11 SETTEMBRE, IL RICORDO È ALLE CORDE - L’AMERICA È SPOSSATA DALLE CERIMONIE FIUME PER IL DECENNALE: SI PENSA DI ACCANTONARE LA LETTURA DEI NOMI DELLE 3 MILA VITTIME - I TROMBONI CHE CERCANO DI SPREMERE LACRIME CON DISCORSI ROBOANTI NON HANNO CAPITO CHE GLI USA HANNO DIGERITO L´ATTACCO ALLE TORRI - DOPO AVER PERSO LA LORO SUPREMAZIA MORALE NELLA PALUDE DELLA GUERRA CONTINUA, GLI YANKEE NON TEMONO PIÙ IL TERRORISMO - IL VERO SPAURACCHIO È LA CRISI ECONOMICA…

Vittorio Zucconi per "la Repubblica"

Si deposita come una polvere sottile sui ruderi delle commemorazioni dieci anni dopo: la polverina del languore, della stanchezza, diciamo pure la parola empia, della noia, che cala sulla straripante commozione ufficiale. Qui la chiamano «anniversary fatigue», che non è fatica fisica, ma spossatezza morale da ricorrenze e cerimonie che nel momento culminante del decennale, stanno cercando di spremere troppe lacrime, troppi discorsi, troppi opportunismi.

Persino il sindaco della città "martire", Michael Bloomberg mostra segni di insofferenza e si chiede se non sia arrivata l´ora di rinunciare almeno alla lettura pubblica dei nomi delle vittime, a partire dall´11 settembre 2012. C´è chi sostiene che la disfatta di Rudy Giuliani, il sindaco canonizzato sulle rovine, nelle presidenziali del 2008 nascesse anche dal suo ricorso costante a quel giorno.

Nel cratere divenuto cantiere e che nel suo essere un vuoto ricorda il concetto rivoluzionario del monumento di Washington ai morti in Vietnam scavato nella terra, insieme con l´acqua della cascata artificiale, affonda una commemorazione ciclopica che potrebbe risucchiare tutte le commemorazioni future, una sorta di gran finale. L´America è una nazione che ha il culto del domani, e che l´11 settembre ha tentato di stravolgere costringendola a guardare all´indietro, a voltarsi verso il passato. È una giornata di sentimenti ambigui, questa in arrivo, dove una nazione costruita sul futuro deve tornare al passato. Senza neppure essere certa che sia passato per sempre. La «guerra al terrore» che dalla voragine scaturì, continua e continuerà.

Il giorno che «ha cambiato tutto» sta cambiando anche se stesso e il rapporto che l´America prima e il mondo poi con essa ha con quell´evento. Per chi non ha perduto qualcuno sotto l´acciaio e il cemento, l´eredità dell´11 settembre sono due guerre, sono un´America che si era illusa di inaugurare un nuovo secolo di dominazione e ora arranca per non perdere posizioni, una crescente diffidenza, se non aperta ostilità, verso le istituzioni e la politica che le incarna.

Nelle ore successive all´orrore, tutti si strinsero attorno al proprio presidente, a Bush, divenuto sciamano e insieme angelo vendicatore. Ma con lo stesso slancio che spinse oppositori e sostenitori a dimenticare la propria partigianeria, ora la folla ansiosa si è sciolta. Non c´è più nessuno, da Obama a Wall Street, dal Congresso alla magistratura (specialmente dopo casi umilianti come il «reality show» di Strauss-Kahn) che goda ancora di prestigio e di credibilità forti. Sopravvivono, ultimo totem, i militari, le forze armate, che concentrano la gratitudine e la solidarietà nazionale.

Fin troppo, rischiando di creare quello che la repubblica americana non aveva mai conosciuto: una casta in uniforme, distaccata dal resto della società che la venera ma la tiene a distanza, purché a combattere siano sempre i figli degli altri. Forse il monumento più eloquente, e purtroppo vivo, a questo cambiamento è il nuovissimo ospedale costato 31 milioni per feriti di guerra, nel corpo e nell´anima, che in queste ore viene inaugurato a Fort Campbell, nel Kentucky. Dalla Seconda guerra non era stato più usato.

