PRESI PER L’ITALICUL! L’AFFONDO DI RENZI CONTRO LA TRIADE BERSANI-SPERANZA-LETTA: “SONO TRE GENERALI SENZA ESERCITO, MI VOGLIONO MORTO, MA NON LI SEGUE PIÙ NESSUNO” - UNA TRENTINA SCARSA NON VOTERÀ LA FIDUCIA…

1 - «TRE GENERALI SENZA ESERCITO NON FERMERANNO LE RIFORME»

Marco Conti per “Il Messaggero”

 

«E’ possibile il voto di fiducia sulla legge elettorale». Lo dice alla Camera Laura Boldrini tra il frastuono scatenato da deputati di Sel e M5S e lo pensa anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che conosce i regolamenti parlamentari e quell’articolo 116 comma 4 che elenca i casi di esclusione.

 

BERSANI LETTA RENZI BERSANI LETTA RENZI

A Matteo Renzi tanto basta per porre la questione politica al suo partito, al Paese e, alle cancellerie internazionali, di un premier che decide e che è pronto a mettere in gioco la poltrona. Renzi ieri mattina l’ha definita «questione culturale» in un’Italia che in poco tempo è costretta a recuperare «vent’anni persi in discussioni continue senza mai risolvere i propri problemi». Se per il ministro Alfano, leader dei centristi, «la fiducia è figlia dell’uso del voto segreto», per Renzi è il modo per disinnescare la trappola tesa dalla sinistra del Pd con la complicità delle opposizioni. «Bastava nulla per andare sotto - ha ripetuto ieri Renzi - un emendamento su soglia o apparentamento e avremmo azzerato tutto».

roberto speranzaroberto speranza

 

Andare avanti, mettendoci la faccia e giocandosi la poltrona, era, ed è anche stavolta, la linea del premier. Dalla sua è convinto di avere non solo l’attuale Capo dello Stato e il suo predecessore Giorgio Napolitano, ma anche l’elettorato che non sembra appassionarsi al «bivacco di manipoli» del capogruppo di FI. La decisione di un ex capogruppo (Speranza), di un ex segretario (Bersani) e di un ex premier (Letta) di non partecipare al voto di fiducia è per il premier la conferma dell’operazione politica che era in atto e che riassume in un eloquente «quelli mi vogliono morto».

 

lorenzo guerinilorenzo guerini

«Tre generali senza esercito» che se avessero mantenuto intatto il seguito che ad inizio legislatura avevano nel gruppone Pd di Montecitorio, lo avrebbero mandato sotto già ieri mattina. Invece dei 396 voti che ieri aveva disponibili, Renzi ne raccoglie 385. Al netto dei travasi. Renzi tira diritto puntando non solo al cambio del sistema elettorale ma ad un ricambio generazionale che disorienta molti parlamentari di lungo corso.

 

«Dopo ci sarà molto da lavorare», spiegava ieri in Transatlantico il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini che insieme a Luca Lotti e al vicecapogruppo Ettore Rosato, tiene il pallottoliere. Il rischio che si saldi un fronte d’opposizione interno al Pd è reale, anche se alla fine non più di una trentina dovrebbero essere i dissidenti. Ma il presidente del Consiglio - assicurano - «non si cura dei numeri ed è pronto a rimettere in gioco se stesso ogni volta che ci sarà bisogno».

 

ENRICO LETTA CONFERENZA STAMPA A PALAZZO CHIGI ENRICO LETTA CONFERENZA STAMPA A PALAZZO CHIGI

«Da martedì occorre stare ancora più attenti, perché Matteo cercherà l’occasione per portarci al voto», sostiene con un collega un senatore di area riformista. Il presidente del Consiglio non sembra però avere fretta di andare al voto. Dopo l’Italicum intende portare a casa le riforme costituzionali.

 

Stefano Fassina Stefano Fassina

«L’attacco alla democrazia», i crisantemi di Sel, le promesse girotondine dei pentastellati non lo preoccupano «perché - sosteneva ieri sera Renzi - tra qualche giorno l’Italia ha una legge elettorale sicuramente meglio del porcellum e del consultellum». Il compito di convincere gli elettori, specie se moderati, del vulnus che sarebbe stato portato alla democrazia lo lascia volentieri a Brunetta, Di Maio e Scotto.

 

Non sottovaluta però le tensioni interne anche al gruppo renziano. L’attivismo del ministro Andrea Orlando nel cercare di avvicinare nel merito le posizioni e di evitare lo scontro interno si è unito sino all’ultimo a quello del ministro Martina. Tutto in vista del voto finale della prossima settimana che si terrà senza fiducia e a scrutinio segreto.

 

CARLO PETRINI MARTINA E FASSINACARLO PETRINI MARTINA E FASSINA

Spaccare ancor più Area riformista, emarginare coloro che voteranno contro la fiducia, è il compito di «chiarezza» che il premier intende svolgere dopo aver incassato, tra oggi e domani, i tre voti di fiducia. Poi l’ultima sfida quella del voto finale dove l’asticella è stata posta sopra quota quattrocento perché alla fine la minaccia della fine della legislatura scuote le ”coscienze” e, secondo i calcoli che si fanno a palazzo Chigi, ingrosserà le i numeri della maggioranza.

 

2 - ITALICUM: FASSINA, OLTRE 30 (E MOLTI BIG) A NON VOTARE FIDUCIA

matteo renzi andrea orlandomatteo renzi andrea orlando

(AGI) - "Non so quanti saremo precisamente a non votare la fiducia, perche' ci sono colleghi che stanno ancora riflettendo, ma credo che alla fine dovremo essere un gruppo numeroso, probabilmente piu' di trenta". Lo ha detto, intervistato da Radio Citta' Futura, Stefano Fassina, nell'immediata vigilia del primo voto di fiducia alla Camera sull'Italicum. "Oltre alla quantita' - ricorda l'esponente della minoranza Dem - va considerata la rilevanza politica di chi non votera': l'ex segretario, l'ex presidente, l'ex primo ministro, i due sfidanti alle primarie e l'ex capogruppo del Pd".

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