DIPARTITO DEMOCRATICO - RENZI SCAZZA PER LE REGOLE DELLE PRIMARIE, CUCINATE A USO E CONSUMO DI BERSANI, E MINACCIA DI “FAR SALTARE IL BANCO” CON UN CLAMOROSO RITIRO DELLA SUA CANDIDATURA, CONSEGUENTE FUORIUSCITA DAL PD E PRESENTAZIONE DI UNA SUA LISTA ALLE ELEZIONI - IN OGNI CASO SARÀ APOCALISSE DEMOCRAT: SE MATTEUCCIO VA VIA IL PARTITO SI SPACCA, SE VINCE IDEM…

1 - FINALMENTE...
Jena per "la Stampa" - Domani le regole per le primarie, segue un mese e mezzo di campagna elettorale infuocata, il 25 novembre si sceglie il candidato, seguono quattro mesi di campagna elettorale infuocata, ad aprile le elezioni, vince il centrosinistra e a maggio finalmente giura il governo Monti bis.

2 - LA TENTAZIONE DI RENZI...
Federico Geremicca per "la Stampa"

«Così è una presa in giro. Le regole che propongono sono fatte per farci perdere, o per farci andar via. Qualcosa deve cambiare, altrimenti stavolta sono io che faccio saltare il banco».

E' metà pomeriggio, e gli uomini e le donne dello staff di Matteo Renzi ascoltano il sindaco tratteggiare - per la prima volta dall'inizio della sua campagna per le primarie uno scenario preoccupante e cupo. Di sotto, il camper riscalda i motori ed è pronto per far rotta alla volta di Prato; di sopra, i presenti si interrogano sul significato di quell'espressione mai usata prima: far saltare il banco.

Matteo Renzi attende. Durante la mattinata ha scambiato una serie di sms con Pier Luigi Bersani, ma a ora di pranzo il bilancio è magro: albo degli elettori, una tessera per poter votare, doppio turno, niente voto al secondo turno per chi non è andato ai gazebo al primo e via discorrendo...

Quasi nessuna delle richieste avanzate dal sindaco-candidato (due su tutte: niente tessera e pre-registrazione per poter votare e possibilità di voto per tutti anche al secondo turno) sembra voler essere accolta dalla maggioranza del Pd. «Stanno blindando le primarie - dice uno dei consiglieri di Renzi -. Se è così, inutile partecipare». E' questo che vuol dire far saltare il banco? E cosa c'è dopo che il banco è saltato?

Alcuni, anche ai piani altissimi di Largo del Nazareno, sede della Direzione del Pd, sostengono che Matteo Renzi avrebbe già deciso da tempo un passo clamoroso: disertare le primarie accampando il pretesto di regole fatte ad hoc per far vincere Bersani. Questa sarebbe la prima mossa. La seconda - conseguente - consisterebbe nel rompere col Pd.

E la terza - ecco il punto - nel presentare liste proprie alle elezioni di primavera. Il tragitto sarebbe stato definito dopo la prima settimana di campagna in giro tra Feste democratiche e teatri, di fronte al grande entusiasmo registrato, all'invito ad andare avanti fino alla fine, a sondaggi sempre migliori e incoraggianti. Mesi in giro per l'Italia, cinema e piazze stracolme e poi tutti a casa?

E' uno scenario che ovviamente inquieta lo stato maggiore del Pd e che ieri, però, almeno a parole, è stato di fatto smentito da Renzi, che ha annunciato la sua disponibilità ad accettare praticamente tutte le regole proposte da Bersani, meno la pre-registrazione per poter votare alle primarie.

Se non si tratta di posizionamenti tattici (il famoso gioco del cerino...) una intesa sulle regole, alla fine, dovrebbe esser dunque possibile. E' su questo che si è speso, ieri, anche Walter Veltroni: che ha prima incontrato a lungo Bersani e poi sentito Renzi, invitando entrambi a ricercare un accordo che eviti di trasformare la seduta dell'Assemblea nazionale di domani in una resa dei conti dagli esiti potenzialmente disastrosi.

Del resto, qualunque esito delle primarie che non veda Pier Luigi Bersani vincitore, sembra destinato a scatenare una vera e propria apocalisse. Raffaele Lauro, navigato senatore Pdl vicino a Beppe Pisanu (e con lui in marcia verso il gruppo centrista di Pier Ferdinando Casini) non ha dubbi: «Se nonostante gli ostacoli Renzi vincerà le primarie, tutto lo scenario politico italiano cambierà di colpo».

Profezie analoghe, d'altra parte, erano già arrivate da Pier Ferdinando Casini («Se vince Renzi il Pd si spacca») e Massimo D'Alema («Se vince Renzi il centrosinistra non esiste più»). L'errore, forse, è limitare gli effetti dell'apocalisse al solo centrosinistra, essendo evidente che la disarticolazione di un partito - o di una coalizione - non potrà non avere effetti anche sull'altra (si pensi solo alla nascita del Pd, subito seguita da quella del Pdl...).

Un quadro assai incerto, dunque. Zeppo di possibili variabili e di sorprese. E un ulteriore elemento di tensione è introdotto da un ragionamento che comincia a farsi spazio in parti della maggioranza che sostiene Bersani ma che è tutt'altro che convinta dell'opportunità della sfida col sindaco di Firenze. Se si va a primarie a doppio turno e al primo vince Renzi - si sostiene Bersani non può che dimettersi, perchè un segretario sorpassato da un sindaco nel gradimento dei suoi iscritti ed elettori non può andare avanti. La tesi è assai discutibile, certo: ma ottima per aggiungere veleno a veleno...

 

MATTEO RENZIMATTEO RENZI jpegMATTEO RENZI jpegPIER LUIGI BERSANI E MARIO MONTI WALTER VELTRONI PIERFERDINANDO CASINI MASSIMO DALEMA E WALTER VELTRONI jpeg

Ultimi Dagoreport

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…