FINCHÉ IL BARCONE VA, AFFONDALO - NELLA RISOLUZIONE DELL’ONU SULLA LIBIA CI SAREBBE L’OK A COLPIRE I BARCONI NEI PORTI: “E’ USO LEGITTIMO DELLA FORZA” - SE LE TRUPPE SPECIALI AVESSERO BISOGNO DI SCENDERE SUL SUOLO LIBICO, POTRANNO FARLO

Paolo Mastrolilli per “la Stampa”

 

rodi barcone di immigrati affonda dopo aver colpito gli scoglirodi barcone di immigrati affonda dopo aver colpito gli scogli

La risoluzione Onu sulla Libia, che «La Stampa» può anticipare nei dettagli, invoca il Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite per consentire tre tipi di operazioni militari: nelle acque internazionali, nelle acque territoriali di Tripoli, e nei porti, con la possibilità quindi di scendere a terra, se fosse necessario per rendere inutilizzabili i barconi.

 

La Russia non ha minacciato finora di bloccarla col veto, ma il negoziato è complesso e il voto potrebbe slittare a giugno. Questo mentre il presidente Obama e i Paesi del Golfo Persico, riuniti a Camp David, avvertono: «Non c’è soluzione militare per i conflitti in corso nella regione».

 

IL COLLEGAMENTO

soccorritori a rodi del barcone di immigratisoccorritori a rodi del barcone di immigrati

Il testo, ancora in via di elaborazione, è molto breve, sulle tre pagine. Dopo i preamboli di rito, dice che esiste un collegamento diretto fra il traffico degli esseri umani, la sicurezza e la stabilità della Libia. Sottinteso che terroristi e fazioni in lotta ne approfittano. Questo è il passaggio chiave per invocare il Capitolo VII, che permette di usare la forza e superare la soglia di una missione umanitaria. Detto ciò, individua con precisione l’ambito geografico dell’intervento, chiarendo che le unità navali potranno operare nelle acque internazionali, in quelle territoriali libiche, e anche nei porti.

 

Non si parla di un intervento di terra, ma se le truppe speciali avranno bisogno di scendere per rendere inutilizzabili i mezzi dei trafficanti, saranno autorizzate a farlo. La versione originale degli italiani conteneva la parola «destroy», distruggere, ma si è scontrata con l’opposizione non solo dei russi, ma anche degli americani, che favoriscono una risoluzione limitata al problema migrazioni.

canale sicilia barconecanale sicilia barcone

 

Quindi è stata tolta, e l’Alto rappresentante per la politica estera, Federica Mogherini, ha chiarito la modifica quando ha detto che lo scopo dell’intervento è «destroy the business model», cioè distruggere il modello operativo dei trafficanti, non bombardarli dall’aria. Ora si cerca il linguaggio alternativo accettabile per tutti, sulla linea del verbo «dispose», eliminare, anche se non è ancora questo il termine prescelto. Il comando italiano viene dato per scontato, ma anche la Gran Bretagna, oltre a Francia, Spagna e Malta, ha una nave militare che già opera nella zona per i soccorsi ed è disposta a partecipare.

 

IL NODO DEI RIFUGIATI

L’altra questione fondamentale è il trattamento dei migranti che verranno fermati. Rispetterà le leggi internazionali, e quindi non potranno essere rimandati indietro. Su questo è d’accordo anche Londra, che separa la discussione sulla risoluzione da quella sulle quote di rifugiati che ogni Paese Ue dovrà accettare.

 

barcone di immigrati foto di Massimo Sestini per Marina Militarebarcone di immigrati foto di Massimo Sestini per Marina Militare

La Russia vuole evitare che si ripeta il 2011, quando la risoluzione per aiutare i civili libici venne usata per rovesciare Gheddafi, e quindi chiede un linguaggio in cui sia chiaro che l’intervento è consentito solo per contrastare il traffico. Per il resto, il futuro del Paese è ancora affidato al mediatore Onu Leon, che ha inviato una proposta di governo di unità nazionale alle parti in lotta, ha ricevuto le risposte, e sta per rimandare loro una versione corretta. Leon e la Mogherini sono coinvolti anche nel negoziato con le autorità locali per la risoluzione.

 

Essendo basata sul Capitolo VII, sul piano legale non avrebbe bisogno del via libera del Paese interessato. I partecipanti però non vogliono dare l’impressione di invadere, e quindi stanno discutendo con il governo in esilio di Tobruk l’invio di una lettera che inviti l’intervento. Il problema è gestire il rapporto con l’esecutivo islamico di Tripoli, che controlla le coste da dove partono i barconi.

 

IMMIGRATI LAMPEDUSA IMMIGRATI LAMPEDUSA

Tobruk non vuole che l’Onu dia ai suoi avversari un riconoscimento formale, ma almeno sul piano dell’implementazione servirà che Tripoli dia il proprio assenso. La risoluzione comincerà a circolare la settimana prossima, e la speranza è farla approvare entro maggio. A causa di questi problemi negoziali, però, il voto probabilmente slitterà a giugno.

 

 

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