LA GRANDE COALIZIONE DI RENZI! - IL ROTTAMATORE MATTO RIESCE NEL MIRACOLO: METTERE INSIEME I CORAZZIERI DEL QUIRINALE CON I MANETTARI DEL “FATTO”! - DA RANIERI A DE GIOVANNI, A NAPOLI TUTTI I FEDELISSIMI DI NAPOLITANO SONO PER RENZI - E IL “FATTO” DA GIORNI MENA CULATELLO SU ILVA, FEDE, UDC - TRAVAGLIO: “BERSANI NON LO VOTEREI NEMMENO SOTTO TORTURA” - LA COLPA DI RENZI AL CONFRONTO TV? TROPPO MORBIDO, DOVEVA MENARE IL SEGRETARIO ANCHE SU PENATI, LA SEGRETARIA…

.I FEDELISSIMI DI NAPOLITANO SI SCHIERANO CON IL "ROTTAMATORE"

Federico Geremicca per "La Stampa"

«Giorgio Napolitano? Giustamente è diventato un "rottamatore"... ». Oppure: «Il Presidente? Fa il tifo per Matteo Renzi, si sa... ». Verrebbe da sorridere: ma Napoli - la Napoli del Capo dello Stato - è piena di sussurri e grida fatte così. Ora, intendiamoci, può naturalmente essere che il Capo dello Stato stia arrivando alla scadenza del suo mandato avendo maturato la convinzione - in questi anni - che nel sistemaItalia c'è un mucchio di cose da cambiare: ma immaginare che si sia speso, si spenda o si spenderà in una faccenda interna ai giochi di partito, vuol dire aver capito poco o nulla dell'uomo che siede al Quirinale.

Detto questo, bisogna dire altro (nient'affatto in contraddizione): a Napoli, gli uomini più vicini al capo dello Stato - e più in particolare quelli ai quali ha affidato " Mezzogiorno Europa", la Fondazione che volle anni fa - sono tutti o quasi tutti in campo per Matteo Renzi.

Lo è il presidente, Umberto Ranieri, da sempre vicino a Napolitano: per il quale, in ragione di questa scelta, i giovani democratici napoletani hanno democraticamente chiesto le immediate dimissioni da responsabile meridionale del Pd; lo è il vicepresidente, Alfredo Mazzei, diventato addirittura coordinatore regionale dei Comitati per Renzi; lo è Biagio De Giovanni, filosofo e amico personale di Napolitano; lo sono molti altri.

E allora? E allora poichè due più due fa quattro, anche in tempi di divisioni aspre e di primarie, se i vertici della Fondazione del Presidente della Repubblica stanno col sindaco-"rottamatore", vuol dire che è il Presidente della Repubblica a stare col sindaco-"rottamatore".

La tesi è fantasiosamente suggestiva. Ma è così? «Per l'amor di Dio - minimizza Matteo Renzi -. Mai parlato con il Capo dello Stato di queste cose. E teniamolo fuori dalle nostre faccende». Non è così, allora? Alfredo Mazzei - vicepresidente della Fondazione dice: «Il Presidente non c'entra nulla con le primarie, e lasciamolo stare. Poi, certo che è stato informato delle scelte che maturavano». E non è intervenuto, non vi ha fermato?

«Intervenire per fermarci? E perchè mai? Chi lo chiede, vuol dire che non conosce Giorgio Napolitano». Però ora si conosce la scelta dei suoi amici e compagni napoletani. E magari al Quirinale qualche imbarazzo c'è. «Il sostegno al sindaco di Firenze è vissuto come liberazione da una oligarchia... Può apparire eccessivo ma così stanno le cose nell'animo di tanti amici, compagni ed elettori», ha scritto Umberto Ranieri a una settimana dal primo voto.

