1. ANCHE I GIORNALONI SONO ARRIVATI A SCRIVERE QUELLO CHE DAGOSPIA VA RIPETENDO DA GIORNI: MA QUALE RITORNO DEL CAVALIER POMPETTA (CHE MIRA SOLO A UN POTERE DI POSIZIONE IN PARLAMENTO PER NON FINIRE IN GALERA E NON FAR FALLIRE IL SUO IMPERO MEDIATICO), LO SCONTRO PER PALAZZO CHIGI SARÀ TRA BERSANI E MONTI 2. DOPO LO SCHIAFFO DI RE GIORGIO: “L’ERA DEI TECNICI è FINITA, ORA TOCCA ALLA POLITICA. E CHI DECIDE, DOPO IL VOTO, SONO IO”, ARRIVA IL CALCIO DEL CULATELLO: ‘’SE SARAI IN CAMPO, EVITERÒ LO SCONTRO FRONTALE CON TE”. PAUSA. “NEI LIMITI DEL POSSIBILE” 3. L’IDEA DI MONTIMER DI UN VERO E PROPRIO MANIFESTO APERTO A TUTTE LE FORZE RESPONSABILI E NON POPULISTE, CHE ESCLUDE PERCIÒ GRILLO, LA LISTA ARANCIONE E NATURALMENTE BERLUSCONI, NON CONVINCE IL PD. ANZI, PER BERSANI RISCHIA DI SPACCARE IL PARTITO: “PORTEREBBE VIA VOTI A NOI E LI TOGLIEREBBE ANCHE AL TUO CENTRO”

Goffredo De Marchis per "la Repubblica"

Invece di rispondere sul suo futuro, Monti prendeva appunti su un blocchetto. Così Pier Luigi Bersani ha avuto un flash: davanti a sé non aveva più il premier "neutrale" scelto per affrontare l'emergenza economica, ma un possibile sfidante alle elezioni di febbraio. Tanto da evocare, prima di congedarsi, la battaglia elettorale. «Se sarai in campo, eviterò lo scontro frontale con te».

Pausa. «Nei limiti del possibile». Si può quindi parlare di gelo tra il segretario del Pd e il
Professore dopo l'incontro a quattr'occhi di ieri pomeriggio. Incontro teso, a tratti surreale vista l'incertezza sulla candidatura lasciata galleggiare nell'aria da Monti. Lo stesso gelo si avverte ormai nei rapporti del Quirinale con Palazzo Chigi, testimoniato dalle parole di Giorgio Napolitano durante gli auguri natalizi alle autorità istituzionali. Un discorso che, non a caso, ha suscitato entusiasmo a Largo del Nazareno: «Un intervento molto significativo».

Bersani non vuole che il premier si presenti al voto con una sua lista. Per carità, è legittimo che lo faccia, lui non alzerà le barricate. Ma il colloquio, che verrà seguito da un altro a brevissimo giro, aveva, nelle mente del candidato premier del centrosinistra l'obiettivo di arrivare a una forma di collaborazione. «So che a livello internazionale il punto di riferimento sei tu. In Italia però, per il nostro ruolo di cuscinetto sociale, per il dialogo con i sindacati, abbiamo qualche carta da giocare. Forse si può individuare una forma di coordinamento».

La domanda che non ha avuto risposta dal premier «perché non ho ancora deciso se e come essere presente nella contesa politica». Anche Monti ha accennato a un'offerta: un documento programmatico per la prossima legislatura che vorrebbe scrivere sottolineando alcuni punti irrinunciabili per il governo del Paese. Un vero e proprio manifesto aperto a tutte le forze responsabili e non populiste, che esclude perciò Grillo, la lista Arancione e naturalmente Berlusconi.

Ma l'idea di questa piattaforma non convince il Pd. Anzi, rischia di spaccare il partito che ancora vive il riflesso del duello Bersani-Renzi nella dialettica tra agenda Monti e agenda autonoma. «Alcuni punti fermi vanno messi, sono d'accordo - è stata più o meno la risposta del segretario -. Ma come si fa rendere pubblico un documento del genere, a chiedere adesioni generalizzate? Porterebbe via voti a noi e li toglierebbe anche al tuo centro». Eppoi, questo manifesto coinciderebbe con la rinuncia del premier a candidarsi o a sponsorizzare solo alcune liste? Se Monti è in campo, a maggior ragione, l'offerta diventa irricevibile.

La situazione di stallo non piace ai democratici. E se Bersani ostenta serenità, nelle stanze vicine alla sua, a Largo del Nazareno, si sente dire sempre più spesso che «se Monti salta un giro, non muore nessuno». In questo clima s'inserisce la frattura tra il Colle e Monti. Le dichiarazioni di Napolitano suonano più come una minaccia che come una prova di amicizia alle orecchie di Palazzo Chigi. L'incarico al prossimo premier lo darà l'attuale presidente della Repubblica, «suo malgrado».

E la scelta sarà dettata stavolta dalla normalità democratica, ossia cadrà sul vincitore
delle elezioni, anche nel caso di un patto di governo tra progressisti e moderati. Monti non ha nascosto la sua amarezza per il discorso di Napolitano. «Non ho interrotto io bruscamente la legislatura, sono stato sfiduciato dal Pdl», ha detto ai ministri più fedeli prima del consiglio. «Ed è naturale che chi vince nelle urne governa».

Ma non si è sbottonato sulla sua decisione. «Il lavoro che abbiamo fatto deve continuare, ma per quanto mi riguarda non so ancora come», ha confidato a un ministro.
Comunque, il documento programmatico è in fase di stesura.

Potrebbe essere pronto già sabato quando, nella conferenza stampa dopo le dimissioni, Monti comunicherà il suo orientamento. La "sua" lista, vale a dire Verso la Terza repubblica, prepara le munizioni. Il premier consulta i sondaggi. E intende dare a tutti più tempo per la raccolta delle firme necessaria a far correre nuovi simboli e nuove forze politiche, allungando di una settimana i tempi del voto. Il ministro dell'Interno Cancellieri lavora da giorni sulla data del 17 febbraio.

Monti invece sta pensando al 24 febbraio. Un aiutino a Montezemolo e Riccardi ma che favorirà anche Movimento 5 stelle, la lista Arancione di Ingroia e De Magistris, i partiti satelliti di Berlusconi a cominciare da quello annunciato ieri da Ignazio La Russa. Un altro segnale sulla strada della candidatura o della nascita di una lista Monti certificata? Non è detto. Il mistero rimane. E Bersani scuote la testa: «Mi sembra tutto incredibile».

 

Napolitano ha incontrato anche Bersani e Casinipier luigi bersani Giorgio Napolitano MARIO MONTI E GIORGIO NAPOLITANOLUIGI DE MAGISTRIS PRESENTA IL MOVIMENTO ARANCIONEgrillo beppe berlusconi barbara durso x berlusconi E BARBARA DURSO domenicalive Riccardi Montezemolo Oliviero e Dellai ccc12 montezemolo cisnetto ph riccardi

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