LA NEMESI DEL BULLO - RENZI HA ROTTAMATO TUTTO: PARTITI E CORPI INTERMEDI, LE ISTITUZIONI SONO DEBOLI E I SINDACATI DELEGITTIMATI - LA “SOLITUDINE” GLI PERMETTE LIBERTÀ: MA DAVANTI A UN’EMERGENZA SOCIALE, COSA FARÀ “DA SOLO”, LE PUGNETTE?

renzi in bici con maglietta radio deejayrenzi in bici con maglietta radio deejay

Ilvo Diamanti per “la Repubblica”

 

Forza Italia si sta “decomponendo”. Un giorno dopo l’altro. Era sorta oltre vent’anni fa. Una federazione di gruppi di pressione e di interesse distribuiti sul territorio. Raccolti intorno a Silvio Berlusconi. Alla sua immagine, ai suoi media, alla sua impresa. Un partito personale che oggi, un pezzo dopo l’altro, si sta decomponendo. Perché non c’è nulla in grado di tenere insieme i pezzi. Manca la colla. L’identità e, insieme, le risorse. Un processo analogo, però, si sta riproducendo negli altri partiti sorti nell’epoca berlusconiana.

 

LA SOFFERENA DI MATTEO RENZI IN BICICLETTALA SOFFERENA DI MATTEO RENZI IN BICICLETTA

Quasi tutti scomparsi, oppure ridotti a misure residuali. Ad eccezione del Pd. L’unico partito che oggi conti davvero. Tuttavia, anche il Pd non sembra vivere un grande momento. Anzi: non è chiaro cosa sia. Anche se le stime elettorali dei sondaggi continuano ad attribuirgli circa il 36% dei voti. Eppure, è difficile considerarlo un “partito”. Perché è scosso da tensioni interne, mentre incombe la minaccia di scissione della sinistra. E perché dovunque, sul territorio, appare lacerato.

 

Da scandali, divisioni, conflitti. Anche nelle Regioni dove è da sempre più forte e radicato. La Toscana, l’Emilia- Romagna. La Liguria. È come se risentisse di un doppio limite. La dipendenza dal (l’anti) berlusconismo, ora svanito. E la rapida, improvvisa, ri-generazione intorno a Renzi. Che l’ha spinto in alto, nei consensi, come mai era avvenuto prima. Fino a sfiorare il 41% alle europee di un anno fa. Ma, al tempo stesso, lo ha trasformato in un partito semi-personale, innestando, sulla base del vecchio Pd, prevalentemente post-comunista, il suo PdR. Il Partito di Renzi.

renzi mare renzi mare

 

Così oggi il territorio politico, in Italia, appare pressoché desertificato. O meglio “demente, Senza strutture di aggregazione e di relazione. Il Berlusconismo, almeno, aveva “strutturato” i rapporti fra partiti e identità politiche, in modo bipolare. Berlusconismo e antiberlusconismo. Mentre oggi è difficile identificare categorie politiche in grado di offrire riconoscimento. In cui riconoscersi.

 

Destra/sinistra, in particolare, al tempo del “renzismo” funzionano poco. La stessa geografia politica, dopo quasi settant’anni, è cambiata. Fino a pochi anni fa era de-finita da regioni e da culture politiche omogenee e radicate. Zone bianche, rosse, verdi, azzurre… Oggi, invece, gli orientamenti politici tendono a nazionalizzarsi. Il PdR: primo dovunque, alle elezioni europee.

 

renzi calciatorerenzi calciatore

Seguito, quasi dappertutto, dal M5s. Per auto-dichiarazione: un non-partito. Il principale canale della protesta e del disagio civile. Un soggetto di “contro-democrazia”, democrazia della sorveglianza, come la definisce Pierre Rosanvallon. D’altronde, il partito territoriale per definizione, la Ln, ha anch’esso mutato pelle. È divenuto un partito “personale”. La Lega di Salvini. La “nuova” Destra Nazionale. Mentre, a sinistra, Landini ha mobilitato una coalizione “sociale”. Per ora, esterna ai partiti.

renzi calcetto chirenzi calcetto chi

 

Così, resta soltanto lui. Matteo Renzi. Al centro di un sistema politico e partitico che non è un “sistema”. Perché non segue logiche, dinamiche e regole precise. Visto che tutto — istituzioni, costidite leggi elettorali — è in corso d’opera. Matteo Renzi: è un uomo solo. Affiancato da una cerchia stretta di persone amiche e fedeli. Agisce e decide — prevalentemente — da solo. Contro tutti. D’altronde, in Italia, dopo decenni di in-decisione, la maggioranza dei cittadini dimostra consenso verso un premier e un leader che, “decide”. Anche se da solo. Anzi: proprio perché “da solo”.