Non è il «complottismo» ad avere intossicato il ricordo e avvelenato la commozione collettiva con la polvere del dubbio, perché la carica di antiamericanismo che anima i cospirazionisti dell´11 settembre, qui non ha mai attecchito in profondità. Né la «anniversary fatigue» o la stanca indifferenza verso le due guerre che hanno sventrato i conti nazionali costando finora, secondo i calcoli mai contestati del Nobel per l´economia Joseph Stiglitz, tre mila miliardi di dollari, hanno generato il movimentismo antigovernativo e pacifista che scosse le istituzioni negli anni ‘60 e ‘70.

I quasi 500 mila soldati feriti, che per decenni a venire peseranno sui bilanci nazionali e affollerano centri di riabilitazione come quello del Kentucky, i seimila caduti nei due fronti afgano e iracheno, le decine, o più probabilmente centinaia, di migliaia di caduti «collaterali» e spesso tanto innocenti come i tremila uccisi nelle due Torri, al Pentagono o sul volo precipitato in Pennsylvania, sono lontanissimi, altro da sé. Un cambiamento sicuro, e angoscioso, partorito da quel giorno è che l´America, come ha osservato Greg Jaffe sul Washington Post, è diventata indifferente alle proprie guerre. Ha imparato a vivere in uno stato di guerra continua.

È proprio il sospetto della stanchezza, l´odore della polvere della noia, che hanno spinto l´ufficialità politica, istituzionale, governativa, giornalistica, persino sportiva, a lanciare una campagna di rimembranze a tappeto. Discorsi inseguiranno discorsi, tutti largamente prevedibili nel contenuto e nei toni. La Lega nazionale del football, oggi lo sport incomparabilmente più seguito e atteso, ha scelto proprio domenica 11 settembre per cominciare il campionato. Neppure gli spettatori ansiosi di azioni e di epopee agonistiche sfuggiranno a cerimonie commemorative pre-partita, ma le cerimonie finiranno tutte prima delle 13, l´ora del fischio d´inizio.

Le reti televisive, dalle maggiori a quelle di nicchia, stanno inondando i teleschermi di speciali, inchieste, docufilm, rievocazioni, più belle o meno belle, ma tutte inevitabilmente simili. Il critico televisivo del Washington Post, Hanks Steuver, ha tentato di vederli tutti e di elencare le emittenti: The Learning Channel TLC, History, Smithsonian, Showtime, Nickelodeon, PBS, Nbc, Abc, Cbs, Cnn, Fox News Channel, Msnbc, Investigation Discovery, Univision, e anche Animal Planet, la rete degli amici degli animali, con l´11 settembre visto dai cani coraggiosi che persero la vita nelle ricerche a caldo o mesi più tardi per le malattie contratte respirando le polveri. E poi si è arreso. «Allarme rosso per eccesso di lacrimosità», ha scritto.

C´è chi s´infastidisce anche alla divorante autoreferenzialità di New York, al racconto dell´11 settembre come se gli assassini dirottatori avessero colpito soltanto le due Torri, e i morti del Pentagono, i passeggeri dell´aereo schiantato in Pennsylvania, fossero «martiri» di seconda categoria, condannati alla marginalità dalla colpa che nel mondo dei media non perdona: la mancanza di immagini. Anche il terrorismo, anche la commozione e l´emozione, devono rispondere, come ben sapevano gli organizzatori e gli esecutori dell´attacco, alla legge della televisione: sono la visibilità e la riproducibilità all´infinito delle immagini a renderla spaventosa.

Soltanto per i parenti, i vedovi e le vedove, i genitori, i figli delle vittime, la «anniversary fatigue» non si avverte. Anche per coloro che sono riusciti a cicatrizzare la ferita, magari a risposarsi, a ricominciare una vita non più aggrappata all´altarino domestico con i fiori freschi sotto il ritratto della figlia polverizzata fra i morti, la paura dell´oblio s´insinua. Molti hanno reagito violentemente all´ipotesi di non fare più l´appello ad alta voce dei tremila morti, nomi che per loro sono l´unico istante di resurrezione, altri si sono rassegnati al destino dei parenti dei caduti in Vietnam, i vecchi che vanno ad accarezzare i nomi degli amici e dei figli perduti, incisi nelle lastre di marmo a ricopiarli su un foglio di carta.

