nicola maccanico cinecitta manuela cacciamani

RESA DEI CONTI A CINECITTÀ. E PURTROPPO NON È UN FILM – A FAR PARTIRE L’INCHIESTA SULL’EX AD, NICOLA MACCANICO, È STATO UN ESPOSTO DI MANUELA CACCIAMANI, ATTUALE AMMINISTRATORE DELEGATO – “DOMANI”: “CINECITTÀ CONTRO SE STESSA. MA SOPRATTUTTO UN GUAIO CHE SI AGGIUNGE AGLI ALTRI: QUELLI CHE NELLE ULTIME SETTIMANE STANNO TRAVOLGENDO GLI STUDIOS, DOVE GLI UOMINI DELLA GUARDIA DI FINANZA HANNO BUSSATO PER ACCERTAMENTI SUL TAX CREDIT. E SI SOMMANO AGLI ACCERTAMENTI SU ALCUNI AFFIDAMENTI DIRETTI DISPOSTI DA CINECITTÀ A FAVORE DI ONE MORE PICTURES, L’AZIENDA POI LASCIATA DA CACCIAMANI (NON INDAGATA)…”

Estratto dell’articolo di Enrica Riera per “Domani”

 

nicola maccanico foto di bacco

Ormai è guerra aperta tra vecchia e nuova governance di Cinecittà. Quando Manuela Cacciamani, ex proprietaria della società di produzione cinematografica One more pictures, fa ingresso nella società di via Tuscolana come amministratrice delegata, mette infatti mano ai vecchi bilanci.

 

E nel mese di gennaio del 2025 invia alla Corte dei Conti una relazione in cui vengono segnalate presunte criticità riscontrate nella gestione precedente: quella dell’ex amministratore delegato Nicola Maccanico. Dopo le sue dimissioni di giugno, il governo ha scelto l’imprenditrice vicina ad Arianna Meloni.

 

MANUELA CACCIAMANI - FOTO LAPRESSE

Cacciamani […] denuncia «errate contabilizzazioni e rettifiche dei bilanci 2022 e 2023», ma pure problematiche riferite a «una commessa» attribuita dalla spa, braccio operativo del Mic, alla società Fremantle, che opera nello stesso settore della One more pictures. «Nel periodo intercorso tra il 1° gennaio 2024 e il 30 giugno 2024 era maturata una perdita di € 13.524.845,00», scrive l’ad.

 

«La situazione patrimoniale al 31 luglio 2024 ha confermato l'andamento negativo della società. A sua volta, la situazione previsionale al 31 dicembre 2024 è stata successivamente rivista in ragione di taluni interventi del ministero che hanno consentito alla società di tornare in area di patrimonio netto positivo», si legge nel documento, dal quale è partita l’inchiesta che i pm capitolini hanno chiuso ad agosto nei confronti di Maccanico e del dirigente di Cinecittà, Claudio Ranocchi.

 

nicola maccanico foto di bacco

Entrambi sono accusati di false comunicazioni sociali perché, secondo gli inquirenti, avrebbero consapevolmente indicato nei bilanci del 2022 e del 2023 «fatti materiali non corrispondenti al vero» in modo «da indurre altri in errore».

 

L’esposto appare pure come una resa dei conti con il vecchio corso, una battaglia totale: Cinecittà contro se stessa. Ma soprattutto un guaio che si aggiunge agli altri: quelli che nelle ultime settimane stanno travolgendo gli studios, dove gli uomini della Guardia di finanza hanno bussato per accertamenti sul tax credit. E si sommano agli accertamenti su alcuni affidamenti diretti disposti da Cinecittà a favore di One more pictures, l’azienda poi lasciata da Cacciamani (non indagata) e poi arrivata alla guida dell’azienda pubblica.

 

Un clima, dunque, tutt’altro che sereno nel tempio del cinema italiano. «Siamo nella fase del deposito degli atti avvenuto ad agosto, stiamo predisponendo una consulenza e indagini difensive che depositeremo a breve con una memoria con la richiesta di archiviazione. Siamo sempre stati a disposizione del pm per ogni chiarimento e confidiamo nelle nostre buone ragioni», fa sapere lo studio Volo che difende Maccanico.

manuela cacciamani

 

Tra le varie accuse, i pm contestano ai due indagati di aver «esposto nel conto economico costi inferiori per 5.542.280 euro a quelli effettivamente sostenuti per la realizzazione di scenografie […]».

 

Le scenografie si riferirebbero alle due produzioni The Apartment, del gruppo Fremantle, “M. Il figlio del secolo” e “Queer” di Luca Guadagnino. Proprio a gennaio scorso Cacciamani segnalava: «Cinecittà avrebbe potuto astenersi dal sottoscrivere l'acquisto dei diritti delle produzioni "M. Il Figlio del Secolo" per euro 1.400.000 e "Queer" per euro 2.200.000 (...)». Una serie e un film che di certo non ha scaldato i cuori della destra.

Claudio Ranocchidomenico de rino claudio ranocchiMANUELA CACCIAMANI AD ATREJU - FOTO LAPRESSE

Ultimi Dagoreport

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE LE SUE CERTEZZE: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI

claudia conte matteo piantedosi giorgia meloni

FLASH! – CHI AVRÀ SUGGERITO AL MINISTRO DELL’INTERNO MATTEO PIANTEDOSI DI QUERELARE DAGOSPIA PROPRIO QUANDO I GIORNALONI DE’ NOANTRI SI ERANO GIÀ DIMENTICATI DELLA SUA AMANTE CLAUDIA CONTE? - QUELLO CHE È CERTO È CHE NE' I VERTICI DEL VIMINALE NE' LA ''FIAMMA MAGICA'' ERANO A CONOSCENZA DELL’INTEMERATA DEL MINISTRO INNAMORATO VERSO DAGOSPIA - E, A QUANTO PARE, A ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI, GIÀ ALLE PRESE CON MILLE ROGNE (EUFEMISMO), LA MOSSA DI PIANTEDOSI NON È STATA ACCOLTA PER NIENTE BENE…