orfini renzi boschi pd

LA RIVINCITA DI BELPIETRO: "PERSO PALAZZO CHIGI, CROLLA IL SISTEMA DI POTERE MESSO IN PIEDI DAL DUCETTO DI RIGNANO. ED I GIORNALONI NON POSSONO PIU’ GIRARSI DALL’ALTRA PARTE" - DAL BABBO DI RENZI AL BABBO DELLA BOSCHI

Maurizio Belpietro per la Verità

 

tiziano e matteo renzitiziano e matteo renzi

Il sistema di potere con cui Matteo Renzi ha amministrato il Paese negli ultimi tre anni sta crollando. Perso Palazzo Chigi causa referendum, l' ex presidente del Consiglio sta perdendo la presa ferrea che aveva su stampa, tv, istituzioni e magistratura.

 

Per comprendere ciò che sta accadendo è sufficiente leggere le cronache di questi giorni a proposito dello scandalo Consip, ovvero della società che concentra tutti gli acquisti della pubblica amministrazione: affari per miliardi. Ciò che prima era vietato dire e che si affacciava con fatica solo sulle pagine di un paio di giornali, tra cui il nostro, ora è oggetto di titoli a piena pagina, con commenti severi che invitano l' ex premier a spiegare.

 

Eppure, anche prima che se ne occupassero i magistrati, il sistema di potere era sotto gli occhi di tutti. Peccato che in molti, anche tra i colleghi, per convenienza o per paura avessero scelto di voltarsi dall' altra parte.

 

Nel libro che mesi fa ho scritto insieme con Giacomo Amadori e Francesco Borgonovo, I segreti di Renzi, c' era già «tutto quello che non si voleva far sapere». L' arroganza del potere, il ruolo del papà dell' ex segretario Pd, gli intrecci oscuri con i quattro amici del bar di Rignano, le frequentazioni pericolose el Giglio magico, i rapporti poco trasparenti con Denis Verdini e la pubblica amministrazione, le mani sulle aziende e sui servizi statali, le minacce e i tentativi di tappare la bocca a chiunque avesse intenzione di raccontare i fatti.

 

renzi con il padre tiziano indagatorenzi con il padre tiziano indagato

Nel libro ci sono due interi capitoli che riguardano il papà di Renzi e in uno sono descritte le reazioni alla pubblicazione delle notizie relative all' indagine per bancarotta fraudolenta a carico del celebre genitore, inchiesta che sarà archiviata, ma che ha fatto emergere curiose coincidenze.

 

È bastato questo, insieme alla pubblicazione degli strani incontri fra Flavio Carboni e il padre del ministro Maria Elena Boschi mentre la Banca dell' Etruria andava a fondo, a provocare la mia defenestrazione da Libero. Nonostante li si volesse nascondere, ora però alcuni di questi intrecci e di questi interessi tornano fuori, a cominciare dalle relazioni del babbo di Renzi per finire a quelle di Denis Verdini.

 

Il numero dell' Espresso che sarà in edicola domenica racconta per esempio la deposizione resa dall' amministratore delegato della Consip, Luigi Marroni, ai pm di Napoli. L' uomo, un renziano di ferro già a capo delle Asl di Firenze e di Arezzo oltre che della sanità toscana, ai magistrati avrebbe rivelato di aver subito un vero e proprio «ricatto da parte di un sodale di Tiziano Renzi», quel Carlo Russo accusato di traffico d' influenze illecite insieme con il papà dell' ex premier.

matteo renzi con il padre tizianomatteo renzi con il padre tiziano

 

Ma non solo: a verbale il numero uno della centrale d' appalto dello Stato riferisce di «pressanti richieste di intervento» sulle commissioni di gara per favorire una specifica società, descrivendo gli incontri riservati con il famoso genitore e le «aspettative ben precise» di Denis Verdini e Tiziano Renzi in merito all' assegnazione di gare d' appalto indette dalla Consip per un valore di centinaia di milioni.

 

Certo, sono accuse tutte da provare, che ora sono al vaglio dei pubblici ministeri e dovranno eventualmente passare le verifiche dei tribunali. E però si capisce una cosa, e cioè che mentre i sospetti di illeciti prima non provocavano neppure l' apertura di un fascicolo con un' ipotesi di reato e quando sfociavano in un' indagine erano subito archiviati, ora fanno aprire filoni d' inchiesta senza tante esitazioni e ancor meno imbarazzi.

luca lotti maria elena boschi al quirinaleluca lotti maria elena boschi al quirinale

 

Molti petali del Giglio magico stanno sfiorendo. L' imprenditore candidato alla guida di un' azienda strategica per l' Italia è alle prese con una bancarotta fraudolenta. Un altro è indagato insieme con il babbo di Renzi per traffico di influenze. Un terzo, che finanziò la fondazione della Leopolda con 60.000 euro, è in carcere. Il papà della Boschi è indagato per il crac della banca dell' Etruria. Un amico dei due babbi, quello che portò Pierluigi Boschi dal piduista Flavio Carboni, è stato arrestato pure lui per bancarotta.

 

Il cognato di Renzi ha un conticino aperto con la giustizia per riciclaggio, a causa di fondi provenienti dall' Unicef una parte dei quali finiti, non si sa come, in un' azienda di Tiziano Renzi. Da ultimo, ieri il Tribunale di Firenze ha condannato Denis Verdini a 9 anni di carcere per la bancarotta del Credito cooperativo fiorentino, l' istituto da lui guidato fra il 1990 e il 2010. Forse non sarà la rottamazione di Renzi, di certo sta per essere rottamato il sistema oscuro con cui è arrivato a Palazzo Chigi.

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