E ancora: «Mi aspetto che Renzi sia coerente con l'impegno a lavorare per superare le inerzie e le tendenze conservatrici interne al centrosinistra». Tendenze conservatrici, già. Quello contro le quali Giorgio Napolitano si è battuto per una vita. Ma a meno che non lo si veda mettersi in fila domani..., senza mai partecipare a primarie, però.

2. PERCHÉ ADESSO IL FATTO QUOTIDIANO SEMBRA AMMICCARE AL SINDACO DI FIRENZE
Alessandro Lanni per "Europa Quotidiano"


Quello che fino all'altro ieri era il "berluschino", il candidato di destra mascherato, quello che piace alla Minetti, Dell'Utri e Sgarbi è diventato il meno peggio. Al Fatto Quotidiano hanno scelto. È Matteo Renzi il meno peggio delle primarie. Certo, figuriamoci, non un endorsement chiaro e tondo, ma unendo i puntini la scelta sembra chiara. E sembra anche comprensibile e coerente con la comunità di lettori che ha più simpatie per chi sta fuori dal coro e dal Palazzo.
Rispetto a Bersani, il sindaco polarizza di più. "Noi e loro" è il karma di Beppe Grillo che non dispiace neanche a Renzi.

Ma con un Grillo che se non ci sono elezioni in vista non buca e si ritrova nel cono d'ombra dalle primarie (vedremo come saranno quelle lanciate sul blog ieri), pare tornare buono un altro underdog di successo.
E allora la bussola indica Renzi. Non un appoggio esplicito, certo, però sotto sotto meglio il sindaco che il segretario.

«Bersani? Non lo voterei nemmeno sotto tortura», dichiara Marco Travaglio giovedì al programma di Radio2 Un Giorno da pecora. «Non mi interessa né l'uno né l'altro. Semmai, tra i due, ce n'è uno che mi spingerebbe a votare per l'altro». Neanche a dire che l'uno ha il nome di Pier Luigi.
Insomma, il sindaco: ma turandosi il naso.

Andiamo avanti. "Bersani e Renzi fanno finta di litigare", era il titolo di ieri. Tutto una messa in scena, tra i due sfidanti ci sarebbe già l'accordo per governare insieme Italia e partito. Sullo stesso piano? Mica tanto. L'editoriale di Travaglio ribadisce il concetto e scuote Renzi. «Ci si aspettava che il sindaco di Firenze desse qualche segnale di vita attaccando la mummia di Bersani». E invece nulla.

E allora via con una colonna fitta di recriminazioni per concludere con il rimpianto per Massimo D'Alema (sic) che «li avrebbe asfaltati entrambi con una battuta». Quello del Fatto è il bacino di lettori che naturaliter ha più simpatie per il candidato giovane e di rottura. Se c'è da appoggiare qualcuno scelgono (senza entusiasmo) quello dei due che ha un appeal anti-qualcosa.

In fondo, la battuta di Renzi su Equitalia che «è forte coi deboli e debole coi forti » e quella del «viaggio da Pericle a Fiorito» sul finanziamento pubblico della politica ammiccano anche a precise issues grilline.
E se si dà retta a quello che dice Roberto Weber a Dario Di Vico sul Corriere, Renzi pescherebbe un 15 per cento dei suoi voti nel variegato bacino a 5 stelle. Che non si sogna neanche di scegliere un "fallito" che diede a Grillo del «fascista del web».

Che a via Valadier una preferenza ce l'abbiano si vede anche dalle scelte sul web. A scorrere ieri pomeriggio la home del Fatto, le notizie su Bersani erano: 1) il deputato piddino Roberto Giachetti in sciopero della fame che sottolinea che Bersani non si è mai sentito; 2) Emilio Fede ha scelto Bersani per il ballottaggio e 3) «Porta aperta all'Udc», secondo il leader del Pd. Insomma, tutto vero. Ma non esattamente quello che serve per mettere in buona luce il segretario.