A Washington, a quel monumento è stato risparmiata la vergogna dello sfruttamento commerciale. Riuscirà Manhattan a non trasformare il memoriale, il parco con la piscina del vuoto, la Freedom Tower che sta alzandosi di un piano alla settimana verso il completamento nel 2013, a scampare all´inferno del «gift shop», del souvenir, e del baracchino di felafel e hotdog con i krauti?

O invece sono proprio loro, gli immigrati che spingono i carriolini del cibo da strada, il vero monumento allo «Spirit of America»? È diventata più cinica, o almeno più scettica, l´America che aveva saputo trasformare la carcassa della corazzata Arizona affondata nell´acqua di Pearl Harbor in un tempio sommerso, che ha fatto del campo di battaglia di Gettysburg, in Pennsylvania, il macello umano che decise la Guerra civile, terra sacra, ma quando l´esito di quelle guerre era acquisito. Ne ha cambiato lo spirito?

La domanda che inquieta questo decimo anniversario che potrebbe essere l´ultimo con tanta solennità ufficiale è sapere dove quell´evento abbia portato la nazione. È un´America più luminosa, più convinta del proprio «soft power», della capacità di attrazione morale, culturale e civile, quella che ha saputo sopravvivere all´11 settembre, o è un´America prigioniera del proprio «hard power», della forza dura delle proprie armi, il solo terreno nel quale la sua superiorità resti indiscussa? Forse la polvere della noia nasconde una paura più profonda e ancora più tossica, quella di avere perduto la guerra della supremazia morale, nella palude della guerra continua e interminabile. Dopo l´11 settembre, è divenuto molto più «fatiguing», molto più faticoso, essere tutti americani.

 

2001-Attacco alle Torri GemelleBarack ObamaBloombergRUDY GIULIANITORRI GEMELLE11 Settembre New York

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – DAJE E RIDAJE, CON CONTE IN MODALITÀ VENTRILOQUO DI TRAVAGLIO, CON I SONDAGGI CHE SPROFONDANO UN PD SUBALTERNO AL M5S SOTTO IL 20%, CON IL CAMPO LARGO RIDOTTO A UNO SPETTACOLO SEMPRE PIÙ UMILIANTE E GROTTESCO, ELLY AVRÀ PENSATO CHE ERA GIUNTA L'ORA DI FINIRLA: CARO GIUSEPPE, HA ROTTO IL CAZZO CON 'STE PROVOCAZIONI QUOTIDIANE SU EUROPA E UCRAINA, E SEMPRE CON QUEL TONETTO DA "PICCOLA, TORNA A PETTINARE LE BAMBOLE". ORA LA MISURA È COLMA: VEDIAMO CHI CE L'HA PIÙ LUNGO: “NEL PROGRAMMA UNO NON VALE UNO, IL PD HA IL DOPPIO DEI VOTI” - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE I NEURONI DI SCHLEIN FUORI DALLE SINAPSI È STATA LA DICHIARAZIONE DELL'AZZECCAGARBUGLI STELLATO: “ERO A FAVORE DI UN FEDERATORE NEL CENTROSINISTRA, MA MI È STATO DETTO DI NO”. UNA FRASETTA CHE HA STIZZITO OVVIAMENTE ELLY (MANCO NOMINATA), MA ANCHE GLI ESPONENTI DI SPICCO DEL VERTICE DEL M5S (IN PRIMIS, PATUANELLI), I QUALI DI UN EVENTUALE "TERZO UOMO" NON NE AVEVANO MAI SENTITO PARLARE - STASERA CONTE HA REPLICATO AL TURBO-VAFFA SPARATO DA ELLY FARFUGLIANDO LA SOLITA SUPERCAZZOLA CON SCAPPELLAMENTO NEL VUOTO DEI GAZEBO: "A QUESTO PUNTO NON CI SONO ALTERNATIVE ALLE PRIMARIE" (E LA GIOSTRA RICOMINCIA...) - VIDEO

sicilia toto cuffaro renato schifani gaetano armao geremia lombardo elvira amata gaetano galvagno

