draghi merkel renzi hollande

RENZI A PICCO - L’ “ECONOMIST” CI RICORDA CHE L’EURO È UNA BAGNAROLA E STIAMO TUTTI AFFONDANDO. MA STAVOLTA A BORDO CI SONO ANCHE FRANCIA E GERMANIA

1. IL PREMIER CON IL GELATO E QUELLA LEZIONE STONATA DELL’ECONOMIST SULL’ITALIA «MONELLA»

Fabio Cavalera per il “Corriere della Sera

 

draghi merkel renzi hollandedraghi merkel renzi hollande

La barca dell’euro che va a picco, il povero Draghi che cerca di gettare l’acqua fuori a secchiate, Hollande che guarda avanti impettito e indifferente, la cancelliera Merkel che si gira ignara, infine il «monello» della malmessa compagnia, vale a dire il nostro premier Renzi, che tiene un gelato in mano come se l’ultimo dei suoi pensieri fosse il possibile incombente naufragio.

 

L’Economist è un settimanale rigoroso, serio, intelligente e autorevole, come si suole dire. E prepara le sue copertine con grande attenzione, unita spesso a un giusto tocco di ironia. La scelta compiuta per il numero in edicola ha però un che di stonato e di demagogico.

bundesinnenminister wolfgang schaeuble propertyposter bundesinnenminister wolfgang schaeuble propertyposter

 

Non tanto per il tema attualissimo e reale che viene affrontato con il titolo: «Quella sensazione di affondare (ancora)». Quanto per la parte che viene attribuita all’Italia: lo scolaretto discolo che nel momento in cui occorre remare e in fretta ha invece altro per la testa. Ci interessa poco che sia Renzi a farne la parte. Ci interessa che sia il nostro Paese a essere percepito per quello che non è.

 

Gli stereotipi sono duri a morire. E nella trappola della demagogia possono cadere anche i grandi giornali. L’Italia si merita certamente sonore bocciature per la sua strutturale insensibilità alle riforme e da anni per il livello scarso se non scarsissimo della sua classe politica e dirigente. Ma come non era nel 1977 il Paese degli spaghetti e delle P38, volgarmente dipinto allora dal settimanale tedesco Der Spiegel, così non è oggi il Paese che pigro si delizia mentre la barca della valuta europea va giù.

 

Draghi RenziDraghi Renzi

L’Economist ha ragione da vendere nel pungerci. Ma i luoghi comuni sono sbagliati. L’Italia della Dolce vita non c’è più. C’è l’Italia che sconta i suoi ripiegamenti e i suoi errori. E c’è l’Italia che prova a scuotersi da una crisi che viene da lontano: dalle banche e dalla finanza di New York e di Londra. L’Economist, che è di Londra, non dovrebbe dimenticarlo. I gelati li hanno divorati e li divorano nella City. Questa volta la lezione del settimanale è stonata .

@fcavalera

 

 

2. GERMANIA, FRANCIA E ITALIA PER ECONOMIST SULLA STESSA BARCA ATTENDONO LE MOSSE DI DRAGHI MA CON IL RISCHIO BOOMERANG

Maurizio Ricci per “la Repubblica

 

RENZI-HOLLANDERENZI-HOLLANDE

Il rischio, ora, è l’effetto boomerang. Che succede se, la prossima settimana, alla prima riunione del board della Bce dopo le ferie, non arriva l’annuncio di un inedito massiccio rastrellamento di titoli da parte degli uomini di Draghi, un “quantitative easing” all’americana, ma in salsa europea?

 

Molti operatori sembrano darlo già per scontato. Le Borse corrono, i rendimenti dei titoli di Stato europei, in attesa dell’ondata di liquidità, sono a minimi assolutamente inverosimili fino a poco tempo fa, l’euro arretra su quotazioni che non si vedevano da due anni. D’altra parte, anche solo rispetto alla scorsa settimana, quando Draghi ammoniva, da Jackson Hole, che «il rischio di fare troppo poco è superiore a quello di fare troppo», i segni dell’asfissia economica europea sono diventati anche più vistosi.

EURO DOLLARO EURO DOLLARO

 

Le tre maggiori economie europee — ovvero i tre quarti dell’economia dell’eurozona — sono in panne. L’ Economist lo sottolinea con una copertina ironica i cui i leader europei sono a bordo della barca dell’euro che affonda, mentre Draghi cerca di gettare acqua fuori dallo scafo che affonda. L’Italia di Renzi, nonostante gli annunci a raffica di riforme e gli 80 euro distribuiti via Irpef, è in recessione.

