maroni e di pietro

E TONINO RESTO’ SENZA PAGHETTA - RITIRATA LA NORMA CHE AVREBBE PERMESSO A DI PIETRO DI GODERE DEI 60 MILA EURO DI STIPENDIO L’ANNO COME PRESIDENTE DI PEDEMONTANA - FALLITO IL TENTATIVO DELLA GIUNTA MARONI DI AGGIRARE LA LEGGE CHE VIETA AI PENSIONATI DI OTTENERE NUOVE RETRIBUZIONI PUBBLICHE - L’EX PM PRONTO A LASCIARE: “IL LAVORO SI PAGA”

Pierpaolo Lio e Andrea Senesi per “il Corriere della Sera”

 

DI PIETRODI PIETRO

Antonio Di Pietro resta senza stipendio. Da presidente di Pedemontana, società autostradale che fa capo a Regione Lombardia, non potrà beneficiare dei 60 mila euro annui previsti come stipendio. Il tentativo della giunta di aggirare la legge che vieta ai pensionati di ottenere nuove retribuzioni pubbliche è fallito. L'emendamento al bilancio è stato ritirato. Troppe polemiche, anche nella maggioranza di centrodestra. In particolare da Forza Italia, che non ha mai perdonato il nemico, né digerito la sua nomina.

 

Ora il timore è che Tonino possa fare un passo indietro. Alla parola dimissioni, Di Pietro sospira e misura le parole: Quando sono arrivato ho fatto mettere a verbale del cda che, in assenza di una deroga alla legge, non avrei ritirato lo stipendio che la società mette a disposizione.

 

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Ho lavorato quindi sei mesi senza percepire un euro. Ho fatto, diciamo così, il servizio civile, dopo aver fatto da ragazzo 15 mesi di militare. Ma il servizio civile ha un inizio e una fine. E nessuno è insostituibile. Le professionalità vanno retribuite, aggiunge. Anche se alla Pedemontana, l'ex eroe di Mani Pulite ci si era quasi affezionato. E persino le opposizioni riconoscono alla sua gestione un cambio di passo manageriale.

 

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Di Pietro era stato voluto a sorpresa, anzi praticamente imposto ai suoi, dal governatore Roberto Maroni per risollevare una società che è un buco nero che inghiotte milioni di euro di garanzie pubbliche davanti alle banche creditrici. Tanto che ieri la Regione è dovuta correre ai ripari con una nuova garanzia ventennale da quasi mezzo miliardo. L'opera va terminata, raccomanda Di Pietro. Guai a lasciarla a metà. Per le casse pubbliche sarebbe un salasso ancora peggiore. Nel progetto ha sempre giurato di crederci, fin dai tempi in cui era ministro ai Trasporti. L'avevo avviata io, ha più volte ricordato.

MARONI E DI PIETRO   MARONI E DI PIETRO

 

Il polverone sollevato sul suo stipendio l'ha però lasciato amareggiato. Il blitz della giunta a trazione leghista si è scontrato con le resistenze dell'alleato forzista, i mugugni di parte del Carroccio e lo stop delle minoranze. Ha già la pensione e il vitalizio parlamentare, una deroga sarebbe una presa in giro per i cittadini, avverte il M5S. Il Pd, che pur gli riconosce meriti gestionali, contesta la legittimità dell' operazione pensata per aggirare la legge.

 

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È una legge sbagliata che va modificata profondamente - taglia corto Di Pietro - perché penalizza le professionalità e rischia di essere controproducente per le stesse istituzioni che con questa norma sono costrette a rinunciare a fior di professionisti. Quanto alla deroga inventata dalla Regione, l' ex pm si difende: Lavoro notte e giorno ma non ho chiesto nulla. Posso però ringraziare presidente e giunta per la sensibilità dimostrata. Ripeto: è stato il mio servizio civile. Come tutte le cose ha un inizio e una fine.

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