COLPIRE FASSINA PER AFFONDARE LETTA - RENZI RISPONDE SU FACEBOOK ALLE LAGNE DEL VICEMINISTRO: “SE SI DIMETTE PER UNA BATTUTA, MI SPIACE PER LUI. SE LO FA PER MOTIVI POLITICI, CE LI SPIEGHERA’”

1 - RENZI A FASSINA: «PENSO AGLI ELETTORI DEL PD NON ALLE CORRENTI DEL PARTITO DEMOCRATICO»
Da "Corriere.it"

Matteo Renzi risponde a Fassina. E lo fa su Facebook, come è suo costume: «Meno di un mese fa tre milioni di italiani hanno chiesto al Pd coraggio, decisione, scelte forti», esordisce il neosegretario, commentando la decisione del viceministro all'Economia di rassegnare le dimissioni. «Noi rispondiamo agli elettori del Pd, non alle sue correnti. Se il viceministro all'Economia - in questi tempi di crisi - si dimette per una battuta, mi dispiace per lui.

Se si dimette per motivi politici, grande rispetto: ce li spiegherà lui nel dettaglio alla direzione Pd già convocata per il prossimo 16 gennaio raccontandoci cosa pensa del governo, cosa pensa di aver fatto, dove pensa di aver fallito», argomenta il segretario. E ribadisce che il rimpasto non è una priorità per il governo né tantomeno per il Partito democratico «perché la preoccupazione del Pd sono gli italiani che non hanno un posto di lavoro, non i politici che si preoccupano di quale poltrona possa cambiare. Sono i problemi dell'Italia che interessano al mio Pd, non i problemi autoreferenziali del gruppo dirigente».

2 - I RILANCI DEL SEGRETARIO E LA MAGGIORANZA LOGORATA
Francesco Verderami per il "Corriere della Sera"

Non c'è verso, il bradisismo continua.
Al presidente del Consiglio è chiaro, e non da ieri, cosa Renzi desideri. E il ministro della Difesa Mario Mauro, trasformandosi in portavoce di Palazzo Chigi ne spiega il senso: «Non è vero che il segretario del Pd sia disposto ad accordarsi anche con il diavolo pur di avere una nuova legge elettorale. Lui è disposto ad accordarsi anche con il diavolo pur di avere una nuova campagna elettorale. Lui vuole la testa di Letta».

Solo che Letta, in sintonia con Alfano, ha messo a punto una strategia di contenimento per «evitare contrapposizioni frontali» con il capo democrat, e non dandogli «pretesti con un'escalation del conflitto», e mirando semmai a chiudere «nel giro di due settimane» il contratto di governo, così da potersi rilanciare.

Non sarà facile, ma non è nemmeno facile per Renzi centrare l'obiettivo che si è dato, a maggior ragione adesso che il premier si è ritagliato il ruolo di mediatore nel braccio di ferro tra Pd e Ncd sul programma dell'esecutivo. Il leader democratico non può permettersi di venire declassato sulla scena a semplice contraente del patto, perciò si trova «costretto» a terremotare quotidianamente la maggioranza, anche se non è chiaro quanto l'incidente di ieri con Fassina sia frutto di un'azione mirata o del caso.

Forse il segretario del Pd non immaginava che la sua sferzante battuta sul viceministro dell'Economia potesse provocare una scossa tellurica, ma è certo che avesse chiesto all'esponente del suo partito di sgomberare la scrivania a via XX Settembre. E Fassina ha sfruttato l'occasione dimettendosi, incurante delle richieste del premier che gli ha chiesto di non farlo: «Non farlo, Stefano». «Si è superato il segno», è stata la risposta prima di ufficializzare le dimissioni, e dopo aver ribadito al premier che lo aveva avvertito, «invece da settimane non fate che minimizzare gli attacchi di Renzi».

Appunto. Letta non vuole offrire pretesti al «rottamatore». Fassina invece lo cercava. È vero, è rimasto «colpito per il modo in cui il segretario del Pd ridicolizza il lavoro delle persone e la loro dignità politica», ma l'occasione è funzionale al suo scopo, quello di accusare Renzi per «l'idea padronale che ha del partito» e per intestarsi così una battaglia interna, facendosi di fatto alfiere di una futura minoranza organizzata. È il primo vero gesto di dissenso tra i democratici, e se il presidente Cuperlo arriva a dire che l'affondo del segretario «non è un buon segno», vuol dire che i contrasti sono destinati ad aggravarsi.

Certo, al momento Renzi ha il vento in poppa, ma presto dovrà fare i conti con la gestione del Pd, in Parlamento e sul territorio. Per esempio il primo test elettorale della sua segreteria, in Sardegna, si preannuncia delicato, segnato com'è dagli scandali e dai veleni che stanno precedendo il voto, previsto a febbraio. Eppoi ci sono i gruppi parlamentari, che non sono a trazione renziana. È lì che cova un forte malcontento, e i rumori si diffondono nel Palazzo al punto da far dire al ministro Lupi: «Renzi vuole fare la crisi? E chi lo segue. Nel Pd, dico... Perché un conto sono le primarie, altra cosa la gestione di deputati e senatori».

Insomma, l'impressione è che il gioco al rilancio del segretario democratico serva anche a oscurare le difficoltà di guidare un partito che non si è (ancora) allineato al nuovo leader. Così sembra sia in atto una corsa contro il tempo: da una parte Renzi dall'altra Letta, con in mezzo un Pd in stato di agitazione.

