IL RICATTO DEL LATITANTE D’ACCIAIO - IL DECRETO ILVA FA EFFETTO: LA PROCURA “RESTITUISCE” ALL’ILVA GLI IMPIANTI, “MA NON è UN DISSEQUESTRO” - IL 26 LUGLIO UN DIRIGENTE ILVA DISSE A FABIO RIVA: “SE LE COSE STANNO COSÌ, NON IN CASSA INTEGRAZIONE NOI METTIAMO IN MOBILITÀ 5 O 6000 PERSONE” - RIVA “PRESSAVA” IL MINISTERO PER L’AUTORIZZAZIONE AMBIENTALE - LA GUARDIA DI FINANZA POTREBBE PRESTO BUSSARE ALLA PORTA DI CLINI…

1-ILVA: PROCURA REIMMETTE AZIENDA IN POSSESSO IMPIANTI
(Ansa) - La Procura della Repubblica di Taranto ha emesso un provvedimento con il quale reimmette l'Ilva nel possesso degli impianti sequestrati il 26 luglio per disastro ambientale, così come chiesto ieri dall'azienda in base al decreto legge del 3 dicembre. Il provvedimento viene ora notificato dai carabinieri.

Il provvedimento è stato firmato dal procuratore, Franco Sebastio, dal procuratore aggiunto Pietro Argentino e dai sostituti procuratori Mariano Buccoliero, Giovanna Cannarile e Remo Epifani. La procura sta ora valutando la seconda istanza Ilva di ieri, quella di reimmissione in possesso dei prodotti semilavorati sequestrati sulle banchine del porto, di fatto la produzione degli ultimi quattro mesi.

2-ILVA: REIMMISSIONE IN POSSESSO NON E' DISSEQUESTRO IMPIANTI
(Ansa) - Non è da considerare un dissequestro degli impianti il provvedimento della Procura di Taranto che oggi, in attuazione del decreto legge del 3 dicembre scorso, ha disposto la reimmissione in possesso dell'azienda degli impianti dell'area a caldo sequestrati il 26 luglio 2012. Lo si apprende da fonti giudiziarie.

3-ILVA: PROCURA VALUTA ISTANZA RESTITUZIONE PRODOTTI
(Ansa) - E' prevista in giornata a Taranto la decisione della procura della Repubblica sulla seconda istanza presentata ieri dall'Ilva di tornare in possesso anche del prodotto finito e semilavorato sequestrato il 26 novembre scorso, per poterlo commercializzare. La Procura infatti sta valutando la seconda istanza, anche questa fatta sulla base del decreto legge del 3 dicembre scorso. Il prodotto giace attualmente sulle banchine dell'area portuale dell'Ilva.


4-ILVA, "PRESSIONI AL MINISTERO PER AVERE L'AUTORIZZAZIONE"
Francesco Casula per "il Fatto"

Taranto, Bari e soprattutto Roma. I tentacoli dell'Ilva arrivano fino ai palazzi romani dove tra un po' potrebbero piombare anche i militari della Guardia di finanza che indagano sull'inchiesta "ambiente svenduto" alla ricerca della verità sui tanti appoggi dell'Ilva - che ieri ha ritirato il ricorso al tribunale del riesame contro il sequestro degli impianti, visto il decreto del governo - soprattutto per l'Autorizzazione integrata ambientale del 2011.
Nell'interrogatorio di Girolamo Archinà, infatti, sia il gip Patrizia Todisco che il pm Pietro Argentino hanno puntato proprio su questi contati capitolini che descrivono "scenari assolutamente aberranti circa la capacità d'infiltrazione e manipolazione delle istituzioni manifestata dai vertici Ilva". Tra questi, secondo il gip, ci sarebbero Luigi Pelaggi e Dario Ticali, membro e presidente della commissione ministeriale per l'Aia 2011.

A coltivarli era l'avvocato Francesco Perli in contatto soprattutto con Luigi Pelaggi "colui il quale - scrive il gip - raccoglieva le richieste dell'Ilva e, partecipandole al presidente Ticali, cercava di orientare la commissione nella direzione richiesta dai suoi interlocutori Ilva". In una conversazione intercettata dalle fiamme gialle di Taranto, nel luglio 2010, Fabio Riva, vicepresidente del Gruppo Riva oggi latitante, si lamenta con Perli della lentezza delle operazioni. Perli prova a rassicurarlo raccontando di aver redarguito Pelaggi dicendo "prima di tutto guarda che i Riva sono incazzati come delle bisce, poi hanno già scritto a Letta.... e già quando gli ho detto Letta haaaa...".

Poi rincara la dose: "gli ho detto guarda che se le cose stanno così non in cassa integrazione, noi mettiamo in mobilità 5 o 6000 persone". Infine sfoggia il potere politico dicendo "su sta roba qui non salta Ticali, salta la Prestigiacomo" perché l'Ilva è stanca: "È una roba allucinante! Cioè cosa dobbiamo fare di più, ve l'abbiam scritta noi! Vi tocca soltanto di leggere le carte, metterle in fila e gestire un po' il rapporto con gli enti locali...". L'Ilva resta "col fucile spianato" e un anno dopo l'Aia arriva. I risultati, però, sono evidenti: qualche mese dopo il neo ministro Clini è costretto a riaprire la procedure.

Intanto la Guardia di finanza che sta continuando a interrogare le persone coinvolte nella vicenda come informate sui fatti, potrebbe presto giungere nella capitale per accertare come mai "invece di procedere applicando la normativa tecnica di settore finalizzata ad attutire al massimo gli impatti ambientali che l'Ilva poteva avere sul territorio, taluni autorevoli membri della commissione Ippc, spudoratamente, organizzavano incontri con la controparte, finalizzati a concertare le strategie che potevano portare ad un'autorizzazione praticamente scritta dalla controparte medesima".

I rapporti dell'Ilva, tuttavia, passavano anche per gli uffici regionali. Quando, ad esempio, l'Ilva deve impedire che si parli di copertura dei parchi minerali, Fabio Riva e Vittoria Romeo valutano la strategia da utilizzare: "allora dicevo ad Archinà - spiega la Romeo - se Palmisano, che è quello della Regione, tira fuori l'argomento in Commissione, siccome l'ARPA deve ancora dare il parere sul barrieramento e a noi ci serve un parere positivo per continuare a dimostrare che non dobbiamo fare i parchi...". Riva però è perplesso: il parere negativo dell'Arpa complicherebbe le cose, ma bisogna rischiare. "Noi - replica - non possiamo assolutamente coprire i parchi perché non è fattibile (...) tanto vale rischiarla così". Gli ordini successivi sono chiari: evitare di tirare in ballo su questo punto la commissione e agire sulla regione Puglia. "picchiamo... no, ma la tira fuori l'Arpa! La tira fuori, come si chiama... Palmisano! Facciamola tirare fuori e poi picchiamo duro... tanto Palmisano la tira fuori! Ci ha già parlato Archinà!".

 

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