1. IL RISVEGLIO TARDIVO E INUTILE DI PREITI (“COSA HO FATTO?”), CHE HA BRUCIATO VITA E FAMIGLIA AL VIDEOPOKER, CHIUDE IL CASO E NE APRE UN ALTRO: CHI SARÀ IL PROSSIMO “LUPO SOLITARIO” INCOMPRESO E LOGORATO A USCIRE DI CASA E PREMERE IL GRILLETTO? 2. LA CRISI È REALE MA PER MOLTI DIVENTA UN ALIBI PER TRASFORMARE LE DEBOLEZZE IN MARTIRIO. LA MOGLIE LASCIÒ PREITI PER IL VIZIO DEL GIOCO, IL ‘PALAZZO’ C’ENTRA POCO 3. LA POLITICA “S’INDIGNA E S’IMPEGNA”, E DAVANTI ALLA FOLLIA OMICIDA SI AUTOASSOLVE INVOCANDO “TONI BASSI”, BARRICANDOSI NEL FORTINO DI SCORTE E AUTO BLU 4. MA LE VITTIME DEI KILLER IMPROVVISATI SONO PERSONE NORMALI: MILITARI, IMPIEGATI DI EQUITALIA, DIPENDENTI PUBBLICI, BAMBINE DI BRINDISI, IMMIGRATI SENEGALESI

1 - SPARI P.CHIGI: PREITI,NON POTEVO MANTENERE MIO FIGLIO
(ANSA) - 'Non potevo più mantenere mio figlio, ero disperato". Così in cella Luigi Preiti ripete agli agenti penitenziari che lo sorvegliano quasi a volersi giustificare dal terribile gesto. Chi lo ha visto lo descrive come un uomo 'spaurito, con lo sguardo perso nel vuoto'. Preiti alterna questi sfoghi a lunghi silenzi.

2 - SPARI P.CHIGI: PREITI DISPERATO, COSA HO FATTO?
(ANSA) - "Cosa ho fatto?. Non lo so. Non so spiegare". Questo, secondo quanto si apprende, continua a ripetere agli agenti penitenziari che lo sorvegliano Luigi Preiti, l'uomo che ieri ha sparato contro due carabinieri davanti palazzo Chigi. Da ieri sera si trova nel carcere di Rebibbia, in isolamento, sorvegliato con una telecamera.

3 - SPARI P.CHIGI: SORELLA PREITI, POLITICA HA LE SUE COLPE
(ANSA) - "Luigi è sicuramente una persona disperata, ma questo non può giustificare assolutamente quello che ha fatto. Sono convinta, però, che anche la politica ha le sue colpe e dovrebbe riflettere su quanto è accaduto". Lo ha detto Girolama Preiti, sorella di Luigi, il muratore di Rosarno che ha ferito ieri due carabinieri davanti Palazzo Chigi.

4 - SPARI P.CHIGI: A PADOVA SCRITTA INNEGGIANTE A LUIGI PREITI
(ANSA) - La Digos della questura di Padova sta investigando su una scritta inneggiante a Luigi Preiti, il muratore di origine calabrese che ieri ha ferito gravemente a colpi di pistola due carabinieri di fronte a palazzo Chigi. La scritta a caratteri cubitali "Luigi Preiti sei uno di noi, pagherete caro", seguito da una A cerchiata malamente è stata infatti notata da alcuni passanti alle prime ore del mattino in riviera Ponti Romani, strada di accesso al centro storico, alle spalle del rettorato dell'Università di Padova.

5 - Da "repubblica.it" - L'ex moglie. "Chiedo scusa a tutti, soprattutto ai due carabinieri feriti e alle loro famiglie". Dopo il fratello Arcangelo, anche l'ex moglie di Luigi Preiti, Ivana Dan, si scusa con le vittime di quello che per lei è stato un gesto di follia. "Il nostro rapporto è finito per motivi personali legati a un vizio sbagliato (il videopoker n.d.r.). Non è una persona violenta e non ha mai fatto del male a me o al bambino. Avevamo un rapporto civile, lui telefonava e parlava con il bambino.

Sono sicura che ha capito di aver sbagliato. L'arma? non posso sapere nulla, viveva in Calabria. Io sto qua da anni con un nuovo compagno e Luigi era contento di questo visto che c'era qualcun altro che si prendeva cura del figlio come un padre. Lui ama suo figlio. Non era turbato da questa cosa. Problemi mentali? Assolutamente no, poi se è caduto in depressione non lo posso sapere. Il gioco? è il problema che ci ha portato alla separazione", ha detto Ivana Dan al Tgcom24.

