milano panorama

BENVENUTI ALLA MILANO DA STRABERE: PIL RECORD E POLO DELLA RICERCA – NELLA CITTA’ TORNA IL DINAMISMO DEGLI ANNI '80, PRE-TANGENTOPOLI – L’EDITTO DEL 1018: “CHI SA LAVORARE VENGA A MILANO, E CHI VIENE A MILANO È UN UOMO LIBERO”

 

Mattia Feltri per la Stampa

 

«Ci eravamo chiusi in casa, avevamo chiuso in casa i muscoli e la mente», dice Paolo Pillitteri. E ora: guardatevi intorno, com' è lontano il Novecento, quell' ultimo decennio del secolo e della grande vergogna di Milano, la città dove le luce s' era spenta e si viveva nella penombra della depressione e del senso di colpa.

PILLITTERI CRAXI 3PILLITTERI CRAXI 3

 

L' ultimo libro di Pillitteri si chiama «Tutto poteva accadere» , la biografia della city of lights degli Anni Ottanta, di cui lui era il sindaco socialista, rutilante di bellezza e di ricchezza e delle mille cose da fare di giorno e di notte, al lavoro e dopo, così piena della sua meraviglia da ignorare la malattia: il senso d' onnipotenza, una misura troppo disinvolta di sé, la corruzione elevata a codice.

 

«Eravamo la capitale morale, diventammo la capitale delle tangenti», dice Pillitteri. Non si muoveva più pietra né si investiva un soldo, con tutti quegli occhi addosso, risentiti e accusatori. «E' stata una botta, una botta tremenda», dice Sergio Dompé, fondatore della Dompé Biotec , che nel silenzio prende il largo proprio in quei cupi Novanta, farmaceutica e biotecnologie, e oggi è piantata nell' ombelico del mondo con partnership ovunque, specialmente negli Stati Uniti. «In quel decennio abbiamo perso capitali enormi», dice.

SERGIO DOMPE SERGIO DOMPE

 

«Soltanto nel mio settore, penso alla Carlo Erba che era della Montedison , di Raul Gardini, indagato e morto suicida nel '93». La Carlo Erba passò prima a Kabi Pharmacia, poi a Johnson&Johnson. Ma non si può indugiare più di tanto. La depressione è andata via, e il malato non parla volentieri della malattia da cui è guarito. «Fu una botta, ma abbiamo smesso presto di piangerci addosso. Se continui a raccontartela poi la fai peggio di quello che è», dice Dompé.

 

«Già alla fine del decennio Milano aveva ripreso a fare quello che sa fare. Cioè fare», dice Pillitteri. Vichi Festa, saggista, romanziere, vecchio comunista, poi condirettore del Foglio di Giuliano Ferrara, conosce Milano come sé. Ha sempre preferito l' analisi alla suggestione: «C' è stato un elemento psicologico e un elemento politico e hanno pesato allo stesso modo. Mani pulite, sotto l' aspetto politico, ha rappresentato due sciagure. Prima, lo scardinamento della classe dirigente, soprattutto quella socialista che, oltre tante manchevolezze, era il punto di contatto fra popolo ed élite, e fra amministrazione, imprenditoria e cultura. Seconda, lo spostamento della finanza a Brescia, essenzialmente, dell' edilizia a Torino, della politica a Roma. Ecco le ragioni dello sbandamento. Ma non è durato a lungo».

RAUL GARDINI1RAUL GARDINI1

 

Nel venticinquennale di Mani pulite, e nella distrazione degli affezionati alla rievocazione del male, Milano produce il 10 per cento del Pil nazionale, il Pil pro capite è di 45 mila euro, quasi il doppio della media nazionale (24 mila euro), ospita circa tremila multinazionali, un terzo di tutte quelle presenti in Italia, che impiegano quasi 300 mila dipendenti, la disoccupazione giovanile è al 22 per cento contro la media nazionale del 35, le transazioni immobiliari crescono del 20 per cento ogni anno, dal 2010 al 2015 sono arrivati 7,3 milioni di turisti, con una crescita superiore a quella di Parigi e Londra, e nelle grandi città europee inferiore solamente a quella di Berlino.

