1- ECCO IL REGALO DI ADDIO DEL BANANA ALLA MATRONA INDISCUSSA DEL BUNGA BUNGA 2- SECONDO LE INDISCREZIONI SI PARLA DI DIVERSI MILIONI DI EURO, TRA I CINQUE E I DIECI, FRAZIONATI IN UN ANNO, UNA PARTE IN IMMOBILI A LOS ANGELES E UNA PARTE SULLA RIVIERA ROMAGNOLA, ATTRAVERSO PAPÀ MINETTI. UN REGALONE D'ADDIO E DI SILENZIO 3- SE LA BOTOX-MUTILATINA MINETTI HA PROMESSO DI DIMETTERSI DAL PIRELLONE PRIMA CHE SCATTI IL VITALIZIO, AL CONTEMPO HA VOLUTO QUELLA SICUREZZA CHE SOLO IL SULTANO DI HARDCORE SA DARE E CHE LEI HA MERITATO DOPO TANTE “CENE ELEGANTI”

Enrico Arosio per "l'Espresso"

Baci da Los Angeles. Baci iperbolici, schioccati da labbra modello Zodiac gonfiate dall'allegro chirurgo. Mentre gli strapagati consiglieri della Regione Lombardia si riunivano in stanche riunioni di mezza estate, la collega Nicole Minetti bazzicava la metropoli californiana in compagnia del padre Antonio.

Fresca tappa della calda estate della vestale del culto di Bunga Bunga, sotto processo a Milano per sfruttamento della prostituzione nella villa dell'ex premier Silvio Berlusconi, e che l'ha detto e ripetuto: «Non mi dimetto, non mi dimetto adesso, non mi dimetto su ordine di nessuno». Intendendo il segretario del Pdl Angelino Alfano, il coordinatore lombardo Mario Mantovani, figure politicamente influenti come Daniela Santanchè, e una fetta crescente di opinione pubblica irritata dalla disinvoltura di questa 27enne senza freni.

Perché a Los Angeles? Perché col padre? Ufficialmente, per qualche giorno di vacanza e per un casting. Televisivo o cinematografico. Difficile orientarsi, quando un giorno le attribuiscono la voglia di girare un film porno (ma lei smentisce), un altro lascia correre la voce di un interessamento a lei, interprete di se stessa, da parte di Oliver Stone per un film sul declino di Berlusconi.

L'indiscrezione, invece, che "l'Espresso" ha raccolto nei corridoi di viale Monza, sede lombarda di un partito dilaniato da cordate rivali, ha a che fare con il do ut des, il negoziato informale in corso tra l'ambiziosissima soubrettina romagnola (9 mila euro netti al mese da consigliere regionale; imposta nel listino del presidente Formigoni creato con l'aiuto di firme fasulle).

Per lasciare lo scranno in Regione entro ottobre, prima che scatti il diritto al vitalizio, come da lei dichiarato a "Vanity Fair" (perché non le possano «rinfacciare in eterno il privilegio»), chiede garanzie a Berlusconi in persona, bypassando la struttura del partito, cosa che incattivisce il sempre misurato segretario Alfano.

Secondo le indiscrezioni si parla di diversi milioni di euro, tra i cinque e i dieci, frazionati in un anno, una parte in immobili a Los Angeles e una parte sulla Riviera romagnola, attraverso papà Minetti. Un regalone d'addio e di silenzio. Una coda alla lunga fila di versamenti del Cavaliere, tramite il ragionier Spinelli, dal famoso conto del Montepaschi alle olgettine, prima per le loro voglie di shopping poi per le loro spese legali.

Illazioni interessate? O un esito verosimile? Certo è che le manovre immobiliari lasciano meno tracce dei trasferimenti bancari; che il padre Antonio da tempo fa da amministratore alla figlia; che lo stesso padre, da manager della Expansion Consulting, società di eventi, congressi e promozioni di Rimini, ma registrata a San Marino, s'intende di artifizi contabili e fiscali; e che proprio a Los Angeles Minetti senior ha avuto un importante cliente, il gruppo Herbalife International, estetica e salute. Se poi si aggiunge che gli piace il mattone, e s'interessa a Milano Marittima, località gettonata da bulli e pupe, calciatori e tv, il tutto non suona così peregrino.

