RENZI USA LA CLAVA DELLA “GIUSTIZIA SOCIALE” PER SILURARE MORETTI, NEMICO DEGLI AMICI DELLA VALLE E MONTEZEMOLO – SOTTO IL POLVERONE CONTRO IL CAPO DELLE FERROVE COSA BOLLE?

Da Ansa.it

Non accenna a placarsi la polemica sui compensi dei manager pubblici innescata dalle dichiarazioni dell'a.d. di Ferrovie Mauro Moretti. "Se vuole lavorare gratis sono molto contento, forse anche Moretti si è accorto di aver sbagliato". E' l'ultimo commento del ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, dopo che al Corriere della Sera l'ad avrebbe dichiarato che potrebbe appunto "anche lavorare gratis", ma che i suoi "dirigenti devono essere retribuiti adeguatamente". "Tante volte - ha detto Lupi a Radio Capital - sbagliamo noi politici, diciamo una stupidata, basta ammetterlo e finisce lì".

E contro Moretti era arrivata la 'bordata' di Diego Della Valle, patron della Tod's e socio di Ntv, concorrente diretto dell'ex monopolista ferroviario, che gli ha chiesto di "andarsene a casa". E sul tema, in serata, era intervenuto anche il premier Matteo Renzi. "Resisteranno a parole" dice dei manager, "ma poi ovviamente è naturale che le cose cambino: non è possibile che l'a.d. di una società guadagni 1.000 volte in più dell'ultimo operaio, torniamo ad un principio di giustizia sociale. Noi non molliamo".

Posizione ribadita dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti: "Il problema in termini generali esiste" ha detto, puntando il dito sui "bonus" sui quali "bisognerebbe tornare a discuterne perché hanno prodotto effetti gravi sulle stesse imprese". Quanto alla legge che fissa un tetto per i manager pubblici Poletti ha sottolineato che "va applicata, se non ha avuto effetto bisognerà intervenire".

Pesanti le parole di Della Valle su Moretti, frasi che non possono non richiamare la 'guerra' che fin dall'esordio di Ntv ha caratterizzato la loro competizione sulle rotaie. "Se Moretti avesse il coraggio e la dignità di andarsene - ha detto Della Valle - troverebbe milioni di italiani pronti ad accompagnarlo a casa: sono tutti i viaggiatori costretti a viaggiare con tanti disagi sui treni delle ferrovie Italiane, costretti a subire ritardi ingiustificati, a viaggiare su treni vecchi, ad usare stazioni decrepite e poco sicure, senza nessun rispetto per la loro dignità. Spetta a loro, infatti, il diritto di giudicare come le Ferrovie dello Stato sono gestite".

E non basta. Per l'imprenditore marchigiano "è ora di alzare il velo sulle Ferrovie dello Stato e su Moretti, per capire perché la politica è succube di questo signore". Bisogna "fare chiarezza su tutti i rapporti che intercorrono fra le Ferrovie, Moretti e i politici che, tranne qualche rara eccezione, sono completamente appiattiti su di lui, permettendogli di fare tutto quello che vuole". Se si vuole davvero cambiare il Paese "e riportare al centro dell'attenzione gli interessi ed i bisogni dei cittadini e non quelli delle vecchie corporazioni, gente come Moretti deve essere mandata a casa subito e con determinazione".

Un "consiglio" (anche se "lui fa sempre di testa sua"), a Moretti lo da invece Guglielmo Epifani. "Si deve tagliare lo stipendio" e "non dia soddisfazione ai tanti che non lo vogliono piu' a guida delle Fs". Perchè - secondo l'ex segretario di Pd e Cgil - "il suo valore sul mercato è alto, ma la domanda che arriva dal Paese è di sobrietà e anche chi ha grandi responsabilità deve sottostarvi".

Un distinguo fra manager e un sostegno all'a.d. di Fs arriva invece da Pierferdinando Casini. "Uno Stato che non sa distinguere fra lo stipendio di Moretti, che ha fatto un ottimo lavoro, e quello di decine di dirigenti nullafacenti di società pubbliche - dice - è uno Stato che non potrà mai riformarsi seriamente. Evitiamo roghi e falò; cacciamo gli incapaci e teniamo i dirigenti preparati".

Della necessità di ridurre "la forbice fra le retribuzioni dei manager e quelle dei lavoratori" parla invece la leader Cgil Susanna Camusso. Un divario "davvero incomprensile" che indica la necessità di "una stagione di maggior equilibrio". Mentre il segretario della Cisl invita Renzi a parlare meno e ad agire "perché tutta questa baraonda non fa bene, le leggi ci sono, le applichi".

"Sacrosanto" sarebbe un tetto ai compensi dei manager pubblici per l'associazione di consumatori Adusbef, che però non risparmia ironia neanche a Della Valle: "non lo abbiamo mai incontrato su quei treni fatiscenti" e "solo oggi si erge a peloso paladino dei pendolari"

 

 

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