DAGOREPORT – IL TINTINNIO DI MANETTE FA TREMARE IL CENTRODESTRA SICILIANO IN VISTA DELLE ELEZIONI REGIONALI DEL 2027 – LA RICHIESTA DI ARRESTO PER L’EX VICEPRESIDENTE DELLA REGIONE, GAETANO ARMAO, MARITO DELL’EX “ZARINA” GIUSI BARTOLOZZI, ACCUSATO DI CORRUZIONE, HA FATTO SCALPORE. MA LE ANTENNE DI DAGOSPIA IN SICILIA CI SEGNALANO CHE IL NOME PIÙ “PESANTE”, IN TERMINI POLITICI, TRA I NOVE COINVOLTI NELL’INCHIESTA È QUELLO DI GEREMIA LOMBARDO, NIPOTE DELL’EX GOVERNATORE RAFFAELE - LOMBARDO È DEPUTATO DELL’MPA E PRESIDENTE DELL’UFFICIO DI QUESTURA DELL’ASSEMBLEA REGIONALE, DA DOVE PASSANO LE DECISIONI SULLE SPESE – I GUAI GIUDIZIARI DEL CENTRODESTRA NELL'ISOLA NON RISPARMIANO FDI: SONO A PROCESSO PER CORRUZIONE L’ASSESSORE AL TURISMO, ELVIRA AMATA, E IL PRESIDENTE DELL’ARS GAETANO GALVAGNO – E ORMAI È FUORI DAI GIOCHI ANCHE TOTO’ CUFFARO...

report sigfrido ranucci giorgio mottola italo bocchino valter lavitola giorgia meloni - giampaolo rossi

DAGO-“REPORT” - MA LA RAI ALLA FIAMMA VUOLE VERAMENTE LIBERARSI DEL “SINISTRO” SIGFRIDO RANUCCI? – MESSO ALLO SPIEDO DA ANNI PER LE INCHIESTE DI “REPORT”, UNIDIREZIONALI CONTRO LA DESTRA DI GOVERNO, COME MAI L’AD DI TELE-MELONI, GIAMPAOLO ROSSI, NEL 2024 HA MANTENUTO NEL RUOLO DI VICEDIRETTORE AD PERSONAM L'''AMICO FRATERNO'' DI LAVITOLA? - MAGARI ROSSI NON VUOLE ESSERE ACCUSATO DI AVER EPURATO "IL PIÙ IMPORTANTE GIORNALISTA D'INCHIESTA DELLA TV PUBBLICA", BENCHE' SIA FINITO NEL VERMINAIO DEL PESCIVENDOLO DEL “CEFALÙ BISTROT’’? – SERPEGGIANO ALTRI RUMORS: ROSSI POTREBBE AVER RICEVUTO DIKTAT DA ALTRI PALAZZI A CUI RANUCCI, AL DI LÀ DELLE POLEMICHE E DELLE QUERELE, SERVE ED APPARECCHIA? – NON SOLO LAVITOLA: IL RAPPORTO AMICALE DI RANUCCI CON L'UBIQUO ITALO BOCCHINO - SALE IL CLIMA DI TENSIONE NELLA SQUADRA DI “REPORT” DOVE SONO IN MOLTI A CREDERE AL REINTEGRO DI “SIG”: E METÀ REDAZIONE È PRONTA A GIRARE I TACCHI…

roberto vannacci giannetta reggio calabria meloni salvini tajani occhiuto roscioli cannizzaro lotito

DAGOREPORT – LA CALABRIA NON È STATA LA SASSONIA, MA VANNACCI HA LANCIATO UN SASSO PESANTE – IL CENTRODESTRA HA AVUTO L’ORDINE DI ESULTARE PER LA VITTORIA DI FABIO ROSCIOLI ALLE SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA, EPPURE IL RISULTATO DI FUTURO NAZIONALE IN DOPPIA CIFRA HA SPIAZZATO LA MAGGIORANZA – L’OBIETTIVO ERA SUPERARE IL 60%, MA ROSCIOLI SI È FERMATO AL 51% IN UNA CITTÀ “BLINDATA” – L’11% DI GIANNETTA DIMOSTRA CHE L’EX GENERALE SI STA ORGANIZZANDO SUI TERRITORI, AGGIUNGENDO IL “VOTO STRUTTURATO” DEI CACICCHI LOCALI A QUELLO DI OPINIONE, CHE RIESCE A INTERCETTARE IN PRIMA PERSONA – A QUESTO PUNTO, PER GIORGIA INTERROMPERE L’ASCESA DI VANNACCI STA DIVENTANDO UN ROMPICAPO...

