gennaro sangiuliano adolfo urso

IL COLMO PER UN GOVERNO SOVRANISTA? INGINOCCHIARSI DAVANTI ALLE PIATTAFORME DI STREAMING STRANIERE - UNA RIFORMA, PROMOSSA DA SANGIULIANO E URSO (MINISTRO DEL “MADE IN ITALY”) CONTIENE UNA NORMA CHE MANDA IN SOLLUCCHERO NETFLIX, SKY, DISNEY E COMPAGNIA - PREVEDE L'ELIMINAZIONE DI UNA NORMA CHE OGGI FORNISCE UNA GARANZIA AI PRODUTTORI INDIPENDENTI SUI COSIDDETTI "DIRITTI SECONDARI"...

Estratto dell’articolo di Stefano Iannaccone per “Domani”

 

sangiuliano meloni

L’orgoglio del made in Italy del governo Meloni si inchina di fronte alla lobby dei colossi internazionali nel campo dell’audiovisivo. Da Netflix a Sky, da Disney ad Amazon (attraverso il servizio Prime Video), tutte le piattaforme di streaming e i broadcaster tradizionali sono pronti a passare all’incasso, in termini di poteri contrattuali, a scapito dei piccoli produttori indipendenti. Che saranno privati delle attuali tutele previste rispetto allo strapotere dei big player del settore. E costretti a subire eventuali proposte capestro.

 

adolfo urso forum italo saudita sugli investimenti hotel gallia milano

Una riforma, in discussione, prevede l’eliminazione di una norma che oggi fornisce una garanzia negoziale degli indipendenti sui diritti secondari. Si tratta, nello specifico, della possibilità di cedere alcuni diritti, tenuti fuori dal perimetro dell’intesa, come quelli per le tv in chiaro, così come i diritti di vendita all’estero, un mercato in crescita negli ultimi anni grazie al rilancio del cinema italiano.

 

Il paradosso è che il regalo ai colossi internazionali porta la firma del ministero delle Imprese del made in Italy, guidato da Adolfo Urso, con la benedizione del ministero della Cultura di Gennaro Sangiuliano. Due pesi massimi della squadra meloniana, d’impronta sovranista. Almeno nelle parole.

 

L’iniziativa, gradita ai giganti dell’audiovisivo, è già partita con una piccola modifica al Testo unico dei servizi di media audiovisivi (Tusma), in esame alla Camera (sono ancora in corso le audizioni nelle commissioni riunite Cultura e Trasporti). Con la semplice cancellazione di un comma Netflix, Sky, Disney e le altre piattaforme (o broadcaster) potranno godere di un forza pressoché illimitata in fase di negoziazione.

 

sangiuliano

Per capire la portata dell’intervento è necessario conoscere il funzionamento del settore. Secondo la legge in vigore, il produttore può avviare la fase di progettazione di un’opera, che sia un film, una serie tv o un documentario. Nel concreto significa che investe delle risorse economiche per predisporre il soggetto, iniziare la preparazione della sceneggiatura e magari contrattualizzare un team con lo scopo di definire il prodotto audiovisivo da commercializzare successivamente.

 

Poi, però, occorre chi ci mette i soldi, la parte più sostanziosa almeno. Da lì può avviare i contatti con un investitore, che sono le grandi piattaforme internazionali, Netflix e dintorni, i privati – in Italia c’è per esempio Mediaset – e la Rai nel ruolo di servizio pubblico, chiamati a destinare una somma a sostegno degli indipendenti.

 

ADOLFO URSO

In caso di accordo, il produttore cede i diritti principali, quindi la trasmissione in streaming o sulle tv a pagamento, in base a quanto sottoscrivono. Ma restano fuori dall’intesa altri elementi, i diritti secondari appunto, oggetto di un’ulteriore trattativa tra le parti. Il produttore indipendente, avendo avviato il progetto, può rivendicare insomma la conservazione di alcuni diritti sulle opere, come quello sulla trasmissione sui canali in chiaro. Oppure, in alternativa, può optare per riprendersi tutti i diritti dopo che il prodotto è stato sfruttato dal broadcaster o dalla piattaforma (in genere sono 10 anni).

 

GENNARO SANGIULIANO - GIORGIO ALMIRANTE

Si riappropria di un film, per esempio, che può fornire ulteriori margini di ricavo. La riforma del Tusma intrapresa dal Mimit di Urso cancella questa possibilità, oggi di primaria importanza. E, a inizio dicembre, il Mic di Sangiuliano ha dato il proprio avallo con una lettera firmata da Nicola Borrelli, attualmente alla guida della direzione generale cinema e audiovisivo. La motivazione fornita è quella della mancata applicazione dell’intero comma oggetto della soppressione. […]

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