 

Le cifre non tengono conto di Expo, che nel breve può essere giudicata come si vuole, ma nel lungo è quello che in economia si definisce un volano: le stime indicano un ulteriore aumento di turisti del 10 per cento nel 2016. Numeri spettacolari e riassumibili in uno: Milano è la quarta economia europea per crescita. Il tutto prodigiosamente immerso nella nebbia del Paese.

antonio di pietro magistratoantonio di pietro magistrato

 

Alla fine degli Anni Novanta e all' inizio del decennio successivo, spiega Festa, il sindaco Gabriele Albertini rimette giù le basi della struttura sociale. «Riparte in asse con la Confindustria di Antonio D' Amato per riconnettere l' amministrazione alle imprese. L' uomo centrale è Stefano Parisi, prima city manager di Albertini, poi direttore generale di Confindustria. In un anno nasce Milano city, il trasferimento della Fiera a Rho-Pero. In Regione, Roberto Formigoni crea un sistema integrato pubblico privato aiutando a far emergere eccellenze della ricerca privata come la Maugeri e il San Raffaele e intanto prepara un progetto d' integrazione del pubblico più avanzato (Niguarda, Besta, Isituto Tumori e Sacco) che deve ancora tradursi in pratica, ma indica una via nuova».

gabriele albertinigabriele albertini

 

E di tutto questo sui giornali rimangono soltanto le cronache giudiziarie, tangenti e ruberie, ma da lì si arriva sino a Human Technopole, centro dedicato alla medicina predittiva che sorgerà all' interno dell' area Expo, e alla Città della Salute a Sesto San Giovanni, nell' area della Falck, per cui Milano diventa il più importante centro di ricerca d' Italia e fra i principali d' Europa, in attesa di spuntarla nell' affare dell' Agenzia europea del farmaco.

 

La scorsa settimana, il governatore Roberto Maroni e il sindaco Beppe Sala sono andati a Londra, che smantella le istituzioni comunitarie dopo la Brexit, per offrire la nuova sede. Se l' agenzia sceglierà l' Italia, e le speranze sono solide, Milano sarà la capitale europea della ricerca farmaceutica, con altre assunzioni, altri 140 mila visitatori l' anno. «Quando ho visto Maroni e Sala a Londra, in teoria così diversi, ho detto: fantastico», dice Dompé.

 

fedele confalonierifedele confalonieri

E adesso ci arriviamo, ma prima bisogna dare la parola a Fedele Confalonieri, gran milanese, per recuperare qualche coordinata: «Mani pulite è stata pesante, ma non poteva essere un' inchiesta giudiziaria, per quando devastante, a cambiare il carattere di Milano. Ripenso sempre al mio amico Gioann Brera che mi raccontava di Ariberto da Intimiano, il vescovo che nel 1018 promulgò un editto che più o meno diceva così: chi sa lavorare venga a Milano, e chi viene a Milano è un uomo libero. Ripenso alla Milano del socialismo riformista di Filippo Turati, all' attenzione alle istanze sociali del cardinale Andrea Carlo Ferrari. I miei nonni erano uno prestinaio e uno elettricista, sono nato all' Isola, dove è nato anche Silvio Berlusconi, e adesso l' Isola è il posto dei grattacieli. Milano è viva, è laboriosa, si rinnova sempre. Trent' anni fa era la Milano del terziario, dell' editoria, della tv, della moda nascente, adesso ancora moda, e poi il lusso, sanità, nuove tecnologie. Davvero qualcuno può essere stupito?».

MILANO DA BERE 2017MILANO DA BERE 2017

 

E torniamo a Dompé, che ci spiega la novità nel modo di fare impresa: «Dalla logica della quantità si è passati alla logica della connessione. Milano è la città delle start up che stanno costruendo un sistema (nel 2013 c' erano 217 start up innovative, nel 2016 erano circa ottocento, ndr).

 

Oggi, quando si avvia un' azienda, ci si chiede come entrare nel network, in una logica per cui uno più uno non fa due ma tre. Come se ogni nuova azienda innestasse su una pianta un ramo che produce gemme diverse. Per questo, quando ho visto Maroni e Sala insieme a Londra, ero entusiasta: è la connessione, è fare sistema, significa portare Milano nel mondo».

