LA CAMBIALE DI LETTA AL BANANA: MENO IMU E PIU’ RIFORME

Fabio Martini per "la Stampa"

I sette colpi di pistola esplosi sotto palazzo Chigi hanno cambiato il tono e soltanto in parte il testo del discorso che Enrico Letta pronuncerà questo pomeriggio nell'aula di Montecitorio. Nella sua casa di piazza dell'Emporio nel popolare quartiere di Testaccio, Letta ha lavorato fino a notte al suo primo discorso da presidente del Consiglio.

Chi ha collaborato con lui e chi ha letto la prima bozza di un intervento che Letta rifinirà questa mattina, anticipa che si tratta di un discorso molto politico, che rivendicherà le ragioni di una maggioranza senza precedenti, destinata a superare venti anni di contrapposizioni tra centrodestra e centrosinistra e a rimettere in piedi un Paese messo in ginocchio da una crisi economica molto seria. E dirà chiaro e tondo che questa è l'ultima spiaggia, l'ultima occasione per la politica.

Ma nel suo discorso ai deputati che gli voteranno la fiducia, Letta prenderà di petto anche gli obiettivi dei primi cento giorni del suo governo. Misure urgenti, a medio termine e strategici. Letta dirà chiaramente, molto chiaramente, che l'Italia deve ridurre le tasse, che diventa uno degli imperativi categorici del nuovo governo. Dirà chiaramente che la prima misura per farlo è rivedere l'Imu - e questa è una novità rispetto al governo Monti - anche se non dovrebbe dettagliare subito come questo avverrà.

Partirà dalla premessa che la crisi è gravissima, che è in corso la più grave recessione della storia italiana, che sono drasticamente scesi il Pil e il reddito disponibile per le famiglie, mentre si è impennato il tasso di disoccupazione. Dalla crisi si esce con un patto tra consumatori (da tutelare più e meglio), imprese e banche. Letta annuncerà - e questo è un passaggio importante - che il nuovo governo si impegnerà a rifinanziare la Cassa integrazione in deroga, in scadenza a giugno.

Il presidente del Consiglio spingerà molto per le riforme della politica, indicando un termine ultimativo entro il quale attuarle. Tracciandone le linee-guida e affidandone l'attuazione alla Convenzione per le riforme che dovrà attivarsi nelle prossime settimane. Il presidente del Consiglio proporrà - pare con speciale energia - l'attuazione, finalmente, dell'articolo 49 della Costituzione, suggerendo l'adozione di Statuti che rendano obbligatorie misure in gran parte inevase da quasi tutti i partiti: l'elezione degli organi dirigenti, l'esistenza di organi di garanzia interna, un'anagrafe trasparente degli iscritti, garanzie per le minoranze interne.

E tra le linee-guida, il governo indicherà come non più rinviabili riforme di cui si chiacchiera a vuoto da anni. Come la riduzione forte dei parlamentari, dagli attuali 945 a 600; il superamento del Senato; la drastica riduzione (non abolizione) del finanziamento pubblico ai partiti e la revisione della sua filosofia.

Non si sa se ancora nel discorso - o in interventi successivi - il governo è intenzionato a promuovere novità molto significative, concettuali e politiche, rivolte a porzioni di opinione pubblica lontane dalla base parlamentare del governo. Come la proposta di istituzionalizzare e rendere obbligatori per legge dibattiti pubblici, aperti a tutta la popolazione, nella fase che precede la realizzazione di una grande opera infrastrutturale, come la Tav. Ma anche il concetto secondo il quale l'attuale crisi può esaltare le ragioni del federalismo fiscale, una riforma che non deve essere lasciata nel limbo.

Letta sa che una parte del credito iniziale del suo governo è legato alla efficacia delle riforme della politica. E per questo il presidente del Consiglio punta a chiudere i lavori della Convenzione entro tempi definiti e affidando al ministro competente, Gaetano Quagliariello, un ruolo di propulsione.

Personalmente favorevole, come anche il suo partito, ad una Repubblica semipresidenziale alla francese, Quagliariello dovrà tener conto della storica ostilità di ex Dc ed ex Pci - e dunque del Pd - a questa riforma e dunque quasi certamente si adotterà un modello di premierato rafforzato, con sfiducia costruttiva, comprendente l'indicazione del nuovo presidente del Consiglio.

A meno che non si decida di seguire quanto proposto dal documento dei «saggi» scelti dal Capo dello Stato: rimandare la scelta della forma di governo ad un referendum. Destinate a restare a lungo aperte anche le opzioni sulla riforma elettorale, anche se oggi il presidente del Consiglio proporrà l'obiettivo prioritario e irrinunciabile: cancellare l'attuale legge elettorale.

Naturalmente i sei colpi pistola sparati sotto il palazzo del governo hanno indotto Letta a rivedere il tono del suo discorso, tenendo in ancora maggior conto la tensione emotiva e sociale che percorre il Paese. Ben consapevole che il suo governo dovrà dare dei segnali forti sin nei primi giorni.

Una volta superata l'ultima grana con i partiti. Quella della ripartizione dei sottosegretari, che Letta ha affidato ad un collega e amico al quale spetteranno molti dossier politicamente delicati: il ministro per i Rapporti col Parlamento Dario Franceschini.

 

napolitano ed enrico lettaENRICO LETTA E GIORGIO NAPOLITANOBERLUSCONI E ALFANO ALFANO GIURA AL QUIRINALE CON LETTA E NAPOLITANOIMUTASSA IMU jpeg

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