taiwan cina xi jinping

“L’ANTIPATIA VERSO TRUMP È A LIVELLI TALI CHE MOLTI EUROPEI TIFANO PER UN’ALLEANZA UE-CINA, PER DARE UNA LEZIONE AL ‘BULLO’ AMERICANO” - FEDERICO RAMPINI: “DIMENTICANO CHE LA CINA RAPPRESENTA UNA MINACCIA SUPERIORE. LA REPUBBLICA POPOLARE PRATICA IL PROTEZIONISMO DA SEMPRE, E NON SOLO CON DAZI ELEVATI MA ANCHE CON REGOLE CHE SISTEMATICAMENTE FAVORISCONO I ‘CAMPIONI NAZIONALI’, FINO ALL’USO SMODATO DEGLI AIUTI DI STATO" - "XI JINPING PRESENTA LA CINA COME UN BASTIONE DEL MULTILATERALISMO E DELLE FRONTIERE APERTE. MA I PAESI VICINI CONTINUANO A SUBIRE MICRO-AGGRESSIONI MILITARI. I PAESI ASIATICI, INFATTI, S’INTERROGANO SUI COSTI-BENEFICI DI UN ORDINE MONDIALE SINOCENTRICO”

IL LUNGO SCONTRO USA-CINA

Estratto dell’articolo di Federico Rampini per il “Corriere della Sera”

 

FEDERICO RAMPINI

La partita «America contro il resto del mondo», come viene rappresentata un po’ frettolosamente la guerra commerciale scatenata da Donald Trump, è anzitutto uno scontro fra America e Cina.

 

Prima e seconda economia del pianeta, queste superpotenze sono impegnate in una competizione a tutto campo: per la supremazia tecnologica, per il controllo strategico dell’Indo-Pacifico, per la leadership militare.

 

Attribuire la loro tensione alle sole scelte del 47esimo presidente degli Stati Uniti, significa dimenticare i capitoli precedenti. Molto più aggressivi dal lato cinese: dal Covid al pallone spia sui cieli d’America. […].

 

donald trump xi jinping

Ieri Trump ha bloccato le vendite di microchip Nvidia suscettibili di servire ai supercomputer cinesi: con quella decisione ha prolungato una politica di embargo sulle tecnologie avanzate che era stata perseguita dal suo predecessore democratico Joe Biden. La questione dei macro-squilibri commerciali […] è solo un pezzo del problema cinese visto da Washington.

 

obama cina

La revisione in senso critico cominciò dieci anni fa verso la fine del secondo mandato di Barack Obama, non a caso. Fu nel 2015 che Xi Jinping svelò la sua strategia «Made in China 2025»: si proponeva di sostituire l’America nella leadership di tutte le industrie strategiche e tecnologie avanzate.

 

Nello stesso periodo la Confindustria tedesca aprì gli occhi: quel documento di Xi annunciava la fine di un’età aurea per il made in Germany di cui i cinesi erano stati ghiotti acquirenti. L’America e l’intero Occidente si erano illusi di beneficiare di una nuova «divisione internazionale del lavoro» — ai cinesi i mestieri operai, le produzioni di massa a basso costo come il tessile e calzaturiero, le industrie «sporche» come miniere, acciaio, chimica, cantieristica — e a noi le attività a maggior valore aggiunto come i servizi avanzati, il software.

 

XI JINPING DONALD TRUMP - MEME

Ma già dieci anni fa Xi ci segnalava il suo progetto: rimanere sì la fabbrica del pianeta, e al tempo stesso diventare il laboratorio del pianeta, accerchiandoci dal basso e dall’alto, surclassandoci sia nella competizione sui costi sia nella qualità. Quando da una fabbrica cinese esce un’auto elettrica che non sfigura nel confronto con la Tesla, e costa meno, il cerchio si è chiuso. I democratici Usa sotto Obama e Biden si erano convinti di dover reagire, perciò la sinistra americana pullula di «falchi» anti-cinesi quanto l’entourage di Trump.

 

Anzi è proprio nel partito degli Obama e dei Biden che la strategia di contenimento di Pechino è stata arricchita sul versante geopolitico: con la costruzione di alleanze tra democrazie dell’Indo-Pacifico (Quad e Aukus), con i ripetuti avvisi lanciati a Xi contro l’annessione violenta di Taiwan.

