LA RAGGI FA CRAC (I DEBITI DI ROMA CRESCIUTI DI 1 MILIARDO) MA IL M5S CONTINUA A VOLARE - È IL PRIMO PARTITO, NEI SONDAGGI OSCILLA FRA IL 26 E IL 30%. PERCHE'? VOGLIA DI FACCE NUOVE. RENZI E BERLUSCONI SONO BRODAGLIE RISCALDATE CHE HANNO ILLUSO E DELUSO

1 - ROMA STA PER FALLIRE CINQUESTELLE TRIONFA

beppe grillo virginia raggibeppe grillo virginia raggi

Franco Bechis per “Libero Quotidiano”

 

Il Comune di Roma rischia ancora una volta la dichiarazione di stato di dissesto, che nell'amministrazione pubblica equivale al fallimento. Ad ammetterlo senza troppi giri di parole è stato lo stesso responsabile dei conti dell'amministrazione guidata da Virginia Raggi, l' assessore al Bilancio Andrea Mazzillo, in un colloquio pubblicato ieri mattina dal Sole 24 Ore: «Ho tenuto finché ho potuto», ha premesso, «ma per onestà intellettuale non posso più tacere. Sono il responsabile dei conti di Roma, devo governarli».

 

BEPPE GRILLO E VIRGINIA RAGGIBEPPE GRILLO E VIRGINIA RAGGI

Il rischio default verrebbe proprio dalla situazione drammatica in cui versa una delle principali aziende controllate, quella Atac - l'azienda dei trasporti di Roma- da cui se ne è appena andato via con molte polemiche e in modo abbastanza inusuale per un manager il direttore generale, Bruno Rota, che veniva dal gruppo Atm di Milano.

 

atac deposito atac deposito

Rota premeva per il concordato preventivo dell' azienda, portando comunque i libri in tribunale, e lamentando un certo freno tirato su questa strada dalla amministrazione del comune di Roma, anche se formalmente la Raggi non gli aveva frapposto ostacoli. Solo che nessuno alla fine gli dava la spinta necessaria. Il perché lo ha spiegato proprio Mazzilo: «Il debito di Atac da 1,38 miliardi per il comune è un credito, che vale oltre 500 milioni. Se oggi la società fallisce, anche il comune ha serie difficoltà e rischia il dissesto, perché non riesco a coprire una svalutazione dei residui attivi di questa portata».

 

raggi grillo romaraggi grillo roma

SCADENZE

L'assessore al Bilancio deve presentare per la prima volta entro il prossimo 30 settembre un consolidato che oggi è previsto dalle leggi di contabilità degli enti locali. E quindi dovrà essere consolidato il debito anche delle società controllate, iniziando quelle in cui il comune di Roma avrebbe una partecipazione totalitaria.

 

Secondo i calcoli del Sole 24 Ore, escludendo i conti della gestione commissariale che sta cercando di smaltire il maxi debito scoperto dopo l'addio di Walter Veltroni e causato da numerose amministrazioni precedenti, il consolidato del Comune di Roma oggi indicherebbe nuovi debiti di 2,5 miliardi di euro. E in questa somma quasi un miliardo si sarebbe aggiunto nell' ultimo anno, anche se parte della cifra verrebbe assorbita da crediti vantati. Per queste ragioni la Raggi ha recentemente lanciato un appello al governo, auspicando lo stanziamento di «1,8 miliardi necessari per gli interventi urgenti» sulla capitale.

ATACATAC

 

Per altro ogni calcolo diventa davvero difficile, perché ad oggi l'unico bilancio 2016 di una società consolidabile nella contabilità del comune di Roma è quello di Ama, l'azienda dei rifiuti. I conti di Atac non sono noti a nessuno, e lo stesso Rota in tre mesi non deve averci capito un granché, visto che quando se ne è andato sbattendo la porta ha citato solo cifre contenute nel bilancio al 31 dicembre 2015, che potrebbe anche essere molto diverso da quello attuale.