 

YANET YELLEN cover YANET YELLEN cover

La Francia di Hollande, nonostante la svolta pro-imprese dell’Eliseo, è a sviluppo zero. Anche la locomotiva tedesca si è fermata. Il risultato è il radicarsi del pessimismo, come mostrano sondaggi e indicatori. Infatti, i prestiti delle banche al settore privato sono scesi dell’1,6%, rispetto ad un anno fa. Il credito si va restringendo senza sosta dall’aprile 2012. Particolarmente, nei Paesi più deboli: in Italia, rispetto ad un anno fa i prestiti alle imprese non finanziarie sono crollati di oltre il 4%.

 

Secondo la Royal Bank of Scotland, dal 2009 ad oggi il credito alle imprese si è ridotto in Europa di 573 miliardi di euro. E l’ombra della deflazione è ancora più vicina: a luglio i prezzi, nell’eurozona, erano cresciuti solo dello 0,4%. Ad agosto, scommettono gli analisti, arriveranno solo allo 0,3%. Finora, a Francoforte avevano evitato di impressionarsene troppo. Ma, adesso, anche le aspettative a lungo termine di crescita dei prezzi sono in calo: neanche nel 2019, dicono gli indicatori della Bce, l’inflazione tornerebbe stabilmente al 2% che è il suo obiettivo ufficiale.

 

Draghi, nei mesi scorsi, aveva detto che proprio un collasso delle aspettative d’inflazione sarebbe stata la leva del “quantitative easing”. Dunque, dicono i mercati, il momento è arrivato. Ma, in realtà, i dubbi sono molti. La Bce ha appena varato un programma di immissione di liquidità, sia pure attraverso il filtro delle banche, che comincerà ad entrare in azione a settembre. Difficile che, prima ancora di verificare l’effetto di questa misura, il board di Francoforte dia il via libera ad un’altra operazione, che sovrasta e sommerge quella già decisa.

banca centrale europea banca centrale europea

 

Accanto alla tempistica, ci sono i dubbi politici. Francoforte lancerà una campagna di acquisti di titoli privati collateralizzati che sarà, però, limitata, perché il bacino di acquisto è ridotto. Un rastrellamento massiccio potrebbe avvenire solo sul mercato dei titoli di Stato (a meno di non lanciarsi sul mercato americano), destando sospetti e resistenze nelle istituzioni e nell’opinione pubblica tedesca.

 

Infine, ci sono i dubbi tecnici. Un anno fa, il rastrellamento avrebbe avuto un impatto forte sui tassi d’interesse, dando una scossa all’economia. Oggi, con i tassi quasi a zero, l’impatto sarebbe assai meno pronunciato. Ecco perché molti dubitano che, la prossima settimana, nonostante le attese, Francoforte sposi ufficialmente il “quantitative easing” all’americana. In questo senso va, probabilmente, interpretato il monito del ministro delle Finanze tedesco, Schaeuble, che, di fronte alle attese che emergono dai mercati, si è preoccupato di indicare che «Draghi è stato mal interpretato ».

 

BANCA CENTRALE EUROPEA EURO NELLA POZZANGHERA BANCA CENTRALE EUROPEA EURO NELLA POZZANGHERA

A cosa si riferiva, allora, il presidente della Bce, se non al “quantitative easing”? Forse il punto più importante del discorso di Draghi è il riconoscimento dei limiti del “modello austerità”. I bilanci vanno salvaguardati, le riforme di struttura vanno lanciate, ma l’Europa, qui ed ora, ha bisogno di un intervento che rilanci la domanda — investimenti più consumi — e, a farlo, devono essere i Paesi che possono permetterselo. Cioè la Germania.

 

L’aumento del numero di disoccupati, registrato ieri, sembra indicare che non è solo questione di solidarietà europea, ma anche una necessità di ricarica della locomotiva tedesca. Sul Financial Times, Marcel Fratzscher, presidente dell’autorevole thinktank berlinese, Diw, avverte che la battuta d’arresto dell’economia non può essere ricondotta solo alle sanzioni verso la Russia, che non valgono più del 4% dell’export nazionale.

banca centrale europea banca centrale europea

 

Il malessere è più profondo: è una carenza di investimenti che le imprese tedesche fanno sempre meno, rispetto ai loro concorrenti nel mondo. E che, soprattutto, dovrebbe fare — invece di inseguire l’ossessione del pareggio di bilancio — il governo tedesco, perché, sottolinea Fratzscher, quasi nessuno, in Europa, investe meno della Germania in trasporti e scuola.

 

 

Ultimi Dagoreport

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...