LA “PRIMAVERA ARABA” E’ FINITA: MUBARAK E I SUOI COLLABORATORI PROSCIOLTI DALL’ACCUSA DI STRAGE PER LA MORTE DI 239 PERSONE DURANTE LE RIVOLTE DEL 2011 - IL SUO GRANDE NEMICO, MORSI, E’ IN CARCERE E RISCHIA LA PENA DI MORTE - E’ IL GRANDE TRIONFO DI AL SISI

Maurizio Molinari per “la Stampa”

 

PROCESSO A MUBARAK PROCESSO A MUBARAK

«Non colpevoli, non dovevano essere processati»: leggendo questo verdetto nei confronti di Hosni Mubarak, del suo ex ministro dell’Interno Habib El-Adly e dei suoi ex collaboratori, inclusi i figli Alaa e Gamal, il giudice cairota Mahmoud Kamel al-Rashidi sancisce la sconfitta del movimento di rivolta che rovesciò il raiss nel 2011 e suggella la stagione della controrivoluzione del presidente Abdel Fattah al Sisi.


Detenuto dall’aprile del 2011, Mubarak era sotto processo con gli altri imputati per l’uccisione di 239 dei quasi 900 dimostranti caduti sotto i colpi dei militari nei 18 giorni di rivolta.
 

HOSNI MUBARAK HOSNI MUBARAK

Condannato all’ergastolo nel 2012 con una sentenza poi annullata, ora Mubarak viene assolto da un verdetto di 1340 pagine perché il tribunale del Quinto Distretto, riunito nell’Accademia di polizia, ritiene che «le prove non sono sufficienti», aggiungendo che «sarà giudicato dalla Storia e da Dio». Mubarak, 86 anni, i figli e l’imprenditore Hussein Salem sono assolti anche dalle accuse di «corruzione» nella vendita di gas naturale ad Israele.

Le grida di gioia dei sostenitori dell’ex Raiss nell’aula, i sorrisi di Mubarak e degli altri imputati riassumono il significato di un’assoluzione che sancisce il capovolgimento politico rispetto alla rivoluzione del 2011: il Presidente autoritario deposto viene di fatto riabilitato mentre nelle prigioni egiziane vi sono migliaia di suoi oppositori. Mubarak e i figli non tornano subito in libertà perché devono finire di scontare tre anni di detenzione per corruzione e manomissione del bilancio, ma la scelta dell’esercito di schierarsi con cinquemila uomini nel centro della capitale - inclusa Piazza Tahrir - svela la consapevolezza della svolta e il timore di proteste.

AL SISIAL SISI


Il commento dell’ex Faraone è lapidario: «Non ho fatto nulla di male. Ma se i suoi sostenitori ritmano il canto «Dite la verità, non abbiate paura, Mubarak è innocente» i parenti delle vittime della rivoluzione si rispecchiano nel commento di Mostafa Morsi: «Mio figlio è morto invano». L’avvocato dei parenti Ahmed Abed Aljuwad prevede «conseguenze negative perché non ci sono responsabili per le 239 vittime».

 

Ex Presidente Morsi in gabbia durante il processo Ex Presidente Morsi in gabbia durante il processo

Hala Shukrallah, leader del partito della Costituzione all’opposizione, parla di un «vecchio ordine che torna in sella, la nostra rivoluzione cancellata e l’Egitto rispedito nel passato». È un’opinione che coincide con la rabbia di Amr Darrag, volto di spicco dei Fratelli Musulmani ed ex ministro del presidente Mohammed Morsi rovesciato nel 2013: «Nessun processo può svolgersi regolarmente sotto questo regime».

 

La reazione dei sostenitori di Al Sisi è di non dare eccessivo valore alla sentenza. «Gli egiziani sono più preoccupati del futuro anziché del passato» afferma Salah Hasaballah, vicepresidente del partito della Conferenza pro-Al Sisi, aggiungendo: «Mubarak ha dato molto all’Egitto ma, dopo due rivoluzioni e un nuovo Presidente, guardiamo avanti».

FRATELLI MUSULMANI EGITTOFRATELLI MUSULMANI EGITTO


È un basso profilo che descrive la controrivoluzione egiziana. Al Sisi si è circondato di ex ministri e collaboratori di Mubarak, è protagonista dello stesso pugno di ferro contro i Fratelli Musulmani del predecessore, ha progetti economici faraonici - dalle città nel deserto al raddoppio del Canale di Suez - ed è affiancato da tribunali speciali mai così attivi, presentando il tutto come «la costruzione di un futuro migliore».

 

guardia giurata durante la sentenza del leader dei fratelli musulmaniguardia giurata durante la sentenza del leader dei fratelli musulmani

L’intento è rigenerare il vecchio sistema di potere per fare dell’Egitto un argine contro i movimenti islamici nel mondo arabo, per riportare stabilità nell’intera regione. Per questo l’ex presidente Morsi, incarcerato per tradimento, rischia una sentenza assai diversa da Mubarak. Come spiega un generale che fu compagno di accademia di Al Sisi: «Ciò che lo distingue è la convinzione che i soldati sono migliori musulmani degli imam».

 

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