 

fabbrica cinese

Oggi la guerra dei dazi ha creato un’atmosfera inedita. L’antipatia verso Trump è a livelli tali, che molti europei tifano per un’alleanza Ue-Cina, sperando che questa serva a dare una lezione al «bullo» americano. Essendo fresco reduce da un viaggio in Giappone, posso testimoniare che a Tokyo non ho trovato una simile tentazione: allarme e condanna per le mosse di Trump, questo sì, soprattutto nel mondo industriale; ma non al punto da dimenticare che la Cina rappresenta una minaccia superiore […]

 

TELECINESI - MEME BY EMILIANO CARLI

Si può dire ogni male dei dazi di Trump ma bisogna ricordare che il protezionismo non lo ha inventato lui. La Repubblica Popolare lo pratica da sempre, e non solo con dazi ben più elevati (fino a ieri). Le incarnazioni del protezionismo cinese sono molteplici, vanno da regole che sistematicamente favoriscono i «campioni nazionali», fino all’uso smodato degli aiuti di Stato. Per finire con l’imposizione — nei settori considerati strategici, inclusa l’automobile — di un «socio cinese» al quale l’investitore straniero deve regalare segreti tecnologici.

 

Nel costruirsi un modello di sviluppo trainato dalle esportazioni, e votato alla conquista sistematica del mercato mondiale, la Cina ha accumulato un eccesso di capacità produttive. Se si restringono i suoi sbocchi in America, rovescerà altrove uno tsunami di esportazioni. Perciò Ursula von der Leyen usa toni amichevoli verso Xi ma non intende allentare la vigilanza contro la sua concorrenza sleale.

 

XI JINPING - TAIWAN E CINA

Da come gli europei trattano con la Cina, potrà dipendere in parte l’evoluzione dell’atteggiamento di Trump? Il suo segretario al Tesoro Bessent lo ha detto apertamente. […] Xi Jinping ha lanciato la sua offensiva della seduzione, con una tournée diplomatica che lo ha portato dal Vietnam alla Malesia. Il leader comunista presenta la Repubblica Popolare come la superpotenza «stabile e affidabile»; nonché come un bastione del multilateralismo e delle frontiere aperte.

 

Proprio i Paesi vicini, però, continuano a subire micro-aggressioni militari cinesi in acque territoriali contese. Trump sta pagando dei prezzi elevati in termini di abdicazione del soft-power. Tuttavia in molti, a cominciare dai Paesi asiatici, cercano di collocare questa crisi dei rapporti con l’America in un contesto storico di lungo periodo; e s’interrogano sui costi-benefici dell’eventuale alternativa, un ordine mondiale sinocentrico […]

donald trump xi jinping

LE NAVI CINESI ACCERCHIANO TAIWAN E FORMANO UN CUORELE MANOVRE DELLA CINA INTORNO A TAIWANesercitazioni caccia cinesi fabbrica cinese

Ultimi Dagoreport

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…

binaghi mezzaroma giampaolo rossi pier silvio berlusconi meloni alcaraz tennis sinner

DAGOREPORT - RAI ALLA DERIVA! DOPO L'OLIMPICA PATACCA-PETRECCA, ARRIVA UN’ALTRA MAZZATA PER TELE-MELONI: GIAMPAOLO ROSSI E CAMERATI RIESCONO NELL’IMPRESA DI PERDERE LE FUTURE PALLETTATE TRA SINNER E ALCARAZ: I DIRITTI IN CHIARO PER LE ATP FINALS DAL 2026, INFATTI, LI HA ACQUISTATI MEDIASET - DOPO LA MOSSA DI ATP MEDIA (IN CUI LA FITP HA UNA MINIMA PARTECIPAZIONE) DI CEDERE AL BISCIONE DI PIER SILVIO LA PARTE IN CHIARO DELL’EVENTO, BINAGHI SI PREPARA A TOGLIERE DI MEZZO LE MANINE DI “SPORT E SALUTE”, E QUINDI IL GOVERNO MELONI, DALLA GESTIONE DEL TORNEO CHE VALE OLTRE MEZZO MILIARDO DI EURO? L'ESECUTIVO AVEVA POSTO AL PRESIDENTE DELLA FITP COME CONDIZIONE PER OTTENERE I 100 MILIONI DI CONTRIBUTI PUBBLICI DI CONDIVIDERE CON “SPORT E SALUTE” LA GESTIONE DELLE ATP FINALS - LA SEDE DI TORINO CONFERMATA SOLO FINO AL 2026. POI... - VIDEO

giorgia meloni monica maggioni giampaolo rossi sigfrido ranucci bruno vespa report

