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MENO PIL PER TUTTI! RENZI E PADOAN SONO COSTRETTI A RIVEDERE AL RIBASSO LE STIME DEL PIL DOPO LO SCONQUASSO “BREXIT” - E GIA’ S’AVANZA UNA ‘MANOVRINA’ DA ALMENO 12-13 MILIARDI (MA PUO’ SALIRE FINO A 20) PER FAR FRONTE A STERILIZZAZIONE DELL’IVA E PER FINANZIARE TUTTE LE MISURE ANNUNCIATE

Roberto Petrini per “la Repubblica”

 

RENZI PADOANRENZI PADOAN

Il governo è pronto a rivedere le stime di crescita del Pil alla luce dell’incertezza del dopo Brexit e del peggioramento dell’economia internazionale e di conseguenza a stringere i bulloni dei conti pubblici. Il messaggio viene dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan da Chengdu, in Cina, dove si è concluso il vertice dei G20.

 

Il responsabile del Tesoro italiano, in una intervista a Rainews 24 via Skype, ha commentato il nuovo scenario dell’economia del nostro Paese e il suo riflesso sui conti pubblici dopo che Repubblica aveva messo in luce la necessità di 12-13 miliardi di manovra per far fronte a sterilizzazione Iva e calo del Pil, aumentabili a 20 per finanziare tutte le misure annunciate negli ultimi tempi dal governo.

RENZI PADOANRENZI PADOAN

 

Dopo l’estate, a fine settembre, in vista della presentazione della «nota al Def» e della nuova legge di Bilancio, che dovrà essere varata il 12 ottobre, «valuteremo il nuovo quadro davanti a questo rallentamento globale», ha osservato il ministro dell’Economia.

 

Il messaggio politico di Padoan in vista della manovra di bilancio autunnale suona più determinato anche sul fronte dei conti pubblici: «Barra dritta su consolidamento e crescita allo stesso tempo», ha osservato. Dunque probabile revisione delle stime della crescita dall’1,4% previsto dal governo per il 2017 ad una cifra che si avvicinerà all’1% stimato da Fmi e Bankitalia, ma anche una serrata attenzione ai conti pubblici, a partire da un rilancio della spending review e della revisione delle agevolazioni fiscali (domani Padoan vedrà il commissario Yoram Gutgeld in occasione di un convegno sugli acquisti della pubblica amministrazione).

 

grafico dell'ANDAMENTO DEL PIL ITALIANOgrafico dell'ANDAMENTO DEL PIL ITALIANO

Resta aperto naturalmente il nodo della crescita e delle risorse da indirizzare verso consumi e investimenti delle imprese a partire dalla conferma del taglio dell’Ires e del superammortamento sugli acquisti di nuovi macchinari. In un quadro in cui il taglio dell’Irpef non sarà anticipato e tornerà a posizionarsi nel 2018 .

 

Padoan dalla Cina ha inviato segnali rassicuranti anche sulla crisi bancaria e, pur senza menzionarlo esplicitamente, sul caso Mps: la settimana che si apre si profila decisiva perché si parla sempre di più di una intesa ad un passo dalla definizione e perché sono in arrivo gli stress test dell’Eba che verificheranno lo stato di salute delle banche italiane.

 

PIERRE MOSCOVICIPIERRE MOSCOVICI

Il ministro dell’Economia è ricorso a toni rassicuranti: ha detto che «per il momento è escluso che sia necessario ricorrere al bail in», cioè al meccanismo di risoluzione delle crisi bancarie che coinvolge azionisti-obbligazionisti-depositanti, ha aggiunto che il risparmio italiano sarà «totalmente garantito», che non esiste un «problema bancario» nel nostro Paese e non c’è un «rischio di sistema » ma solo «casi particolari». Padoan ha detto di essere «fiducioso» sul negoziato con Bruxelles (definito «molto costruttivo ») sui «gradi di flessibilità» ottenibili all’interno della normativa europea sulle crisi bancarie.

 

ignazio viscoignazio visco

E da parte del Commissario Ue agli Affari monetari Pierre Moscovici è giunta una replica distensiva: «Contatti sono in corso e sono fiducioso su una soluzione sul tema dei crediti deteriorati nell’ambito delle regole», ha detto anch’egli a Chengdu. Dopo le affermazioni del segretario dell’Ocse Angel Gurria che aveva detto di non considerare un «problema » i non performing loansdelle banche italiane.

 

Ieri anche il governatore di Bankitalia Ignazio Visco ha tenuto a ridimensionare la questione: «Le copertine dell’Economist esagerano», ha osservato e ha fatto capire come gli Npl italiani, pari a 360 miliardi, 87 netti, scendono a 15 miliardi se si guarda alle situazioni oggettivamente critiche sul piano del recupero: il rischio sarebbe di soli 7-8 miliardi limitato ad alcuni istituti.

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