A PROPOSITO DI...ZALONE - E ADESSO COME LA METTIAMO SE A DIVIDERE GLI INTELLETTUALI SUL TEMA DESTRA & SINISTRA È LA COMMEDIOLA SENTIMENTAL-CATTOLICA “BUEN CAMINO”? SIAMO DAVVERO AL GIULI(VO) CAMBIAMENTO DI EGEMONIA CULTURALE? ALMENO COSÌ APPARE DANDO ASCOLTO ALLA DIATRIBA DI CUI DÀ CONTO SUL “CORRIERE DELLA SERA” SEBASTIANO MAFFETTONE – MAFFETTONE SOSTIENE CHE VOLEVA SOLO CONFUTARE CHE “SOTTO LE VESTI ALLEGRE DEL CAFONAL E IL BUONISMO CONSOLATORIO”, NEL FILM SI NASCONDESSE “LA VULGATA IDEOLOGICA MAINSTREAM DELLA DESTRA-DESTRA”. CHE AGGIUNGERE? IN OCCASIONE DELLA BEFANA, MAFFETTONE CONSIGLI LA LETTURA DELLA VOCE “CAFONAL” INSERITA NEL VOCABOLARIO DELL’ENCICLOPEDIA TRECCANI...
NO, IL DIBBBATTITO SU ZALONE, NO! IL FILOSOFO SEBASTIANO MAFFETTONE RACCONTA LA LITE CON UN SUO AMICO, INTELLETTUALE DELLA SINISTRA RADICALE, SULL’INTERPRETAZIONE DEL FILM DI CHECCO: “LUI SOSTENEVA CHE 'BUEN CAMINO' CHIUDE L’EGEMONIA CULTURALE DELLA SINISTRA. E POI È ANDATO GIÙ DURO CONTRO IL POLITICALLY CORRECT, IL FINTO AMORE PER LA POVERTÀ, LA MANIA DEL CULTURAME E VIA DI SEGUITO. LA MIA FRANCA OSTILITÀ NON ERA DOVUTA A UNA SIMPATIA PER CERTI TIC DELLA SINISTRA. PIUTTOSTO, AL CONTENUTO CHE…"
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T.A.C. per Dagospia
E adesso come la mettiamo se a dividere gli intellettuali sul tema Destra&Sinistra è la commediola sentimental-cattolica nonché campione d’incassi, “Buen camino”, del comico Checco Zalone? Siamo davvero al Giuli(vo) cambiamento di egemonia culturale? Almeno così appare dando ascolto alla diatriba di cui dà conto sul “Corriere della Sera” (venerdì 3 gennaio) il filosofo liberale Sebastiano Maffettone.
Oddio, qualche risata se l’è fatta pure lui, ma a rovinargli il Capodanno al cinema è stato il “raffinato intellettuale” (parrocchia radicale) con cui si accompagnava che, a fine proiezione, se n’è uscito e con un nientepopodimeno alla Mario Riva: “Il film di Zalone chiude l’egemonia culturale della sinistra”.
Forse non vale nemmeno la pena di scomodare il sapiente Norberto Bobbio, il quale sosteneva: “Il compito degli uomini di cultura è quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze” per ribattere al nostro neo “Cetto la qualunque” del pensiero cagionevole.
Già, da Antonio Albanese a Checco Zalone, passando da Sordi a Carlo Verdone per finire ai primi cinepanettoni dei fratelli Vanzina, i film potrebbero offrirgli altri spunti di riflessione al nostro intellò gauche caviar sulla deriva culturale in Italia.
Altri tempi quelli passati, in cui già il sommo umorista Marcello Marchesi si poneva la questione con un fulminante sketch:
“Lei è di destra o di sinistra?”
“Sono troppo vecchio per essere di sinistra e troppo giovane per essere di destra”.
“Allora?”
“Centro-frivolo”.
Così, nel controbattere il pensiero buffo che oggi attraversa ancora alcuni sinistrati, il buon Maffettone sostiene che non aveva alcuna intenzione a prendere, stavolta a parti rovesciate, le difese del Gramsci comunista, ma solo confutare che il contenuto del film, che “sotto le vesti allegre del Cafonal e il buonismo consolatorio” si nascondesse “la vulgata ideologica mainstream della destra-destra”.
Che aggiungere? In occasione della Befana, Maffettone regali al suo compagno di sventura (al cinema) i peggiori film della nostra vita raccolti in volume dal dago-criticone Marco Giusti (Stracult, Bompiani). E gli consigli la lettura della voce “Cafonal” inserita nel vocabolario dell’enciclopedia Treccani. Neologismo (2018) di cui il tenutario di questo disgraziato sito vanta il copyright.
Il termine descrive un'estetica pacchiana e di cattivo gusto (spesso associata a una certa Romanità esagerata) “che cattura un fenomeno culturale specifico, soprattutto negli anni '80 e '90, reso popolare da personaggi e eventi mediatici”. Il tutto con uno stile eccessivo, ostentato, “che mescola lusso e kitsch, tipico di ambienti mondani e spesso criticato per il cattivo gusto” che non risparmia neppure la classe politica e imprenditoriale.
L’aggettivo (dispregiativo) è, infatti, “associato a figure pubbliche e serate mondane, immortalate anche da fotografi come Umberto Pizzi e da film come La Grande Bellezza di Sorrentino”. Ma è stato solo Checco Zalone a risvegliare il sonno dello spettatore addormentato nella culla di una sinistra ormai in preda a incubi post gramsciani.