 

Poi le difficoltà non mancano. Il grande imbarazzo di Milano è di non accontentarsi di essere una città italiana evoluta e di non essere ancora come Londra o Hong Kong. «In un chilometro quadrato ci sono le prime tre banche del paese, Unicredit, Intesa e Banco Bpm dopo la fusione d' inizio anno.

 

MILANO DA BERE ANNI 80MILANO DA BERE ANNI 80

Ci sarà Unipol, la prima compagnia di assicurazione d' Italia, con la seconda e la terza, Generali e Allianz, che hanno appena ultimato i loro grattacieli. Ci sono le principali banche d' affari del mondo, Ubs, Deutsche bank, Goldman Sachs, Rotschild, Jp Morgan. Eppure nella finanza non siamo ancora abbastanza competitivi», dice Gabor David Friedenthal, managing director per l' Italia di Zeb consulting, società europea di consulenza specializzata in financial services.

 

La svolta, dice Friedenthal, sarebbe l' arrivo (sempre da Londra, sempre Brexit) di Euroclearing, il mercato dei derivati in euro: «Milano compete con Parigi e Francoforte, siamo sfavoriti, ma le nostre possibilità si basano sul fatto che Lch Clearnet, la società che gestisce Euroclearing, appartiene alla Borsa londinese il cui gruppo controlla quella italiana, e non a quella di Francoforte. E Parigi fa paura per i ripetuti attacchi terroristici». Euroclearing porterebbe un Pil aggiuntivo di 30 miliardi l' anno e diecimila posti di lavoro specializzati, un' enormità.

 

milano da bere nasce con la pubblicitamilano da bere nasce con la pubblicita

Finanza, derivati, banche d' affari, multinazionali: tutte parole che sono il lupo cattivo della mitologia moderna, ma intanto Milano è volata da un' altra parte, in un' altra dimensione, fa denari, è dentro il suo tempo, in Europa, in Asia coi cinesi che si prendono le squadre di calcio. Maroni, dopo Londra, è andato nella Silicon Valley per chiudere accordi con Ibm sul centro Watson Health che monitorerà l' intera sanità lombarda e con Airbnb per un nuovo impulso al turismo. E poi naturalmente si dirà, e si deve dire, che non tutta Milano ha le macchinette contasoldi, come in centro città, dove i cinesi vengono a comprare in contanti borse da seimila euro. Che ci sono le Case Bianche, Gratosoglio, Quarto Oggiaro, le periferie povere. «Luoghi periferici che non sono all' altezza di Milano», dice Pillitteri.

 

giambellino perquisizionigiambellino perquisizioni

C' erano anche ai suoi tempi. «Ogni grande città ha periferie degradate, ma non è un buon motivo per non lavorarci sopra». Aiuta che Milano abbia cinque linee della metropolitana, sei con il passante ferroviario, che Sala abbia tenuto la prima seduta della sua giunta al Giambellino, che il museo/fondazione Prada abbia sede in largo Isarco, periferia Sud della città, diventata subito una delle aree più ambite, che a Nord la Bicocca era una zona industriale poi abbandonata e intristita, e da anni trasformata nel grande polo universitario lombardo.

 

sala maronisala maroni

Ancora non basta: niente basta mai. I prezzi di Milano sono molto alti. Qualcuno, non pochissimi, si accontenta di girare col naso all' insù, a godere della rifioritura di una città internazionale. Conta molto che i milanesi siano tornati orgogliosi. Conta moltissimo che stavolta Milano non si tirerà dietro l' Italia («perché questo è un mondo in connessione, Milano si tirerà dietro solo chi parlerà questa lingua», dice Dompé).

 

Conta, più di tutto, che Milano ha ritrovato la sua élite, dove l' élite è il sindaco, il banchiere, il medico, e sei hai bisogno di pane élite è il fornaio, e il calzolaio se devi risuolare la scarpe. Da lavorare c' è. «La politica conta, ma conta soprattutto la società, quando sa muoversi tutta insieme», conclude Pillitteri dalla sua Milano, dove tutto poteva accadere, e tutto accade.

 

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