80 EURO NON POSSON BASTARE - LA COMMISSIONE EUROPEA NON SI FA INFINOCCHIARE DA PITTIBIMBO E STILA UN RAPPORTO PESSIMO CON DEBITO PUBBLICO IN AUMENTO E PIL IN CODA RISPETTO AL RESTO D’EUROPA

Franco Bechis per "Libero"

La Commissione europea non crede alle promesse di Matteo Renzi e - anzi - pensa che la sua ricetta economica sia sostanzialmente inefficace, a iniziare proprio dal decreto che regala solo per il 2014 80 euro in busta paga a una parte dei lavoratori dipendenti fra il mese di maggio e quello di dicembre. È molto scettico sull'Italia il rapporto di primavera sulle economie dell'area euro pubblicato ieri dall'Unione europea.

Non è quello che avete sentito ieri sera dai principali telegiornali, e non è quello che troverete nei resoconti stampa di oggi su gran parte dei quotidiani che sono ancora assai innamorati del premier. Però è quello che trovate nelle 180 pagine titolate European Economic Forecast - spring 2014 che ieri la Commissione Ue ha messo online in lingua inglese. Basta leggerle e guardare i dati principali per capire la verità.

La velina veicolata in Italia ieri raccontava di una Commissione che dà brutti voti in pagella sul debito pubblico che cresce ancora passando dal 132,6% del Pil a fine 2013 al 135,2% di fine 2014 e al 133,9%di fine 2015.Brutti voti ammessi anche sulla disoccupazione, che vola dal 12,2% di fine 2013 al 12,8% di fine 2014 e al 12,5% di fine 2015.

Però - si dice - Italia promossa sulla crescita. E invece proprio quello è il dato più preoccupante, che dimostra come si creda assai poco alle ricette economiche del nuovo governo. La Commissione riconosce una crescita del Pil rivista al ribasso nel 2014 allo 0,6% (contro una caduta dell' 1,9%a fine 2013) che poi diventa crescita dell'1,2% nel 2015.

Questo significa che la recessione è finita, ed è finita nel mondo e in tutto il vecchio Continente. Ma l'Italia anche nella crescita zoppica, e fa molto peggio di tutte le economie avanzate. Non avrebbe alcun effetto reale sulla crescita il regalino da 80 euro deciso da Renzi. Quel passettino in avanti del Pil (+0,6%) è esattamente la metà della crescita media dell'area euro, che a fine 2014 sarà dell'1,2%.

L'Italia fa lo stesso risultato della Grecia, e peggio di lei fanno solo Cipro (- 4,8%), Slovenia (-0,1%) e Finlandia (+0,2%). L'Italia quest'anno è dunque quartultima in classifica del Pil a pari merito con la Grecia: non un gran successo. E nel 2015 farà peggio: quella crescita tanto decantata dell'1,2% sarà la penultima in Europa, facendo scendere l'Italia di due posizioni in classifica.

Peggio del risultato del governo Renzi sarà solo quello del governo di Cipro, dove il Pil crescerà dello 0,9%. Tutti gli altri faranno meglio di Roma, e la Grecia crescerà più del doppio dell'Italia: 2,9%. Quindi proprio sulla crescita Renzi viene sonoramente bocciato dalla Commissione europea, che ha anche pubblicamente dichiarato la propria sfiducia per gli effetti che quel dono da 80 euro al mese potrà avere sul ciclo economico.

C'è una sola parola associata in tutto il rapporto economico sull'Europa all'Italia, ed è «slow», lenta. Invece di gioirne, come incredibilmente ha fatto ieri il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan (che essendo assai preparato sul piano tecnico conosce benissimo la verità), bisognerebbe prenderne atto. E preparare contromisure per i rischi di bilancio che incombono sull'Italia.

Anche perché la situazione dei conti pubblici italiani potrebbe essere assai peggiore di quel che rivela quel rapporto oggi. Lo hanno segnalato al governo sia la Ragioneria generale dello Stato che il servizio Bilancio del Senato. Siccome Renzi non è riuscito a fare scendere stabilmente le tasse sugli stipendi degli italiani, ma è ricorso solo a un bonus (un regalo una tantum che ricorda tanto la scarpa donata ai napoletani

da Achille Lauro prime delle elezioni municipali), per i criteri Eurostat gran parte dei 6,6 miliardi utilizzati non potranno essere conteggiati come riduzione della pressione fiscale, ma come aumento della spesa pubblica attraverso trasferimenti (regalìe una tantum) alle famiglie italiane. Questo significa che a consuntivo la pressione fiscale 2014

non potrà diminuire, e che i tagli alla spesa pubblica (pochi) scelti da Renzi non compenseranno quanto di quegli 80 euro sarà attribuito ad aumento della spesa pubblica. I fondamentali della economia italiana saranno dunque peggiori già a fine 2014. Davanti alla richiesta di questi utili chiarimenti alla fine della scorsa settimana il premier ha

ferocemente (e in modo assai prepotente) reagito attaccando i tecnici del servizio Bilancio del Senato, come mai aveva fatto un premier né nella prima né nella seconda Repubblica. Invece di fare rispondere il suo ministro dell'Economia alle osservazioni di merito (era la prassi), il premier ha accusato i tecnici di volersi vendicare per il tetto di 240mila euro agli stipendi a lui imposto.

Un modo ridicolo e anche irresponsabile di reagire. Tanto più che nessuno degli autori di quelle utili note ha mai visto in un anno 240mila euro

 

MATTEO RENZI AL TAVOLO CON BARROSO VAN ROMPUY HARPER HOLLANDE CAMERON OBAMA MERKEL E SHINZO ABE RENZI AL VERTICE EUROPEO ENRICO LETTA E BARROSO MATTEO RENZI E PIERCARLO PADOAN RENZI E PADOAN

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