andrea stroppa elon musk beppe grillo

DAGOREPORT - PER CAPIRE IL SENSO DELL’INCONTRO TRA IL LUOGOTENENTE DI MUSK IN ITALIA, ANDREA STROPPA, E BEPPE GRILLO BISOGNA CAPIRE IL CONTESTO DELLA DESTRA “MAGA” – ARCHIVIATO IL TRUMPISMO, IN PATRIA THIEL E MUSK PUNTANO LE LORO FICHES SU JD VANCE. MA HANNO BISOGNO DI UNA RETE INTERNAZIONALE DI “SUPPORTO” – IL SUDAMERICA SE L’È INTESTATO THIEL (CHE FLIRTA CON L'ARGENTINO MILEI), MA L’EUROPA È TERRENO DI MUSK - IN GERMANIA IL FONDATORE DI TESLA HA TROVATO SODDISFAZIONE AIUTANDO I NEONAZISTI DI AFD - E IN ITALIA? DOPO IL ''TRADIMENTO'' SULL'AFFARE STARLINK DI MELONI, CON SALVINI ALLA FRUTTA E QUEL VANNACCI SU CUI ALEGGIANO DUBBI E SOSPETTI, ECCO CHE MUSK CHIEDE AL SUO REFERENTE STROPPA DI TASTARE IL TERRENO PER CAPIRE COME E QUANDO INTERVENIRE SULLO SCENARIO ITALIANO - ANCHE INCONTRARE QUEL VECCHIO GRILLO, CHE GRAZIE ALL'EMINENZA GRIGIA TECNO-VISIONARIA DI CASALEGGIO PORTO' IL M5S AL 33%, PUO' STIMOLARE QUALCHE IDEUZZA...

carlo freccero silvio berlusconi anni ottanta 80 tv mediaset

DAGOREPORT - SARÀ STATO UN BIGNÉ IN DOPPIOPETTO, UN FABBRICANTE DI MILIARDI INDAGATO-CONDANNATO-PRESCRITTO, UNO SCIUPAFEMMINE PIÙ VIBRANTE DI UN VIBRATORE, UN POLITICO CHE ALL’ETICA HA SEMPRE PREFERITO LA COTICA. SARÀ STATO QUELLO CHE È STATO RACCONTATO IN MIGLIAIA DI ARTICOLI, LIBRI, INCHIESTE, MA UNA COSA È CERTA: SILVIO BERLUSCONI HA INTUITO, CALCOLATRICE IN MANO, CHE LA VERA EGEMONIA NON ERA PIU' CULTURALE BENSÌ TELEVISIVA – LA GRANDE INTUIZIONE, MATRICE DEL BERLUSCONISMO ANCORA OGGI VIVO E VEGETO, È STATA LA SUA CAPACITÀ DI COMPRENDERE LO SPIRITO DEL TEMPO: DAL SINISTRISMO SI PASSA AL NARCISISMO, DAL NOI ALL'IO, DALLA SOMMOSSA DELLE BIERRE ALLA MOSSA DELLE PIERRE, DA LOTTA CONTINUA AL SUCCESSO DI BREVE DURATA, DAI CELLULARI AL CELLULARE, DALLA RIVOLTA A TRAVOLTA – UN BREVE E ILLUMINANTE SAGGIO DI CARLO FRECCERO: ''LA SINISTRA STENTA A CAPIRE QUESTA FONDAMENTALE MUTAZIONE DALLA CLASSE ALLA MAGGIORANZA, DAL POLITICO AL PRIVATO. IN QUESTO VUOTO IDEOLOGICO SI INSERISCE BERLUSCONI E IL BERLUSCONISMO - NON È PIÙ LA RAI A IMPORRE AL PUBBLICO LE SUE SCELTE PEDAGOGICHE, MA IL PUBBLICO STESSO A DETTARE LE SUE LEGGI ALLA PROGRAMMAZIONE. LA GENTE, DIVENTA PER LA PRIMA VOLTA CONSAPEVOLE DEL SUO VALORE, NON IN SENSO MORALE, MA ECONOMICO…” - VIDEO