 

MATTEO RENZI CON LA MANO NELL'OCCHIOMAZZEI NAPOLITANO RANIERI jpegRENZI DA SANTORO A SERVIZIO PUBBLICO.jpgMATTEO RENZI VOTA ALLE PRIMARIE RENZI E BERSANI briatore-costamagna-travaglioTravaglio

Ultimi Dagoreport

pier silvio marina berlusconi antonio tajani enrico costa deborah bergamini paolo barelli maurizio gasparri

AR-CORE NON SI COMANDA! TAJANI, PRIMO ZOMBIE DI FORZA ITALIA - AZZOPPATO AL SENATO (GASPARRI) E SBARELLATO ALLA CAMERA (BARELLI), PER NON PERDERE DEL TUTTO LA FACCIA, RIESCE A SPUNTARLA SULLA NOMINA A CAPOGRUPPO DI DEBORAH BERGAMINI, CARA A MARINA BERLUSCONI, MA DOVRÀ SUBIRE L’INVESTITURA DI ENRICO COSTA, CHE DI SICURO NON È UN TAJANEO - DI PIÙ: E' RINVIATO IL CONGRESSO NAZIONALE PER EVITARE CHE TAJANI SI BLINDI NEL PARTITO E LA BERLUSCONINA POSSA COSI' SCEGLIERE LEI I CANDIDATI AL VOTO DEL 2027 - TENSIONE ANCHE SUL RUOLO DI FRANCESCA PASCALE: PER IL CIOCIARO, GLI ATTACCHI DELL’EX DI "PAPI SILVIO" SAREBBERO ISPIRATI DALLA FAMIGLIA – IL “COMMISSARIAMENTO” DI FATTO DEL SUO “AIUTO-CAMERIERE” CIOCIARO PEGGIORA LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONI CHE VEDE I "PADRONI" DI FORZA ITALIA COME NEMICI E NON VUOLE ULTERIORI SCOSSE ALLA MALCONCIA STABILITÀ DEL GOVERNO - NEGLI ULTIMI GIORNI LA THATCHER IMMAGINARIA DELLA GARBATELLA AVREBBE CHIESTO A PIÙ RIPRESE DI FERMARE LA CACCIATA DEI CAPIGRUPPO TAJANEI - MA COME DETTA LA “LEGGE DI MURPHY’’: QUANDO LE COSE VANNO MALE POSSONO SEMPRE PEGGIORARE…

elly schlein giuseppe conte piepoli

DAGOREPORT – PER CAPIRE PERCHÉ ELLY SCHLEIN SI OPPONE ALLE PRIMARIE NON SERVE UN GENIO: LE PERDEREBBE! IL SONDAGGIO DELL’ISTITUTO PIEPOLI CERTIFICA: IN CASO DI CONSULTAZIONE TRA GLI ELETTORI DEL CAMPO LARGO, IL 55% SCEGLIEREBBE GIUSEPPE CONTE E SOLO IL 37% LA SEGRETARIA DEM – LA “SORPRESA” DI ERNESTO MARIA RUFFINI, CONOSCIUTO AL GRANDE PUBBLICO SOLO COME EX ESATTORE DELLE TASSE (È STATO DIRETTORE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE): IL 26% DEGLI ITALIANI HA FIDUCIA IN LUI (HA UN GRADIMENTO DOPPIO DI ELLY E PEPPINIELLO TRA I MILITANTI DEL CENTRODESTRA) - LA "SVOLTA" DI AVS: DOPO ANNI PASSATI A RIMORCHIO DI CONTE, ORA "SCELGONO" SCHLEIN