DAGOREPORT - PER LEVARSELO DAI PIEDI QUEL ROMPICOJONI DI SIGFRIDO RANUCCI, L’ARMATA BRANCA-MELONI DEVE PORTARE UN PO’ DI PAZIENZA - E’ VERO CHE PORTANDO SUL GROPPONE 64 PRIMAVERE, IL CONDUTTORE DI “REPORT” PER RAGGIUNGERE L'ETÀ PENSIONABILE, FISSATA A 67 ANNI E 1 MESE PER I DIPENDENTI RAI, HA ANCORA DAVANTI TRE ANNI DI "REPORT" PER SCODELLARE INCHIESTE INVESTIGATIVE SULLE MAGAGNE INFINITE DEL POTERE, DA UNA PARTE - DALL’ALTRA, RANUCCI HA ACCUMULATO UNA TALE QUANTITÀ DI GIORNI DI FERIE NON GODUTE CHE TELE-MELONI NON PERDERÀ LA GOLOSA OCCASIONE DI INVITARLO AL PENSIONAMENTO NELLA PRIMAVERA DEL 2027, PROPRIO ALLA VIGILIA DELL’ELEZIONI POLITICHE – DI SICURO, TELE-MELONI NON OFFRIRA' UN PROVVIDENZIALE CONTRATTO DI COLLABORAZIONE ESTERNA CHE TRASFORMA IL GIORNALISTA MAGICAMENTE IN UN “ARTISTA”, COM'È SUCCESSO ALL’81ENNE BRUNO VESPA E A MONICA MAGGIONI...

aska simionato

FLASH! - SCONTRI PER ASKATASUNA: QUANDO MELONI S’INDIGNA CONTRO I MAGISTRATI CHE NON HANNO ACCUSATO DI TENTATO OMICIDIO IL 22ENNE INCENSURATO GROSSETANO FRANCESCO SIMIONATO, FA SOLO BIECA PROPAGANDA ELETTORALE PER IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA – È BEN VISIBILE DALL’ESAME DELLE FOTO CHE NON È LUI IL CRIMINALE CHE HA PRESO A MARTELLATE IL POLIZIOTTO – UNA VOLTA IDENTIFICATO, GRAZIE AL FATTO CHE ERA L’UNICO A VOLTO SCOPERTO NEL GRUPPO CHE HA AGGREDITO IL POLIZIOTTO, I MAGISTRATI NON POTEVANO FARE ALTRO CHE ACCUSARLO PER CONCORSO IN LESIONI A PUBBLICO UFFICIALE…

ecce homo di antonello da messina

DAGOREPORT - IN ATTESA DEL PONTE DI MESSINA (O, FORSE, CONFONDENDOSI) LO STATO SI SAREBBE ASSICURATO UN ASSAI BRUTTINO ANTONELLO DA MESSINA, GRANDE POCO PIÙ UN FRANCOBOLLO, MA VALUTATO TRA 10 E 15 MILIONI DI DOLLARI - PER UN MINISTERO CHE NON HA I SOLDI PER METTERE LA BENZINA NELLE AUTO DEI FUNZIONARI C’È DA AUGURARSI CHE IL QUADRO POSSA ESSERE UN MUNIFICO REGALO DI UN IMPRENDITORE IN CERCA DI AGEVOLAZIONI – QUESTO PICCOLO ANTONELLO NON ERA NECESSARIO PER LE PATRIE COLLEZIONI: DI QUADRI NE ABBIAMO MA NON ABBIAMO I SOLDI NEMMENO PER SPOLVERARE LE CORNICI. E SPERIAMO CHE SIA ANTONELLO, PERCHÉ…

giorgia meloni polizia agenti

DAGOREPORT – IL NUOVO STROMBAZZATO DECRETO SICUREZZA È SOLO FUMO NEGLI OCCHI DEGLI ALLOCCHI: SE IL GOVERNO MELONI AVESSE DAVVERO A CUORE IL TEMA, INVECE DI FANTOMATICI “FERMI PREVENTIVI” E “SCUDI PENALI”, SI OCCUPEREBBE DI ASSUNZIONI E STIPENDI DELLA POLIZIA – A DISPETTO DEGLI ANNUNCI, INFATTI, LE FORZE DELL’ORDINE DA ANNI SONO SOTTO ORGANICO, E GLI AUMENTI DI SALARIO PREVISTI DAL CONTRATTO NAZIONALE TRA 2022 E 2024 (+5,67) SONO STATI ANNULLATI DALL’INFLAZIONE, CHE CUMULATA HA RAGGIUNTO QUASI IL 15%...