 

DIFFERENZE

atac b atac b

Le cifre citate dall'assessore al bilancio sono lievemente più alte di quelle contenute nel bilancio consolidato 2015 di Atac, che indicava 477,2 milioni di debiti verso la controllante, che è appunto il Comune di Roma. Chiaro che quei debiti- che per il comune sono crediti- in caso di fallimento dell'azienda dei trasporti diventerebbero un buco nel bilancio di Roma. Però Atac nello stesso documento dice di vantare crediti da Roma per 381,4 milioni di euro, e quelli sarebbero un debito del comune capitolino che con il fallimento verrebbe congelato.

 

ANDREA MAZZILLO VIRGINIA RAGGIANDREA MAZZILLO VIRGINIA RAGGI

La differenza fra le due poste è quindi inferiore ai 100 milioni di euro. Di poco superiore a quella elasticità di bilancio che lo stesso Mazzillo dice di potere avere (gli spazi finanziari ammonterebbero a circa 70 milioni di euro) Il problema è che la contabilità delle municipalizzate romane è assai fantasiosa, e non si sa quale attendibilità possa avere.

 

La stessa Atac nel bilancio 2015 appena ricordato indica crediti verso la Regione Lazio per 553,2 milioni di euro relativi a contratti di servizio che risalgono ad anni lontanissimi indietro, e che la Regione non solo non ha pagato, ma nemmeno riconosce più non indicandoli in bilancio. Quasi nessuna delle altre società controllate ha ancora approvato il bilancio dell' anno scorso, e in un caso- quello di Roma Metropolitane, si è fermi addirittura al bilancio 2014, quello del primo anno intero in cui era sindaco Ignazio Marino.

 

TRASPARENZA

RAGGI MAZZILLORAGGI MAZZILLO

L'azienda che sembra dare meno problemi finanziari (ma enormi nel servizio svolto), quella di raccolta rifiuti, indica nel 2016 una partita complicatissima debiti-crediti con il comune di Roma, sostenendo di dovere ricevere dal Comune 900,2 milioni di euro (erano 409 l' anno precedente), ma anche di essere indebitato con la Raggi per 666,3 milioni di euro (erano 284 l' anno precedente). Qualcosa non deve avere funzionato nei rapporti fra Ama e Comune di Roma l'anno scorso.

 

GRILLO FICO DI MAIO DI BATTISTAGRILLO FICO DI MAIO DI BATTISTA

Ma qualcosa non funziona con evidenza in Ama e anche in chi la controlla a leggere la violenta e insolitamente biblica relazione del collegio sindacale che accompagna il bilancio 2016. Con accuse forti all' azionista che avrebbe reso meno penetranti i controlli di gestione e la trasparenza, al management per una gestione non limpida e perfino qualche dubbio sulla certezza di continuità aziendale, che dipende tutta dalla possibilità di utilizzare i fidi bancari e dagli apporti di capitale di un azionista a sua volta in bolletta.

 

2 - I GRILLINI POSSONO VINCERE IN SICILIA E IN ITALIA

GRILLO - DI BATTISTA - DI MAIOGRILLO - DI BATTISTA - DI MAIO

Fosca Bincher per Libero Quotidiano

 

Le rare volte in cui in cima alle cronache politiche e ai titoli di testa dei telegiornali non campeggiano i guai della Roma di Virginia Raggi, è entrata in classifica la Torino di Chiara Appendino, scivolata su quella tragica sera della finale di Champions league fra Juventus e Real Madrid. Eppure in non una di quelle numerosissime occasioni- stando ai principali istituti di ricerca delle opinioni- l' elettorato italiano ha pensato di staccarsi in modo netto dal Movimento 5 stelle.

