MONTI FA SAPERE CHE HA IN AGENDA (SIC!) UNA TELEFONATA COL PREMIER INDIANO (PERCHE’ NON CI VA DI PERSONA, MAGARI LO ARRESTANO…)

Maurizio Caprara per "Il Corriere della Sera"

Il presidente del Consiglio Mario Monti, risulta al Corriere, ha in agenda per l'inizio di questa settimana una telefonata con Manmohan Singh, il primo ministro indiano che vede con un punto di vista opposto a quello del governo italiano il ritorno a Nuova Delhi dei marò accusati di aver ucciso due pescatori credendo fossero pirati. «Siamo felici del risultato», aveva commentato venerdì Singh sul rientro di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, avvenuto entro i limiti previsti dal permesso temporaneo di rimpatrio che a Roma si era deciso di ignorare prima di accorgersi di quanti danni in più avrebbe comportato.

Ieri l'ora dell'appuntamento telefonico non era fissata, ma salvo imprevisti dovrebbe essere al massimo nei prossimi giorni. Difficile che basti una telefonata a risolvere il contrasto tra i due Paesi su chi debba processare i due fucilieri di Marina. E' chiaro tuttavia che mantenere rapporti ad alto livello può essere utile a circoscrivere le dimensioni del contrasto tra un socio fondatore dell'Unione Europea e la terza economia dell'Asia. Peggiorare il clima non aiuterebbe i militari accusati di aver ucciso nel 2012, in mare, gli indiani Valentine Jelastine e Ajeesh Binki.

La scelta di non far partire i due marò per l'India, comunicata l'11 marzo dalla Farnesina prima della marcia indietro innestata da Palazzo Chigi, si doveva innanzitutto ai ministri di Esteri e Difesa Giulio Terzi e Giampaolo Di Paola, attesi domani nell'aula della Camera per un'informativa sul caso. I due membri del governo in carica per gli affari correnti dovrebbero incontrarsi domattina per concordare la linea da tenere, però a Montecitorio ieri non era ancora stato comunicato se interverranno entrambi.

Di certo non sarà compito facile quello di chi parlerà di fronte all'emiciclo in una delle prime sedute della XVII legislatura. Prima della correzione di rotta di giovedì, dolorosa per i fucilieri, lo zig-zag sul loro viaggio ha messo in dubbio il rispetto dell'intesa sul permesso di rimpatrio concesso dall'India. Dunque, l'affidabilità della parola data dall'Italia.

È da verificare se e come si imprimeranno segni di discontinuità. Le ipotesi di dimissioni del ministro degli Esteri di un governo dimissionario potrebbero esserne uno fin quando il successore non è in carica, e resta poco tempo. Seppure in termini che non suonano dolci, dal Pdl una dichiarazione denoterebbe volontà di non anticipare l'uscita dell'attuale titolare dalla Farnesina. «Terzi ha mostrato incapacità che superano il limite tollerabile. Ma la mortificazione dell'Italia e dei nostri militari è colpa dell'intero esecutivo», ha affermato Maurizio Gasparri.

A New Delhi, autorizzati in gennaio dal ministero degli Esteri indiano, otto dipendenti locali dell'ambasciata d'Italia hanno denunciato il datore di lavoro per bassi stipendi. Il ministro della Difesa Arackaparambil Kurien Antony ha rivendicato che il ritorno dei marò si deve a un «atteggiamento fermo». A quanto appreso dal Corriere, gli accordi con New Delhi sul rientro dei due prevedevano che le voci ufficiali non avrebbero alzato il rumore del contrasto. Non è così.

Il sottosegretario agli Esteri Staffan de Mistura, che sabato chiedeva ai fotografi di rispettarne la privacy, ha accompagnato i marò a messa, poi Latorre ha detto al Tg1: «Siamo militari (...). Sappiamo obbedire». Le uscite pubbliche non vengono lasciate al caso mentre il nervosismo tra i militari induce generali a elogiare i due fucilieri, al centro di procedimenti giudiziari anche in Italia, per condotte da Latorre stesso giudicate doveri. «Un esempio per tutti noi», ha detto dei due da Herat il capo di Stato maggiore dell'Esercito Claudio Graziano. «Ogni uomo e donna dell'Aeronautica militare si sente oggi Massimiliano e Salvatore», secondo lo Stato maggiore dell'Aeronautica.

 

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