6 - SOLI, RABBIOSI E IMPREVEDIBILI: LA MINACCIA DEI LUPI SOLITARI
Gian Micalessin per "il Giornale"

Sono soli, feroci e pieni di rabbia. Vivono nel sottobosco di un paese in crisi, nascosti tra le pieghe di un'indifferenza che li rende invisibili.


Sono i nuovi lupi solitari. Scoprirli è impossibile perché non hanno né complici, né confidenti, né strutture. E quando decidono di colpire lo fanno senza preavviso e senza logica. Per questo rappresentano il peggior pericolo non solo per istituzioni e forze dell'ordine, ma anche per tutti i comuni cittadini. L'azione di Luigi Preiti né è l'esempio. La sua rabbia, il suo risentimento covano da mesi. Ad accenderle sono state la crisi matrimoniale e la perdita del lavoro. Ma su quelle braci Luigi Preiti ha gettato la benzina di rabbia e voglia di vendetta.

Nessuno può intuirlo. Il Preiti furioso è un individuo scomparso dal radar di affetti e rapporti sociali. Con la moglie ha relazioni formali, con gli altri famigliari contatti radi e superficiali. E non ha più né amici, né compagni di lavoro con cui dialogare. Convive solo con il mondo chiuso delle proprie ossessioni. Per uscirne non gli resta che un gesto esemplare con cui mettere fine alla propria esistenza e suscitare al tempo stesso l'attenzione incredula e stupita di un mondo colpevole d'averlo, a suo dire, ignorato e sottovalutato.

Ma l'unico testimone del processo che porta Luigi Preiti all'azione è lui stesso. Gli eventi lo dimostrano. L'ora e il luogo dell'azione sono imprevedibili perché strettamente sintonizzati con la cronaca. Preiti si considera un giustiziere e vuole colpire la politica che sembra potersi rialzare. Sceglie di agire solo quando apprende che il giuramento dei ministri si svolgerà domenica mattina. Nel portare a termine l'azione c'è però un'assoluta imprevedibilità. Concentrato sul compiere un gesto eclatante, Preiti non studia tempi e luoghi.

Tenta di accedere a Palazzo Chigi, ma si fa fermare mentre i ministri sono ancora al Quirinale e il giuramento è ancora in corso. Per riparare a quella svista reagisce come un attentatore suicida, spara sul primo obbiettivo disponibile, tenta di uccidere due divise simbolo delle istituzioni da cui si sente tradito. Nel farlo rischia di abbattere anche una donna incinta vittima inconsapevole della sua rabbia cieca ed esibizionista. Proprio questo danno collaterale prova come Preiti sia una bomba innescata, una minaccia capace di colpire chiunque.

Il suo non è però un caso isolato. L'Italia piegata dalla crisi economica, sfiduciata dalla politica assiste da 16 mesi al germinare di pericolosi lupi solitari. Il primo caso è del dicembre 2011, quando il 50enne Gianluca Casseri scatena una caccia al senegalese tra le bancarelle del mercato di Firenze uccidendo due extracomunitari e ferendone un terzo a colpi di 357 magnum. Casseri è un estremista di destra, ma è anche un fallito irrisolto che vede negli immigrati la causa dei propri insuccessi politici, sociali e personali.

Appena 5 mesi dopo nel maggio 2012 arriva il sequestro degli impiegati dell'Ufficio Esatri di Romano di Lombardia messo a segno da Luigi Martinelli. Quel sequestro risolto pacificamente grazie all'intervento dei carabinieri diventa il simbolo dell'esasperazione dei piccoli imprenditori vessati dal fisco. Ma proprio il suo carattere simbolico e al tempo stesso violento minaccia di generare immediate repliche.

La conferma arriva il 6 marzo di quest'anno quando Andrea Zampi, piccolo imprenditore 43enne, uccide a colpi di pistola due impiegate della Regione di Perugia colpevoli di avergli notificato il mancato accreditamento della sua impresa di formazione. Due impiegate innocenti trasformate - come i carabinieri feriti ieri - nel simbolo delle istituzioni da cui il lupo solitario, nascosto tra le nostre case e le nostre città, si sente abbandonato e tradito.

Maggio 2012: l'imprenditore irrompe all'Agenzia delle entrate nel Bergamasco e sequestra un impiegato per ore

Maggio 2012: esplosione davanti a una scuola a Brindisi, muore una ragazza. Reo confesso, è l'unico imputato

Marzo 2013: l'imprenditore irrompe negli uffici della Regione Umbria a Perugia e uccide due impiegate. Poi il suicidio

Dicembre 2011: Casseri, 50 anni, spara su un gruppo di ambulanti senegalesi a Firenze e ne uccide due. Poi si toglie la vita

 

 

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