appena sopra la soglia minima dei venti deputati necessari per fare un gruppo. Tutti invece ignorano le proporzioni del Consiglio nazionale che dovrà ratificare (con i due terzi) il passaggio da Pdl a Forza Italia. Composto da 800 membri e riunito una sola volta, è un mistero anche per Berlusconi.

Alfaniani sono Schifani, Castiglione, Gioacchino Alfano, Enrico Costa, Gentile, Mariniello, D'Alì. E a loro si aggiunge la sottocorrente di destra, con Augello, Piso, Angelilli, Scopelliti, Saltamartini. C'è poi l'ala ratzingeriana, la più determinata a separarsi: Quagliariello, Lorenzin, Sacconi, Roccella, Calabrò. I cattolici ciellini - Lupi e Vignali - e i cattolici in marcia verso il Ppe: Giovanardi e Formigoni. Truppe di rinforzo, che potrebbero arrivare se Forza Italia decidesse di provocare la caduta dell'esecutivo, sono composte da quelli che si definiscono "berlusconiani governativi": da Gasparri a Elio Vito, da Laura Ravetto ad Anna Grazia Calabria.

Chi più chi meno, chi per convenienza chi per convinzione, tutta questa galassia alfaniana sarebbe pronta a uscire da Forza Italia. Ma attende che la prima mossa sia Berlusconi a farla, non vogliono provocare una scissione a freddo per il solo fatto che Alfano ha perso il posto da segretario. Aspettano quindi il voto sulla decadenza, certi che il Cavaliere abbia ormai deciso di uscire dalla maggioranza prima di quella data nel disperato tentativo di far saltare la sua uscita di scena. Sarà quella l'ora "X".

Se la coalizione dei volenterosi alfaniani è composta da mille stendardi, come quelli delle leghe lombarde che combatterono il Barbarossa, il campo dell'Imperatore è più semplificato. Il quartier generale è composto dai generali Verdini, Santanchè, Bondi e Capezzone. Raffaele Fitto invece è alleato ma mantiene una sua alterità rispetto ai falchi, lui se ne tiene a distanza e loro non lo amano.

E mettono in giro che la voce che nemmeno il Cavaliere in fondo lo ami particolarmente: se ne serve piuttosto per bilanciare la forza di Alfano, lo usa come arma contundente per limitare le colombe. Ma in fondo diffida di un politico che, pur giovane, ha la sua forza sul territorio come i vecchi democristiani.

A corte godono invece di stima e affetto alcune figure sui generis: adoratori che seguirebbero il Capo anche nelle fiamme, come Michaela Biancofiore, personaggi fuori dagli schemi come Gianfranco Rotondi o Francesco Giro. O collaboratori da una vita, come Gianni Letta e Paolo Bonaiuti, che scuotono la testa ogni volta che il Cavaliere usa il linguaggio della Santanché. Ma poi, in fondo, non lo abbandoneranno mai.

 

 

alfano berlusconi adn x LORENZIN CARFAGNALORENZIN E QUAGLIARIELLOSilvio Berlusconi con Alfano e Schifani GIANFRANCO ROTONDI E MOGLIE AL BAGAGLINO

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