RENZISMO NON È NUOVISMO: E’ SOLO IL VELTRONISMO DAL VOLTO BISCHERO - ANCHE WALTERLOO ERA IL “CAMBIAMENTO”: POI È STATO ROTTAMATO

Articolo di Francesco Cundari (testo raccolto dalla redazione) pubblicato da "il Foglio"

Tolta la rottamazione, che è un concetto piuttosto semplice, non mi è chiaro di cosa parliamo esattamente quando parliamo di renzismo. Certo, ho letto anch'io tante autorevoli analisi sulla sua carica innovativa e la sua radicale discontinuità, il ricambio generazionale, il rinnovamento politico-culturale, la rigenerazione morale ed esistenziale. Ricordo però dibattiti non molto diversi quando tutto questo era rappresentato da Walter Veltroni.

Ricordo, proprio sul Foglio, discussioni infinite sulla "nuova stagione", la "rupture", l'idea di un partito addirittura "senza tessere", da cui sarebbe nata poi tutta la controversia su "partito liquido" e "partito solido". Il giovane Veltroni fu celebrato allora come il nuovo che avanzava, praticamente su ogni mezzo di comunicazione disponibile.

Ma solo fino a quando la sua trionfale incoronazione alle primarie non ebbe dato il via a quella non imprevedibile serie di scosse che avrebbe portato alla caduta del governo Prodi e alla fine del centrosinistra. Fa riflettere che il campione del rinnovamento alle elezioni del 2008 sia finito nelle liste di proscrizione dei rottamati da non ricandidare nemmeno in Parlamento, assieme a Massimo D'Alema, già alle elezioni del 2013, prima ancora che terminasse quella stessa legislatura.

Per farla breve, azzarderei l'ipotesi che in Italia persino la giovinezza, come la tanto celebrata capacità di comunicare, il carisma e la carica innovativa, duri tanto quanto durano le leadership della sinistra contro le quali tali preziose qualità vengono rivolte, e cessino un minuto dopo la loro caduta. Io poi sono convinto che la ragione di fondo non sia nemmeno solo italiana, che siamo a una svolta: dopo la grande crisi finanziaria del 2008, il pendolo della storia ha cambiato direzione e proprio per questo i primi a essere invecchiati sono i giovani.

Coloro cioè che sono cresciuti e si sono formati nell'ultimo trentennio, e non sanno far altro che ripetere fino allo sfinimento le ultime novità degli anni 90. Può darsi naturalmente che mi sbagli, che a essere invecchiato sia io, che il renzismo rappresenti l'avvio di una fase di riscatto dell'intera società italiana, finalmente liberata da vecchie pastoie, che tutto questo sia l'inizio di un'autentica rinascita, se non proprio di un nuovo Rinascimento.

E' una domanda che mi sono fatto spesso, all'indomani delle primarie, quando, in omaggio a un'antica tradizione, riparavo per qualche giorno a Parigi. E qui, per distrarmi, seguivo l'itinerario letterario suggerito dalla guida: la casa dove aveva soggiornato Joyce, il caffè dove si ritrovavano Eliot e Fitzgerald, le banchine di libri usati lungo la Senna amate da Hemingway.

Perso dietro quelle ombre come il protagonista del film di Woody Allen, mi domandavo cosa determini l'improvvisa esplosione del genio artistico, ma anche politico, nelle fasi di fioritura, il concentrarsi di tanti talenti tutti insieme nello stesso tempo e nello stesso posto, e cosa accada invece in quegli stessi luoghi nelle fasi di decadenza.

Quale misterioso interruttore, accendendosi o spegnendosi d'improvviso, faccia la differenza tra la Firenze dei Medici e la Napoli di De Magistris, tra l'Atene di Pericle e la Torino di Fassino. Immerso in questi pensieri sono arrivato davanti a un ponte che sulla guida non era nemmeno menzionato, non recava targhe commemorative né alcun genere di reperto da un polveroso e dimenticato passato, ma esibiva orgogliosamente, in compenso, un'infinita sfilza di lucchetti, segno inconfondibile della diffusione e del trionfo popolare, nella città di Balzac e di Baudelaire, della giovane letteratura italiana guidata da Federico Moccia. Lo ammetto, non sono riuscito a gioirne fino in fondo.

E nonostante il gestore di una di quelle caratteristiche bancarelle sul lungo Senna fischiettasse distintamente il motivo dell'Internazionale, per protesta non gli ho comprato nemmeno una bellissima edizione dei "Miserabili" esposta a prezzo di saldo. Me ne sono andato a mani vuote com'ero arrivato, sentendomi anche un po' in colpa per esser lì a occuparmi di letteratura mentre il mondo cade a pezzi, come direbbe Marco Mengoni.

 

RENZI E LETTA ALL ASSEMBLEA NAZIONALE PDRENZI E LETTA ALL ASSEMBLEA NAZIONALE PDmatteo renzi a ballaro da floris VELTRONI E DALEMA WALTER VELTRONI E MASSIMO DALEMA jpeg

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