 

La solitudine del Capo (per echeggiare la formula di Fabio Bordignon), per questo, può apparire una risorsa, per Renzi. Tuttavia, il discorso cambia quando si allarga lo sguardo “oltre” le relazioni con gli attori politici. Quando l’attenzione si sposta, soprattutto, sul rapporto con la società e con i cittadini. Perché negli ultimi anni si è assistito alla rapida devoluzione di tutti i corpi intermedi, di tutti i principali sistemi e organismi di mediazione fra società e Stato. Fra società e istituzioni.

RENZI RIDE RENZI RIDE

 

I partiti di massa, ovviamente, non ci sono più da tempo. Sono scomparsi dalla società. Ma, ormai, sono in crisi anche i meccanismi di mobilitazione e di consultazione sociale. Come le Primarie del Pd. Inquinate, in alcuni casi. Ma, ancor più, burocratizzate. “Neutralizzate” dai gruppi dirigenti. Inagibili, ormai, come canali di partecipazione. Al tempo stesso, però, si sono inaridite, le organizzazioni di rappresentanza. Sindacati e Associazioni imprenditoriali, in particolare. Hanno perduto consenso.

 

LA MANO DI RENZI SULLA SCHIENA DI MARIA ELENA BOSCHILA MANO DI RENZI SULLA SCHIENA DI MARIA ELENA BOSCHI

Del 2008 al 2015, il grado di fiducia dei cittadini è sceso dal 27% al 18% nei confronti della Cgil, dal 23% al 15% nei confronti della Cisl e della Uil, dal 30% al 23% nei confronti le Associazioni Imprenditoriali. D’altra parte, Renzi stesso ha contribuito a indebolire i sistemi di rappresentanza degli interessi. Cercando di dimostrare che il governo stesso, cioè lui, è in grado di rispondere agli interessi dei lavoratori e degli imprenditori meglio di un sindacato o di un’associazione di categoria. Senza bisogno di contratti…

 

renzi con la bandana in testa come berlusconirenzi con la bandana in testa come berlusconi

La stessa riforma delle Camere di Commercio, che ne prevede la riduzione da 105 a 60, concorre a ridimensionare la “mediazione” e la regolazione degli interessi organizzati sul territorio. Si tratta di un percorso consapevole, che ha garantito consenso al premier. Perché la “rivoluzione renziana” passa attraverso la sburocratizzazione. Politica ed economica. Ma anche amministrativa. D’altronde, fra i cittadini, la fiducia nei confronti dei governi territoriali è calata sensibilmente. Dal 2010 al 2014, il consenso verso le Regioni è sceso di 14 punti percentuali; verso i Comuni: di 12.

 

Così, Matteo Renzi oggi è solo. Intorno a lui: nessun partito vero, a parte il suo PdR, peraltro molto dis-organizzato. Fra lui, il territorio e la società: poche infra-strutture istituzionali, perlopiù deboli. E pochi residui di rappresentanza, scarsamente legittimati.

Probabilmente, è ciò che interessa al premier.

 

RENZI NELLIMITAZIONE DI BERLUSCONI NELLA RECITA PARROCCHIALE DEL a RENZI NELLIMITAZIONE DI BERLUSCONI NELLA RECITA PARROCCHIALE DEL a

Ma non sono certo che rifletta i suoi interessi. Un sistema dis-intermediato, senza più — o quasi — corpi intermedi, dove i poteri locali appaiono logori: rischia di diventare un serio problema di fronte a possibili, future emergenze. Economiche, sociali, civili. Interne ed esterne. Allora la solitudine potrebbe rendere tutto molto più difficile.

 

RENZI BERLUSCONI MONTEZEMOLO AL TEATRO REGIO DI PARMA RENZI BERLUSCONI MONTEZEMOLO AL TEATRO REGIO DI PARMA

 

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