A PROPOSITO DI… REFERENDUM – MATTEO RENZI, DIECI ANNI DOPO ESSERI GIOCATO LA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI AL TAVOLO DELLA ROULETTE REFERENDARIA, CONFESSA DI AVER PERCEPITO LA SCONFITTA METTENDOSI IN FILA AL SEGGIO: “LA GENTE NON VOTAVA PER LA COSTITUZIONE MA CONTRO IL GOVERNO” – UN RISCHIO CHE OGGI NON SEMBRANO CORRERE SIA LA “PULZELLA” DELLA GARBATELLA, GIORGIA MELONI, SIA LA SUA ANTAGONISTA, ELLY SCHLEIN, CHE FIN QUI SI SONO DEFILATE IN VISTA DELLA CONSULTAZIONE POPOLARE SULLA GIUSTIZIA – ENTRAMBE HANNO MANDATO IN CAMPO DUE FIGURE D’ANTAN: L’EX PASIONARIA DELLA DC, ROSY BINDI, SUL FRONTE DEL “NO”, E L’EX INQUISITORE DI TANGENTOPOLI, ANTONIO DI PIETRO, SU QUELLO DEL “SÌ”. DUE TESTIMONIAL DIVISIVI CHE FANNO TORNARE DI MODA UN VECCHIO SLOGAN PUBBLICITARIO: COMPRERESTE UN TRATTORE USATO DAL TONINO MANETTARO? O UNA BICICLETTA DI SECONDA MANO DALLA PIA ROSY?
Articolo di T.A.C per Dagospia
L’ex statista di Rignano sull’Arno, Matteo Renzi, dieci anni dopo esseri giocato la poltrona di Palazzo Chigi al tavolo della roulette referendaria confessa di aver percepito la sconfitta mettendosi in fila al seggio per votare. Cioè ben prima che la pallina del “No” (59,12% contro il 48% dei “Sì”) avrebbe fatto saltare il banco del governo: “La gente non votava per la Costituzione ma contro il governo”. Ma va!
Un rischio che oggi non sembrano correre sia la “pulzella” della Garbatella, Giorgia Meloni, sia la sua antagonista, la segretaria del Pd, Elly Schlein, di addio Lugano bella. Che fin qui, forse fiutando l’aria che tira nel Paese dove la metà degli italiani non si reca alle urne, si sono defilate in vista della consultazione popolare prevista nelle (false) Idi di marzo.
Già, sfuggire alle proprie responsabilità sembra ancora premiante nella politica prendi i voti e scappa dai problemi seri della gente. E nell’annunciato derby delle mezze-calzette su temi costituzionali (sic), come la divisione dei poteri dei magistrati che non frega a nessuno a parte la casta interessata, entrambe le protagoniste hanno mandato in campo due squadre capitate da figure d’antan più che rispettabili, ma il cui appeal appare poco attraente in tempi segnati interamente dal marketing politico.
Stiamo parlando dell’ex pasionaria della Dc, Rosy Bindi, sul fronte del “No”, e dell’ex inquisitore di Tangentopoli, Antonio Di Pietro, su quello del “Sì”. Due testimonial (o influencer) divisivi e improbabili in un modello di vita ormai basato sul consumismo politico come la propaganda dei pannolini Pampers ai tempi di “Carosello”.
Una tecnica di mercato autopromozionale che, secondo alcuni studiosi, è anche il sintomo di “un declino dell’interesse e della fiducia da parte degli elettori, che si sentirebbero manipolati e alienati”.
ANTONIO DI PIETRO SUL TRATTORE
Il che, a proposito della Bindi e del Di Pietro, fa tornare di moda un vecchio slogan pubblicitario: Comprereste un trattore usato dal Tonino manettaro? o una bicicletta di seconda mano dalla pia Rosy?
E neppure la faccia a salvadanaio del ministro spritz, Carlo Nordio, riesce ad allontanare il sospetto che adombrava ai suoi tempi lo scrittore satirico, Leo Longanesi: “Non sono le idee che mi spaventano, ma le facce che rappresentano queste idee”.
ROSY BINDI
antonio di pietro
giorgia meloni carlo nordio.
ANTONIO DI PIETRO SUL TRATTORE