matteo renzi theodore kyriakou giorgia meloni brachetti peretti mario orfeo

DAGOREPORT: KALIMERA, THEO! – ALTRO CHE INCONTRO SEGRETO CON RENZI A ROMA, COME HA SCRITTO SALLUSTI SU “LA VERITÀ”: IL NEO EDITORE DI “REPUBBLICA”, THEO KYRIAKOU, STA GIRANDO COME UNA TROTTOLA, CON INCONTRI SU E GIU’ PER L’ITALIA  (APPARECCHIATI DAL SUO STAFF CAPITANATO DAL NUOVO CEO DELL’ACQUISITO GRUPPO GEDI, MIRJA CARTIA D’ASERO), PER CONOSCERE I POTERI DRITTI E STORTI DEL PAESE DI MACHIAVELLI E PULCINELLA: HA STRETTO LA MANINA DI SALA, CAIRO, PIER SILVIO BERLUSCONI, CALTAGIRONE, ANGELUCCI, COMPRESO IL VISPO LEONARDINO DEL VECCHIO - LA TAPPA CAPITOLINA DEL GRAND TOUR DEL GRECO ANTENNATO, È STATA ATTOVAGLIATA NELLA MAGIONE DI UGO BRACHETTI PERETTI – OLTRE ALL'AMICO DI LUNGA DATA, SOTTO L'ALA DI TONY BLAIR, MATTEO RENZI, ALLA COLAZIONE ERANO PRESENTI IL SINDACO DI ROMA GUALTIERI, I DISCEPOLI RENZIANI NASTASI E CARBONE, ATTUALE MEMBRO LAICO DEL CSM - COLPISCE CHE IN TUTTI QUESTI INCONTRI E ABBOCCAMENTI ITALICI, IL NOSTRO THEO ABBIA AVUTO FINORA SOLO UN BREVE CONTATTO TELEFONICO CON GIORGIA MELONI…

alberto leonardis maurizio molinari angelo binaghi la stampa giuseppe bottero

DAGOREPORT – A TORINO TORNA IL REGNO DI SARDO-SABAUDO! -  L’ACQUISIZIONE DE “LA STAMPA” BY ALBERTO LEONARDIS SI CHIUDERÀ A FINE MAGGIO: IN PRIMA FILA LA FONDAZIONE DI SARDEGNA, CHE ERA GIA' PRESENTE NEL QUOTIDIANO “NUOVA SARDEGNA” QUANDO FU ACQUISITO DALLA SAE DI LEONARDIS, VARI IMPRENDITORI PIEMONTESI, TRA CUI, PARE, IL SARDISSIMO ANGELO BINAGHI (TRAMITE “SPORTCAST”, SOCIETÀ EDITORIALE DELLA TV “SUPERTENNIS”) – SE L'EX DIRETTORE DI "REPUBBLICA", MAURIZIO MOLINARI, CURERÀ IL “DORSO INTERNAZIONALE”, PER IL DOPO-MALAGUTI LEONARDIS CERCA UN PROFILO “STANZIALE”: UN UOMO MACCHINA CON I PIEDI A TORINO. IL NOME CHE CIRCOLA È QUELLO DI…

trump meloni vance schlein conte

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ALLA CAMERA HA PARLATO COME SE NON CI FOSSE STATO IL REFERENDUM: HA RIFILATO UN COMIZIO AUTO-CELEBRATIVO E VITTIMISTA, NELL’INDIFFERENZA DELL’OPPOSIZIONE - SCHLEIN E CONTE, INVECE CHE INCASTRARLA, HANNO PIGOLATO DISCORSETTI CHE PAREVANO SCRITTI DA CHATGPT: SONO TROPPO IMPEGNATI A FARSI LA GUERRA TRA LORO CHE A OCCUPARSI DELLE SORTI DEL PAESE – EPPURE, SAREBBE STATO FACILISSIMO METTERE ALL’ANGOLO LA TRUMPETTA DELLA GARBATELLA: A BUDAPEST IL VICEPRESIDENTE JD VANCE L’HA CITATA INSIEME A ORBAN TRA I LEADER UE CHE HANNO “AIUTATO” GLI STATI UNITI CON LA GUERRA IN IRAN, ARRIVANDO A DIRE CHE LA PREMIER ITALIANA “È STATA MOLTO UTILE”. A NESSUNO A MONTECITORIO È VENUTO IN MENTE DI CHIEDERE: COME?