Da un lato, in questo inizio agosto, c'è lei, l'esibizionistica Nicole. Che stupì tutti nel gennaio 2011, quando arrivò in consiglio regionale, incurante delle notizie sulle serate Bunga Bunga e il suo ruolo nell'harem delle olgettine, con labbra e seno vistosamente implementati dalla chimica. Per un po' si sottomise alle forme istituzionali, con mises poco vistose e scarpe basse. Ma quest'estate è riesplosa con foto paparazzate tra Versilia e Costa Smeralda in cui sfoggia bikini avventurosi e seni bronzei da dea della fertilità. E poco prima, in via Montenapoleone, a Milano, aveva esibito una maglietta-sberleffo, con la scritta «Senza t-shirt sono ancora meglio».

Sull'ultimo numero di "Chi", poi, il rotocalco della Real Casa di Berlusconia, risplende in copertina in posa sessualmente aggressiva, e all'interno in un primo piano sconcertante, in cui una bella ragazza di 27 anni appare quasi deformata da un taglio d'occhi cambogiano e quelle iperlabbra da fumetto porno.

Il tutto non giova alla sua popolarità (il cittadino medio si chiede: e questo carnevale con le tasse mie?), ma tiene sulla corda il Cavaliere inguaiato dal caso Ruby, ormai squalificato nei Paesi dell'area anglosassone e protestante, dove su sesso e politica c'è meno tolleranza che alle nostre latitudini catto-ipocrite. E anche se Nicole parla un ottimo inglese, frutto della madre Georgina, la yellow press britannica la tratta come una maîtresse di lusso.

Dall'altro ci sono gli uomini e le donne del partito. Gli irritati e i vanitosi. Tra gli irritati, tanti capataz del Pdl, da Alfano in giù, passando per l'area ex An e quel che resta dei cattolici. Alfano è furente per aver dato per certe le dimissioni di Nicole da consigliera il 16 luglio, ricevendo da lei un'alzata di spalle e una visita privata ad Arcore prontamente divulgata («Il presidente le mie dimissioni non le ha mai chieste»). I vanitosi sono i sedicenti tutor di Nicole, che ostentano di averla introdotta alle sacre cose della politica.

Come Clotilde Strada, a cui la Minetti aveva confidato di esser stufa di polemiche, e di volersene andare. Clotilde Strada è l'ex segretaria del Milan che fece carriera nel partito lombardo ai tempi di Paolo Romani, e poi con le sue dichiarazioni sulle strane firme del listino Formigoni ha inguaiato il segretario regionale Guido Podestà. Sicché il nuovo responsabile di viale Monza, Mantovani, ha voluto occupare uffici nuovi, nell'ala destra, per non mischiarsi al giro minettiano di Strada e Serafini.

Giancarlo Serafini, altro vanitoso. Senatore del Pdl, sperava di sostituire lui il Podestà in disgrazia. Serafini conosce Berlusconi dai tempi della Edilnord, quand'era responsabile della Uil edili, e si è subito detto a favore della candidatura Minetti nel listino bloccato, fiutando i vantaggi, e offrendosi come tutor tra gli scogli della politica consiliare. Lo scottato Serafini fa capire ai suoi di essere lui il vero ispiratore, anzi il mediatore nella trattativa tra lei e il Cavaliere.

Fanfaronate? Il Cavaliere è assediato da chi vanta e millanta. Amaro conto per le sue esuberanze, e indizio di fine regime, quando s'avanzano le terze file e i riscossori di crediti, veri e presunti.

Emilio Fede, per esempio, che con la Minetti ha condiviso la chiamata in tribunale per favoreggiamento nel caso Ruby, sostiene di essere stato lui, prima di altri, a consigliare a Nicole di dimettersi, una sera al ristorante Giannino di Milano: «Per giocare d'anticipo, come atto di dignità personale e per risolvere il problema politico», racconta a "l'Espresso", «ben prima che la attaccassero, cosa che è puntualmente avvenuta».

L'ha rivista di recente, dice l'ex direttore del Tg4, dal comune parrucchiere Coppola sopra la Rinascente: «Ma non abbiamo parlato di trattative o altro». Si capisce: da coimputati, un poco di prudenza, in questa storia di imprudenze.

 

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