Le fibrillazioni minano la solidità del governo, non c'è dubbio, ma non sembrano rafforzare Renzi. Se è vero infatti che il premier non può permettersi un rimpasto, vista la fragilità del suo gabinetto, è altrettanto vero che quel rito antico mina nella pubblica opinione l'immagine del neo segretario, che smentisce sempre di pensarci. Ma ora che Renzi ha fatto «saltare» Fassina e che Letta ha deciso di non sostituirlo, tutto è più debole: nel partito e nell'esecutivo.

Erano queste le intenzioni del leader democratico? Il ministro Quagliariello, spesso colpito dagli attacchi di Renzi, si toglie un sassolino dalla scarpa: «Vedrete che Renzi si darà una calmata. Lui impara in fretta. E sicuramente capirà che nei comizi si può anche indossare il giubbotto di Fonzie, ma quando si guida un partito è consigliabile indossare giacca e cravatta».

Fuor di metafora, il passaggio politico è delicato. Incrocia le fibrillazioni sulla trattativa per la nuova legge elettorale, e Berlusconi - a cui Renzi ha fornito un formidabile palco per tornare in scena - non vuole perdere l'occasione. Per puntare al voto subito o per collaborare al logoramento di Renzi, si vedrà.

Sta di fatto che il Cavaliere prepara la sua mossa e ha informato il segretario del Pd che martedì riunirà il suo partito e formalizzerà la sua offerta: «Forza Italia è disponibile a discutere sul Mattarellum o sul modello spagnolo, a patto di andare alle elezioni in primavera». Come risponderà Renzi? Accetterà il gioco, mettendo a repentaglio la stabilità dei suoi gruppi oltre che quella del governo? «La frattura che si è aperta nel Pd determina il caos», dice il ministro Mauro a nome dei Popolari: «L'atteggiamento irresponsabile di Renzi rischia di vanificare i sacrifici fatti dagli italiani. Se lo spread dovesse rialzarsi, saprebbero a chi rivolgersi».

 

STEFANO FASSINA E FRANCESCO BOCCIARENZI E LETTAASSEMBLEA PD PRIMA FILA MADIA RENZI LETTAMATTEO RENZI NELL UFFICIO DI ENRICO LETTA A PALAZZO CHIGI napolitano letta renzi LETTA E RENZI

Ultimi Dagoreport

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO

giorgia meloni sigfrido ranucci giampaolo rossi giovambattista fazzolari patrizia scurti antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI È IN MODALITÀ “CATTIVISSIMA ME”: DOPO QUATTRO ANNI DI LUNA DI MIELE, PER LA DUCETTA È ARRIVATA LA TEMPESTA PERFETTA: LO STOP AL PREMIERATO, LA BATOSTA AL REFERENDUM, LE RAFFICHE DI “VAFFA” DI TRUMP, L'ESPLOSIONE DEL FENOMENO VANNACCI, IL CROLLO DELLA LEGA, FORZA ITALIA ALLA BERLUSCONINA, IL CAOS INTORNO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE, L'AUTOGOL SULLA SOSTITUZIONE DI RANUCCI - PIU' IRRIDUCIBILE DELLA MALASORTE, ANZICHE' ASCOLTARE I CO-FONDATORI DI FDI, LA RUSSA E CROSETTO, L'UNDERDOG PREFERISCE CIRCONDARSI DALL'AFFETTO DEL SUO CIRCOLETTO DELLA GARBATELLA - DOMANI DA BARI, DOVE FESTEGGIA IL RECORD DI DURATA DEL SUO GOVERNO, L'UNDERDOG LANCERÀ IL SUO GRIDO DI RISCOSSA ELETTORALE - SA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI NON PUO' REGGERE FINO A OTTOBRE 2027, OCCORRE ANTICIPARE IL VOTO AD APRILE, LASCIANDO LE COMUNALI A GIUGNO - MA MATTARELLA VUOLE L’ELECTION-DAY A CUI SI OPPONE LA MELONI, TERRORIZZATA DALL’EFFETTO TRAINO DI UN FILOTTO DEL CENTROSINISTRA: CHE DECIDERA' IL COLLE? AH, SAPERLO...

crosetto calenda vannacci monti de bortoli forum ambrosetti cernobbio

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA MILITARE DI ROMA AVVIA UN’INDAGINE SUGLI UFFICIALI CHE HANNO ADERITO ALLA "SPORCA DOZZINA" DI ROBERTO VANNACCI, IL RE-DUX DI FUTURO NAZIONALE MARCIA SU CERNOBBIO: SABATO È ATTESO IN POMPA MAGNA AL FORUM AMBROSETTI PER DIBATTERE CON L’EX PREMIER MARIO MONTI - DALL'IDEOLOGO DEL POPULISMO GRILLINO, GIAN ROBERTO CASALEGGIO AL LEADER SOVRANISTA OLANDESE, IL RAZZISTA GEERT WILDERS, LE PRESENZE PROVOCATORIE E ACCHIAPPA-TITOLI NON SONO UNA NOVITA' A VILLA D'ESTE - SDEGNATI PER LA PRESENZA E "TRATTAMENTO PREFERENZIALE" DEDICATO ALL’EX PARÀ(CULO) DELLA FOLGORE, CARLO CALENDA E GUIDO CROSETTO NON METTERANNO PIEDE A CERNOBBIO – ANCHE FERRUCCIO DE BORTOLI RIFIUTA DI DUETTARE CON L’EX GENERALE NOSTALGICO DEL MANGANELLO E DELL’OLIO DI RICINO - NON SOLO: E' L’EX DIRETTORE DEL “CORRIERE” IL PRIMO CHE SPARA LA NOTIZIA: “PURTROPPO A CERNOBBIO CI SARÀ VANNACCI'' (IL CAUTO DIRETTORE FONTANA È STATO BEN ATTENTO A NON PUBBLICARLA SUBITO SUL CARTACEO)...

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...