 

RAGGI E APPENDINO AL BALCONE DEL PALAZZO SENATORIO 2RAGGI E APPENDINO AL BALCONE DEL PALAZZO SENATORIO 2

E in effetti molti osservatori restano di sale: ma come, sbagliano quasi sempre collaboratori e staff, perdono tempo in discussioni elefantiache sul nulla, dondolano fra una emergenza e l' altra che danno l' impressione di non essere mai in grado di risolvere. E allora come mai per gran parte degli istituti nei sondaggi il Movimento 5 stelle oggi è il primo partito italiano, e in tutti questi mesi e in tutte queste disavventure è comunque oscillato sempre fra il 26 e il 30% delle preferenze talvolta facendo testa a testa, altre allontanando decisamente il Pd?

 

raggi appendinoraggi appendino

Ancora una volta stiamo parlando dei guai di Roma, che rischiava di restare senza acqua e che sta affondando nei debiti propri e delle società controllate dove nessun manager pare resistere più di qualche settimana o al massimo mese. Eppure il sondaggio Emg Acqua per il Tg La7 dava lunedì 24 luglio il M5s al 28%, contro il 26,7% del Pd. I pentastellati la settimana precedente erano al 27,8% e quella prima ancora al 27,2%. Riescono a crescere nel consenso anche in mezzo ai guai.

 

E a quelle cifre li danno anche la maggiore parte degli altri istituti di rilevazione. Non essendoci più stati sondaggi costanti e approfonditi sul gradimento dei cittadini di Roma e Torino, è difficile capire se e come il consenso sia caduto nelle due principali città amministrate dal Movimento 5 stelle.

 

berlusconi renzi grazie amoreberlusconi renzi grazie amore

Le poche rilevazioni effettuate dicono di sì, ma non in maniera clamorosa: oggi i grillini non riceverebbero più quel consenso straordinario di più di 700 mila romani, ma al primo turno prenderebbero comunque più del 30% dei voti, e quindi pochi meno di quelli che li avevano fatti trionfare all' inizio dell' estate 2016. C' è delusione, ma non tracollo. E soprattutto se il consenso si erode poco dove si vivono i problemi, non sembra essere toccato nel giudizio su quelle disavventure l' elettorato che non abita né a Roma né a Torino.

 

M5s ha quindi uno zoccolo duro elettorale su cui davvero ben pochi avrebbero scommesso ormai a più di 4 anni dal loro primo clamoroso successo elettorale nazionale. Questo dice sicuramente che in nessuna altra forza politica è emersa una novità tale da potere riattirare quell' elettorato che se ne era andato per grande delusione. Ed è ancora più sorprendente per questo.

berlusconi renziberlusconi renzi

 

Il Movimento 5 stelle infatti non esisteva negli anni precedenti, e da quando è sceso nel campo politico di appuntamento elettorale in appuntamento elettorale è sempre aumentata l' astensione rispetto alla volta precedente. Certo i flussi elettorali sono strani, e gli astensionisti entrano ed escono con facilità scorrendo l'offerta politica disponibile.

 

Però è certo che con quelle cifre gran parte dell' elettorato del M5s negli anni passati abbia votato o centro destra o centro sinistra. A vedere quel che è accaduto nei ballottaggi delle grandi città quando i pentastellati vi sono approdati, sembrano avere assorbito più voti di centro destra che voti di centro sinistra. Comunque sia chi è fuggito da loro oggi non fa ancora marcia indietro ritenendo poco convincenti le alternative.

YALTA CON BERLUSCONI RENZI GRILLO YALTA CON BERLUSCONI RENZI GRILLO

 

Perché allora non incidono gli errori compiuti una volta al comando? Probabilmente perché l' esigenza di facce nuove e di uno stacco dalla storia precedente è talmente forte da potere perdonare molti errori (e c' è anche la convinzione che siano sottolineati da media e altre forze politiche più del dovuto).

 

In fondo se l' esigenza era di avere qualcuno di nuovo, che mai si era occupato di cosa pubblica, che non avesse legami passati con altre forze politiche, gli elettori sembrano dare per scontata l' inesperienza che porta a sbagliare. Ad oggi questo tiene ancora, ma la pazienza non durerà all' infinito, tanto più che l' elettorato italiano ha mostrato una notevole e anche repentina mobilità.

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