CHIAMANI PERON, SARÒ IL TUO RENZI! - RENZI HA SOLO 28 GIORNI PER “UCCIDERE” IL SENATO E METTERE FUORI GIOCO IL “FRONTE DEL NO” DI QUELLI CHE NON VOGLIONO MOLLARE LO SCRANNO – IL PD PARLA DI “DERIVA PERONISTA DOLCE”

Monica Guerzoni per il "Corriere della Sera"

«Calendario parlamentare alla mano, da qui alle europee ci sono solo 28 giorni utili... Nemmeno De Gasperi, Moro e Leopoldo Elia insieme potrebbero riformare il Senato in così poco tempo!». Cinque del pomeriggio, Palazzo Madama. I senatori sciamano verso la buvette e il lettiano Francesco Russo, che tiene nel cassetto un documento con 25 firme contro «un Senato dopolavoristico», scambia battute con Roberto Calderoli.

«La riforma di Berlusconi era uguale a quella di Renzi e i cittadini la bocciarono», ammonisce il vicepresidente leghista del Senato. E qui l'ex ministro della Difesa, Mario Mauro, apre l'Ipad e recita Wikipedia, alla voce Referendum costituzionale del 2006: «La maggioranza dei votanti ha respinto la riforma... Dovremmo rispettare la loro volontà, non possiamo riproporgliela pari pari. Stiamo attenti a non fare sciocchezze».

IL PREMIER RISPONDE AGLI SCETTICI: «NON TI PREOCCUPARE»
Il voto sulle Province, dove il governo ha rischiato grosso, ha fatto rialzare la testa ai tanti che, pure nella maggioranza, covano perplessità sul metodo e sul merito. Chi parla (sottovoce) del rischio di una «deriva autoritaria» e chi invita il governo a frenare. «Alla riunione del Pd - racconta Corradino Mineo - ho detto a Renzi "attento Matteo, che infroci"!».

E il premier? «Mi ha risposto "non ti preoccupare"». Il presidente avrà fatto scongiuri mentre tranquillizzava il senatore, ma raccontano che abbia incassato «con pazienza e diplomazia» le lagnanze dei suoi parlamentari, stando bene attento a non ferire l'orgoglio dei rottamandi senatori...

Come ripete da giorni il democratico Walter Tocci «Renzi non può dire "o la votate o me ne vado"», perché «non si minaccia la crisi politica per cambiare la Costituzione». E quella che sembrava la rivolta controcorrente di un singolo sta diventando un'onda. «Il drappello dei resistenti aumenterà, è molto difficile che qua dentro passi quella roba», gufa da sinistra Mineo: «Perché in Forza Italia si dovrebbero impiccare alla fine del bicameralismo, quando non sono sicuri che l'Italicum li riporterà in Parlamento?».

I MAL DI PANCIA IN CASA PD E NCD
Il Pd soffre, prova ne sia l'attivismo di Anna Finocchiaro e Luigi Zanda nel mediare e migliorare il testo del governo. «Una deriva peronista dolce, come forma di populismo, è sempre in agguato - avverte il bersaniano Miguel Gotor - Le riforme vanno sottratte a un interesse elettorale. Serve, se non un respiro costituente, almeno un sussurro... ». Massimo Mucchetti ritiene «molto deboli e contraddittorie le modalità di nomina dei senatori» e teme che il combinato disposto con la nuova legge elettorale finisca per «concentrare il potere nelle mani di un solo partito, magari personale e carismatico».

Vannino Chiti invita a rafforzare le competenze: «Se sui senatori si riversa la sensazione che saranno irrilevanti, ci si complica la vita anche sulle riforme. Ridurre il numero dei senatori e lasciare 630 deputati porterebbe a uno squilibrio, è il Parlamento che bisogna riformare».

Altrettanto profondo è il disagio del Nuovo centrodestra, che ha pronto un documento critico. Il capogruppo, Renato Schifani: «Noi vogliamo contribuire con un atteggiamento costruttivo e non dilatorio. Ma sulla velocità sarei più prudente, bisogna lasciare spazio al dibattito. Un percorso accidentato delle riforme sarebbe pericoloso per il governo. E il voto di fiducia sarebbe uno strappo, che nessun governo ha mai realizzato su una modifica costituzionale».

«IL RISCHIO? CHE SALTI TUTTO»
A Renzi, Linda Lanzillotta suggerisce di «non farsi prendere da furori demagogici o improvvisazioni costituzionali» e rivela il timore dei senatori di Scelta civica, «che si acceleri sulle riforme per contenere Grillo alle Europee». Ma la vicepresidente del Senato non ci sta a figurare tra i frenatori: «Rappresentare chi pone obiezioni di merito come la palude è un approccio non accettabile».

Lei lo sa che se non abolite il Senato il premier vi porta alle urne, vero? «Non si può minacciare le elezioni solleticando i peggiori sentimenti della casta». Il capogruppo di Scelta civica Gianluca Susta non nasconde le sue preoccupazioni e l'ex ministro Renato Balduzzi sta limando un disegno di legge alternativo.

Il socialista Enrico Buemi ne ha scritti addirittura due: il primo per abolire provocatoriamente la Camera «che costa il doppio» e il secondo, sul quale sta raccogliendo le firme, che si ispira al Parlamento norvegese: «Non possiamo fare del Senato un organo podestarile, dove una sola forza politica è depositaria di tutta la rappresentanza.

E io non voterò mai un provvedimento costituzionale su cui venisse posta la fiducia». Buemi è convinto che non si possa abolire l'elezione diretta dei senatori e come lui la pensano in tanti, sia nel Pd che nel Ncd. Gaetano Quagliariello: «C'è forte preoccupazione, anche tra i rappresentanti delle Regioni, per questa sorta di nuovo centralismo municipale. Renzi ci vada coi piedi di piombo, se prendiamo una musata sulle riforme si scassa tutto». Un avvertimento che fa il paio con quello di Calderoli: «Se davvero vuole toccare i poteri del capo del governo, sappia che quello è l'innesco per far saltare tutto...».

 

 

Anna Finocchiaro Luciano Violante e Anna Finocchiaro MATTEO RENZI IN CONFERENZA STAMPA A PALAZZO CHIGI FOTO LAPRESSE Luigi Zanda Mario Mauro Walter TocciMIGUEL GOTOR FOTO ANDREA ARRIGA Roberto Speranza e Massimo Mucchetti Gaetano Quagliariello

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